martedì 30 dicembre 2008

Tale gioia potrebbe essere la stessa che mi aspetterei se mai mi dovesse capitare di stare in Paradiso




Tale gioia potrebbe essere la stessa che mi aspetterei se mai mi dovesse capitare di stare in Paradiso
di Antonio Bruno
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Il clima natalizio nella Città di Lecce gustato grazie all’occasione del concerto della Corale “G.P. Da Palestrina” con il suo“Hodie Christus Natus Est”- concerto polifonico natalizio, con raccordi di pastorali e pifferate della più antica tradizione organistica, nella Basilica di Santa Croce di Lecce.
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Oggi a Lecce, la vicina Lecce, l’amata Lecce. Senza Lecce San Cesario non sarebbe di Lecce e quindi c’è una continuità anche culturale tra città e paesello oltre che vicinanza geografica perché Lecce dista da San Cesario appena 5 chilometri.
Oggi io, mia moglie e mia figlia abbiamo percorso le strade del centro, abbiamo ammirato le luci i colori e il freddo penetrante di questa antivigilia di Capodanno.
L’occasione c’è l’ha data la Corale “G.P. Da Palestrina*” che con il suo“Hodie Christus Natus Est”- concerto polifonico natalizio, con raccordi di pastorali e pifferate della più antica tradizione organistica, concerto che si è tenuto nella Basilica di Santa Croce. Tale evento ci ha fatto abbandonare il bel calduccio di casa per affrontare invece il freddo penetrante di ieri sera che ha costretto mia moglie all’acquisto di un paio di guanti per la nostra piccola in maniera da difendere le sue manine delicate dal freddo.
Ed è proprio la passione di mia figlia, che l’ha vista protagonista nel coro della scuola di una bella messa cantata che è stata celebrata nella Chiesa di Sant’Antonio a Fulgenzio e in cui, la brava Maestra Dora Garzia di San Cesario di Lecce, ha curato la parte dei canti mettendo su un coro con bambini delle elementari; che ha informato questa nostra escursione leccese alle 20.00 della sera del 30 dicembre 2008.





Il clima è quello giusto, la semi ellissi dell’Anfiteatro Romano di Lecce una volta usato per i giochi gladiatori (chiamati anche munera) e per le venationes, ovvero gli scontri tra gladitori (o uomini vestiti come essi) e animali, tra cui figuravano tigri, leoni, orsi, coccodrilli, rinoceronti oggi pieno di pupi che formano il presepe e proprio nella grotta con la Madonna, San Giuseppe e Gesù bambino ecco un bel gatto che scava con le sue zampette, nascosto dietro alla greppia, una buca che dovrà servire a contenere i suoi bisogni.
Ma poi questo clima lunare con le luci delicate come una nebbiolina che fanno apparire il bel Palazzo Carafa come la residenza dello Zar, il Palazzo del potere leccese come un bell’edificio della Russia in cui la neve è sostituita da questo splendido effetto delle luci.
Guardo in alto e noto nel resto della piazza quell’insistente pioggerella ottenuta sempre dagli effetti delle luci unitamente all’alone bluastro dato dalle lampadine contenute nei lampioni di Piazza Sant’Oronzo.
Insomma ancora non avevo ascoltato nemmeno un corale natalizio eppure, io e la mia famiglia, ci siamo trovati immersi in una realtà suggestiva che ha fatto tremare i nostri cuori e non solo per il freddo.
Mentre mia moglie era all’interno di un noto negozio di Via Templari per l’acquisto dei guanti per la mia bambina, io ho approfittato del tempo, che sapevo già non sarebbe stato breve, per entrare in quello che è stato il contenitore dei miei sogni della Befana (sarebbe meglio dire dei regali che allora portava solo la Befana) ovvero l’UPIM. Ricordo perfettamente le ore che passavo di fonte all’allora scaffale dedicato ai giocattoli (oggi ci sono interi reparti pieni zeppi di giocattoli per tutto l’anno). Io guardavo tutto sapendo di non poter avere nulla di tutto ciò che osservavo. Ma la mia mente toccando o solo guardando quei balocchi percorreva traiettorie che sono assolutamente imprevedibili per te che mi leggi. Traiettorie improbabili e vertiginose che mi portavano sin sulle vette della mio profondo. Ieri ho potuto di nuovo gustare l’ampiezza di quegli ambienti, rivedere una ad una le bellissime signorine “commesse” di allora.
Ricordo ancora quella bellissima, oserei dire splendida, che era nel reparto dei dischi, una donna che promoveva la musica tanto quanto la corale che da li a poco avrei ascoltato.
Io restavo incantato a guardarla e in quegli anni ho potuto apprezzare la discrezione e l’assoluta mancanza di qualunque forma di civetteria di quella donna che pur accorgendosi delle attenzioni non esprimeva alcunché potesse sollevare il nostro imbarazzato sguardo di ammiratori.
L’emozione di entrare in quel posto è stata davvero fortissima a tal punto da sbiadire le opere esposte dagli artisti che in questi giorni hanno occupato quegli spazi intrisi di ricordi.
Parlano di archeologia industriale e non si occupano dell’archeologia commerciale come se quest’ultima non susciti, quanto e più dei luoghi di lavoro, testimonianze di un modo di vivere ormai scomparso.
Esco dall’UPIM e mi ritrovo in Via Templari e nonostante la mia visita sia durata un bel po’ di mia moglie ancora nessuna traccia.
Entro nel noto negozio di abbigliamento per bambini e la trovo intenta a staccare i due bei guantini acquistati di fresco e finalmente la vedo salutare le signorine di oggi (nulla a che vedere con quelle signorine dell’UPIM della mia adolescenza simile a quella del compianto attore Alessandro Momo dei film di Salvatore Samperi Malizia o Peccato veniale).
Eccoci raggiungere l’incrocio con Via Matteotti e imboccare finalmente Via Umberto I quella del Palazzo dei Celestini e della Basilica di Santa Croce dove si sarebbe, da li a poco, tenuto il concerto.
Entriamo all’interno della Basilica tutta piena. Continuiamo a procedere sin fino all’altare dove dopo il confessionale a destra ecco che io trovo tre sedie e dopo averle disposte alla seconda fila a destra dell’altare io e le mie due dolci compagne di viaggio (mia moglie e mia figlia) ci siamo seduti attendendo che il concerto avesse inizio.
Ha avuto inizio e immediatamente mi sono trovato nel bel mezzo del Paradiso.
Io non sono un musicista, posso solo dire qualcosa come fruitore della musica che la Sig.ra Ines Gravili e i suoi strumenti viventi, gli uomini e le donne che fanno da strumento per l’esecuzione di musiche natalizie con raccordi di pastorali e pifferate della più antica tradizione organistica.
Ho provato delle emozioni fortissime che proverà a descrivere avvisando te lettore che, per me è difficilissimo descrivere l’emozione che mi ha suscitato l’ascolto, ma che se proprio sei curioso ho ripreso con la mia digitale quasi tutto il concerto e sarò ben lieto di fartene copia se me lo chiederai.
Scritto ciò provo a descrivere ciò che la Sig.ra Ines Gravili e i suoi strumenti viventi mi hanno fatto provare ieri sera.
I suoni melodiosi erano tali che la mia anima ha cominciato ad esultare e il mio corpo si immediatamente attivato per seguire con ogni sua più piccola parte la melodia che ne derivava.
Tutto ciò che mi circondava assumeva toni sfuocati e il mio sguardo era completamente immerso nelle persone che mi erano davanti che con un forte canto suggestivo creavano introno a me le condizioni del più assoluto benessere che io posso paragonare a emozioni paradisiache perché, secondo la mia opinione, tale gioia potrebbe essere la stessa che mi aspetterei se mai mi dovesse capitare di stare in Paradiso.
Per tutto il tempo che mi è apparso senza tempo il mio stato d’animo è stato esultante e come se fossi in preghiera.
Questo è tutto.
Grazie alla Sig.ra Ines Gravili e ai suoi strumenti viventi.


lunedì 29 dicembre 2008

L’organizzazione del clero riguarda solo il clero


L’organizzazione del clero riguarda solo il clero
L’organizzazione del clero riguarda solo il clero
di Antonio Bruno

Ho conosciuto Fulvio De Giorgi quando lo invitai nel 1988 (quindi 20 anni fa) a San Cesario di Lecce per un Convegno. Invitai l’allora dott. De Giorgi che mi fu indicato da Sua Eccellenza l’Arcivescovo di Otranto Donato Negro altro nativo del nostro paesello.
L’ho ascoltato di nuovo l’anno scorso in occasione di un incontro dell’Azione Cattolica Diocesana e non senza meraviglia ho letto la locandina dell’incontro per la presentazione del libro sul laicato cattolico. Oggi andrò a vedere la presentazione del suo nuovo libro "Il brutto anatroccolo. Il laicato cattolico italiano".
In sintesi il Prof. De Giorgi nel suo libro "Il brutto anatroccolo. Il laicato cattolico italiano" sostiene che dopo il Concilio e dopo il discorso del Cardinale Tettamanzi noi Laici Cattolici dobbiamo subire una sorta di EMANCIPAZIONE. Secondo il Prof. Fulvio De Giorgi noi dovremmo affrancarci dalla guida costante e paterna del clero senza della quale siamo incapaci di qualunque decisione autonoma in tema di spiritualità e di fede, per crescere verso un età adulta che ci veda testimoni del Vangelo per il nostro essere seguaci di Gesù e per il nostro stesso tentare di mettere in pratica nella nostra vita il Vangelo.
Un po’ come la provocazione dell'ex Ministro Padoa Schioppa che in occasione della finanziaria dell'anno scorso dichiarò: «Mandiamo i bamboccioni fuori di casa». I laici cattolici sarebbero per il Prof. De Giorgi i bamboccioni e il clero le mamme chioccia!
Secondo il De Giorgi un buon educatore che non lascia a se stesso l’educato per farlo divenire AUTONOMO non compie bene la sua opera di aiuto a mettere fuori quanto già c’è dentro di noi.
Il clero (ovvero i preti e i Vescovi) pare che non siano molto propensi a far camminare noi fedeli laici con le nostre gambe.
La proposta? E’ tutta rivolta a noi fedeli che, secondo il Prof. De Giorgi, dovremmo dire ai nostri Parroci di fidarsi di noi che non siamo “Brutti anatroccoli” e loro (i preti) ovvero le amorevoli anatre che ci accudiscono dovrebbero spiritosamente darci potere in tema di pastorale! Ma il prof. De Giorgi sostiene che per far questo noi fedeli laici dobbiamo fare un bel salto e, seguendo la fiaba del buon Hans Christian Andersen, far uscire il cigno che c’è in me!
In pratica il Prof. De Giorgi prende atto che il clericalismo non è più adeguato (secondo la mia modesta opinione non lo è mai stato).
Questa, come chiamarla, raccomandazione del Prof. De Giorgi a noi laici che andiamo a Messa la domenica è accompagnata da, come dire, un’indicazione ai preti che sempre secondo il Prof. De Giorgi dovrebbero lasciarci finalmente liberi di esprimerci.
Io non entro nel merito delle affermazioni del Prof. De Giorgi ma ho come l’impressione che l’argomento sia assolutamente privo di qualunque forma di riscontro nella realtà.
Mi spiego meglio. Io non dissento dall’esperienza di Parrocchia che ha il Prof. De Giorgi, infatti lui esprime la sua opinione in funzione dell’esperienza che ha fatto e che ancora fa nella sua diocesi, però non posso credere che il Prof. De Giorgi non sia a conoscenza di altre realtà, come ad esempio quella dei Movimenti, in cui il clero ha un compito assolutamente di SECONDO PIANO dal punto di vista organizzativo rispetto ai fedeli laici e in cui c’è pari dignità nell’azione pastorale.
Quindi il problema è risolto garantendo a tutti di essere ciò che sono e non ciò che noi desidereremmo che fossero. I clericali possono continuare a fare i clericali e gli emancipati affrancati dal clero chioccia possono esprimere la propria autonomia e indipendenza.
Io, francamente, non vedo il problema.
Poi se parliamo di persone che esercitano la loro professione all’interno della organizzazione antropologica artificiale chiamata gerarchia ecclesiastica o all’interno di strutture che sono l’emanazione di tale organizzazione, come il caso dell’Università in cui lavora il Prof. De Giorgi potrei anche essere solidale con chi, non appartenendo al clero, aspiri a una emancipazione che dia pari dignità ai fedeli laici che collaborano a titolo gratuito o che lavorano in cambio di un corrispettivo economico all’interno di strutture che sono emanazione del clero.
Bene fa il Prof. De Giorgi fulvio.degiorgi@unicatt.it che lavora nell’Università Cattolica del Sacro Cuore http://docenti.unicatt.it/pls/unicatt/unicatt_docenti.h_preview?id_doc=416 a chiedere per se e per chi è nella sua condizione ciò che chiede nel suo libro "Il brutto anatroccolo. Il laicato cattolico italiano".
Ma ricordo a me stesso che la struttura gerarchica delle Parrocchie è tale che, se sei in disaccordo con il Parroco su un qualunque particolare (anche il più insignificante), il Parroco prima tenta amorevolmente di RIDURTI alle SUE RAGIONI e poi, se non riesce con i metodi propri di chi detiene il potere, vieni allontanato e sopportato solo in Chiesa per la Messa ma mai ti sarà dato di fare una qualunque azione pastorale in nome e per conto dell’organizzazione antropologica artificiale denominata Parrocchia.
Caro Prof. De Giorgi tutte queste buone intenzioni, queste amorevoli raccomandazioni e quant’altro da lei sostenuto è aria fritta, che non serve a nulla senza una proposta che cambi radicalmente la struttura dell’organizzazione antropologica artificiale che si chiama Parrocchia.
Infatti i miei amici preti mi hanno detto che per quanto riguarda i processi decisionali e le dinamiche che si sviluppano all’interno delle Parrocchie, le logiche che guidano il Parroco sono quelle proprie della Monarchia Assoluta, nella maggior parte dei casi, e della Monarchia Illuminata in casi sporadici.
Caro Prof. De Giorgi se lei desidera emanciparsi all’interno della struttura antropologica artificiale denominata Gerarchia Ecclesiastica o Clero allora è li che deve intervenire senza inventare nulla ma proponendo al clero di riscoprire LE ELEZIONI che i primi cristiani utilizzavano per selezionare Ministri e Clero!
Ma questa è una cosa che non riguarda me, né i tanti padri e madri che vanno a Messa la domenica e tentano di mettere in pratica nella loro vita il Vangelo, noi padri e madri di famiglia che tentiamo di imitare Gesù con tanti fallimenti ma anche con qualche successo.
Noi non abbiamo alcun interesse che le cose cambino in quella struttura gerarchica che, secondo la mia opinione, può organizzarsi al suo interno, come meglio crede senza per questo incidere minimamente nella mia vita.
Per Grazia di Dio non siamo in un Paese TEOCRATICO! Quindi caro prof. De Giorgi di come si organizza il Clero è affare solo del Clero e qualunque interferenza sarebbe INGERENZA GRATUITA E VIOLENTA!
Le aggiungo che non è necessaria alcuna certificazione da parte del Parroco per partecipare a concorsi pubblici o per essere assunti presso una qualunque azienda che non sia gestita dal Clero.
Ecco tutto!
Le auguro buon lavoro e soprattutto un felice 2009!
Cordialmente


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sabato 27 dicembre 2008


La macchina del tempo di San Cesario di Lecce
di Antonio Bruno

Quando ho acquistato il calendario con soli 3 euro non potevo immaginare l’effetto che avrebbe avuto sui mie ospiti di ieri sera.
La mattina piovosa di ieri era allietata da un tour per edicole sollecitato da una figlia scatenata che desiderava il lettore delle figurine di High School Musical. Si tratta di una diavoleria che assomiglia a una radio a transistor che utilizzavamo da ragazzi allo stadio per ascoltare “tutto il calcio minuto per minuto”, solo che questa non è una radio a transistor ma strisciando la figurina nel lettore magnetico si ascoltano le voci di Troy e Gabriella (la preferita da mia figlia). Come chi sono Troy e Gabriella! Possibile che tu sia ignaro dell’esistenza di questi due eroi delle bambine di oggi? Come? I tuoi figli sono già grandi e vanno all’Università? Allora ti sei perso una storia che prende le mosse la sera di capodanno. Quella sera Troy (Zac Efron), il campione di basket della sua squadra, e Gabriella (Vanessa Hudgens), un genio di chimica, si incontrano a una festa. Entrambi vengono scelti per cantare al karaoke (Start of Something New). Una volta terminata l'esibizione, straordinariamente di successo, i due si scambiano i numeri di telefono, con la speranza di rincontrarsi, ed infatti il loro desiderio si avvera. Adesso anche tu sai di Troy e Gabriella!
Io da parte mia ho rastrellato tutte le edicole di San Cesario di Lecce ma del lettore dei budget di High School Musical nessuna traccia. E’ un lettore che possiede l’amichetta di mia figlia e lei lo vuole. Perché dovete sapere che le figlie vogliono tutto ciò che hanno le loro amichette!
In questa sgangherata e improbabile gita per edicole sono incappato nella richiesta di mia moglie che mi dice: “Se trovi il Calendario dell’Alambicco compralo!”. Come? Non sai cos’è il calendario dell’alambicco? L’Associazione Culturale l’Alambicco anche quest’anno ha stampato un calendario solo che ad ogni mese ci ha messo delle foto che cittadini di San Cesario di Lecce hanno messo a disposizione. Quando ho fatto la richiesta del lettore di High School Musical e del calendario dell’Alambicco alla signora Torelli e alla sua riccioluta collaboratrice nella famosa edicola TORELLI in Via Dante mi sono sentito rispondere che per quanto riguardava il lettore di High School Musical non poteva accontentarmi ma per il calendario poteva soddisfare la mia richiesta. Le ho chiesto quant’è e lei mi ha risposto che dovevo darle 3 euro e così ho fatto!
Sono uscito dall’edicola affrontando la pioggia e, entrato in macchina ho subito le lamentele di mia figlia e lo sguardo soddisfatto di mia moglie che ha preso subito il calendario per sfogliarlo.
Era ipnotizzata! Le foto l’hanno suggestionata e incuriosita. Mi chiedeva chi fosse questo e chi fosse quest’altro! C’è Don Oronzo Margiotta seduto con dei signori che sembrano dell’inizio del secolo scorso, ma chi sono? E poi: Ma la stazione di San Cesario di Lecce era davvero bella perché l’hanno rasa al suolo sostituendola con lo squallore della costruzione attuale?
Ho pensato tra me e me che con soli 3 euro quel calendario ha evocato un mondo che non esiste più come quello di un Pippo Baudo giovanissimo che è circondato da sconosciutissimi cittadini di San Cesario di Lecce. Ma Pippo Baudo si sa è come Garibaldi! Non c’è paese d’Italia che non l’abbia ospitato e presto verranno intitolate vie e piazze a Pippo Baudo allo stesso modo di come è accaduto per Garibaldi!
Garibaldi ha unificato la penisola italiana dal punto di vista politico mentre Pippo Baudo con la sua TV l’ha unificata dal punto di vista culturale!
La sera a casa mia gli amici di sempre! Un’allegra compagnia di persone che provano piacere nello stare insieme. Io con le mie narrazioni delle attività del paesello a cui prendo parte, loro con i racconti della professione e dei luoghi che frequentano!
Noi ci riconosciamo perché ci raccontiamo le cose e soprattutto le cose prendono forma diversa a seconda di come ce le raccontiamo!
Subito le donne si sono impossessate del calendario. L’hanno annusato, sfogliato, commentato. Gridolini di emozione e curiosità! Guarda quello, ma non vedi che è Sandro De Giorgi! E poi ancora: Ma questo è “lu nzinu zanchi”. E l’arciprete ecchiu l’iti istu?
Un turbinio di nomi cognomi, indirizzi, date frammiste a ricordi immagini ed emozioni d’allora.
Ora come allora prendeva vita un paese scomparso fatto di Bar Patarnello e Bar Margiotta con sala giochi piena di ragazzi che si contendevano il biliardo e che giocavano a scala 40 con le carte francesi! Una serata di ricordi del famosissimo “Papirus” discoteca o, come si diceva allora “DANCING” di San Cesario di Lecce che riscuoteva un successo enorme di presenze provenienti da ogni parte della provincia.
Commenti ricordi e nomi e cognomi di persone che o non ci sono più o che non sono più le persone di allora poiché come noi padri e madri di famiglia.
Alcuni non abitano più qui! Sono emigrati nella vicina Lecce o Lequile. Altri sono andati ad abitare al Nord ed infine quelli che sono rimasti che stentano a riconoscersi in quelle magiche foto in bianco e nero che sono una macchina del tempo che fa rivivere emozioni che sembravano oramai scomparse.
Come si stenta a riconoscere in questo nostro paesello quella San Cesario di Lecce evocata dall’Associazione Culturale “L’Alambicco”.
Non siamo più gli stessi perché ci siamo persi. Abbiamo perso la speranza e l’orgoglio. Il Sancesariano che andava a testa alta dov’è? Possibile che non ci sia più?
L’anno prossimo potremmo fare una caccia al tesoro. Come dici? Quale tesoro? Ma quello della allegria e spensieratezza di uomini e donne che sono innamorate di questo paese sperduto nell’Universo Mondo, il paese più bello del mondo: San Cesario di Lecce!


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Presepe a San Cesario di Lecce emancipazione verso l’amore.

Presepe a San Cesario di Lecce emancipazione verso l’amore.
Presepe a San Cesario di Lecce emancipazione verso l’amore.
di Antonio Bruno

E allora li vediamo questi “Presepe” di San Cesario di Lecce? E’ stato il mio tormentone di ieri sera a mia figlia Sara e a sua cugina Chiara. Lo sapete cosa significa? E loro balbettano qualcosa. Poi ascoltano la soluzione alla mia curiosità di capire che cavolo significava la parola presepe che ha potuto sciogliere la tensione della loro curiosità che ho volutamente provocato: presèpe o presepio dal latino praesaepe, praesaepium, composto di PRAE che significa innanzi e SAEPES che significa chiuso, recinto (vedi anche SIEPE). Luogo che ha dinanzi un recinto e quindi Stalla e anche Greppia, Mangiatoia.
La Chiesa che me l’ha ricordato è stata quella dell’Immacolata passando vicino al Galateo che si chiamava Ospedale “G. Cascione” (che io ricordo retto da Gino Liaci prima, poi da Angelo Besozzi e infine dal sempre compianto Gino Monaco tutti anfitrioni di tanti artigiani e operai divenuti poi dipendenti ASL).
Ci sono entrato all’Immacolata e li c’era un bel presepe basso, le bambine l’hanno guardato dall’alto in basso, si sono sentite alte, finalmente alte davanti al recinto.
Scene care sotto quel piccolo arco di cielo. Ci sono i magi e i pastori.
Una donna prende il secchio pieno d’acqua dal pozzo e due altre lavano i panni usando “lu llavaturu” che da piccolo accarezzavo perché i panni venivano strofinati su quel legno reso liscio dal sapone di Marsiglia.
In alto a destra c’è un legionario romano che appare sperduto in quel clima pastorale. Poi noto che ad uno zampognaro gigante si affiancano due piccoli pastorelli.
E’ proprio quel presepe che ognuno di noi ha visto nelle case quarant’anni fa quando io ero piccolino!
Le montagne ricavate dai ceppi di vite (erano usati come legna oggi quasi scomparsi perchè hanno sradicato quasi tutti i vigneti del Salento e di ceppi adesso ce ne sono pochi), la carta d’imballaggio immersa nell’acqua e farina da cui ricavare il territorio del presepe, il muschio raccolto dalla parte esposta a nord dei ceppi d’olivo o dalle terrazze (le logge) delle case.
A mò di cornice le serie di lampadine che colorano di luce il tutto e quel clima di casa che scalda il cuore in questo Natale che ognuno deve prendere perché sta passando e, una volta passato, con lui sparisce anche questa occasione unica che ognuno di noi può utilizzare per la sua crescita, la sua evoluzione, la sua emancipazione verso l’amore.
Io mia moglie con mia figlia Sara e sua cugina Chiara ecco che siamo diretti in macchina per affrontare la versione del Ponte dei Sospiri di San Cesario di Lecce che permette il collegamento tra gli edifici di ASL e Ospedale Galateo per poi percorrere Via Puglia per intero immettendoci in Via Abruzzi per confluire in Via Umbria e da qui all’incrocio a destra percorrendo Via Vittorio Emanuele III sino a Piazza Garibaldi per poi percorrere Via Manno e attraversare Piazza XX Settembre per imboccare poi Via Umberto I sino all’incrocio con Via Leone dove rimane la Chiesa dell’Addolorata più nota come Santa Rita.
Ci accoglie l’Architetto Nadia Letizia che ha progettato il Presepe che mi appare davanti. Dice che il presepe è ispirato a un quadro del Giorgione
(Natività allendale, cm. 111, National Gallery of Washington Giorgione – pseudonimo di Giorgio o Zorzi da Castelfranco - Castelfranco Veneto, 1478 – Venezia, 1510 - è stato un pittore italiano. N.d.R.) ed è una natività di giorno infatti non ci sono luci è illuminato soltanto dall’alto perché è una natività di giorno. Chi ha curato poi la parte paesaggistica è stato Vito Antonio Margiotta mio antico compagno di scuola alle elementari oggi molto impegnato nel sociale nel nostro piccolo e sperduto paesello.
E’ stato bello entrare a Santa Rita ed è stato bello parlare con Nadia e Vito Antonio. Poi li ho incontrati ancora in giro per gli altri presepi.
Quando ho imboccato la Via delle Vie, quella che ha dato origine a tutto il resto e mi riferisco a Via Sant’Elia ecco che uno striscione mi ha accolto! C’è scritto Lu Presepe a Santu Lia!
Sono tutti fieri gli abitanti di questa gloriosa strada!
Hanno fatto del presepe un momento della riscoperta della loro identità. Qui c’è tutto il ciclo del giorno e della notte e ci sono i giochi d’acqua, ci sono tutti gli elementi del presepe tradizionale di San Cesario di Lecce riuniti in un'unica opera che è la Summa della tradizione del presepe del nostro paesello piccolo e sperduto nell’Universo.
Le bambine si sono perdute tra le luci e il buio e soprattutto hanno apposto la loro firma nel libro degli ospiti. Una forma che ci è stata richiesta dalla solerte “Lezzi” una delle sorelle che determinano l’identità della splendida stretta Via Sant’Elia.
Ma proprio in quella strada storica siamo venuti a conoscenza di un presepe che si affaccia per la prima volta nell’universo natalizio di San Cesario di Lecce, li sono venuto a conoscenza che in Via Dante Alighieri (da tutti chiamata Via Dante) c’è un presepe nella Chiesa di San Rocco.
Firmiamo sul libro degli ospiti e poi siamo andati tutti a San Rocco. Ad accoglierci il mio caro amico Franco Conte e uno dei ragazzi che fanno cabaret a San Cesario di Lecce che si chiamano SEMIFREDDI.
Ci hanno lavorato da ottobre ma vogliono cominciare da prima.
Ad Agosto c’è San Rocco e subito dopo loro vogliono mettersi a lavorare per il presepe. Una febbre, un profondo bisogno di esprimersi con questo mezzo che rappresenta la raffigurazione che gli autori si sono fatti dell’evento più importante della storia dell’umanità quello della venuta di un Dio che ha sottratto ognuno dalla condanna della violenza aprendo le porte della comunicazione tra il celeste e il terreno, tra il cielo e la terra.
Infine la Piazza che è stata intitolata a Garibaldi con la Chiesa costruita 150 anni fa e accanto all’entrata ecco una capanna con statue ad altezza d’uomo che annunciano in questo spazio, una volta luogo d’incontro e di scontro tra paesani e oramai rimasto deserto l’avvento della nuova era, l’era dell’amore quella che ha fatto balzare anche Barac Obama quando l’ha letta in Gioacchino da Fiore.
Il significato di queste opere, il loro messaggio, risuona nonostante l’inconsapevolezza che regna ancora, il grido di speranza spezza le sonnacchiose vite che vorrebbero tutto intatto e immutabile, la paura dell’altro e il terrore di vedersi espropriati delle ricchezze faticosamente accumulate nella speranza assurda di conquistarsi l’eternità attraverso l’accumulo di danaro sono messe a dura prova dalla vendita di piatti decorati nella Chiesa di San Rocco, solo 5 euro per il Senegal. Pochi soldi, qualche rinuncia per ricordare che non ci siamo solo noi su questa Terra, che ci sono anche molti altri che hanno fame come quei miserabili che circondavano Gesù e scandalizzavano gli Ebrei.
Che finale no? Partire dalla fatica di tanti paesani del nostro piccolo Comune esprimere la loro voglia di esprimersi che vorrebbe impegnarsi per tutto l’anno per poi rovinare con la solita storia dei palestinesi e degli arabi, oltre che dei cinesi e africani che muoiono di fame, che non hanno acqua.
Ma tu che mi stai leggendo smetti! Non leggere più e tieniti solo le immagini dei bei presepi delle mille chiese della nostra San Cesario di Lecce (mille chiese per 3 preti soli!).
Lascia perdere tutto il resto! Lascia perdere quelle persone venute da lontano che vivono in Via Dante, Via Leone e Via Verdi, non guardarli nemmeno, sono invisibili vero?
Lascia perdere che costoro hanno lo stesso colore della pelle del Presidente degli Stati Uniti d’America. Lascia perdere che hanno dovuto affrontare un lungo viaggio per avere una speranza per i loro figli. Lascia perdere e continua a organizzare le tue cose come nulla fosse. Lascia tutto com’è e divertiti lo dice anche una canzone “A Natale puoi!”.





















sabato 13 dicembre 2008

Salvatore Capone a San Cesario di Lecce è giunto il tempo di dare voce alla cultura dei credenti!

Salvatore Capone a San Cesario di Lecce è giunto il tempo di dare voce alla cultura dei credenti!
di Antonio Bruno

Possibile che a San Cesario di Lecce si invitino solo autori “Non credenti”? Per la rassegna “Incontri d’Autore”, l’Assessorato alla Cultura del Comune di San Cesario di Lecce ha organizzato una serata con l’autrice Silvia Ballestra, che presenterà il suo ultimo libro “Piove sul nostro amore” (Feltrinelli, 2008).L’appuntamento è per Martedì 16 Dicembre alle ore 19 presso il Palazzo Ducale, in piazza Garibaldi a San Cesario di Lecce.


C’è un accanimento dell’Assessore alla Cultura di San Cesario di Lecce nonché Segretario Provinciale del Partito Democratico Salvatore Capone a trattare l’aborto dal punto di vista dei non credenti. E’ come se dicesse: “Guardate io sono credente ma faccio parlare sempre quelli che affrontano questo dramma umano dal punto di vista dei non credenti: vedete come sono democratico?”
Su questo tema, quello dell’aborto, a san Cesario di Lecce, solo nell’ultimo anno ci sono state almeno tre iniziative. Non dico che non sia importante trattarlo dal punto di vista dei “non credenti” ma i non credenti hanno avuto modo di dibattere ampiamente su questo tema e visto che le iniziative culturali costano un bel po’ di euro mi chiedo perché questi NOSTRI SOLDI debbano essere spesi sempre per far dibattere i non credenti (o i simpatizzanti dei non credenti) del tema dell’aborto di cui hanno avuto modo di dibattere, a spese di tutti noi, tante volte.
Inoltre Silvia Ballestra ha rilasciato un intervista a Serena Dandini che è disponibile a tutti quelli che hanno una connessione Internet su http://it.youtube.com e, visto il disinteresse che iniziative similari fatte quest’anno nel nostro Comune (tutti ricordano che l’ennesimo dibattito sull’aborto sempre dal punto di vista dei non credenti ha registrato la presenza di una decina di cittadini) questa dozzina di interessati si sarebbero potuti riunire nei locali della Biblioteca Comunale, vedersi l’intervista di Silvia Ballestra in Internet, (visto che la biblioteca è collegata) e farsi la loro bella riunione.
Che sia “la solita storia del Pastore” lo vediamo da cosa dichiara l’autrice Silvia Ballestra a Serena Dandini:
Piove sul nostro amore è un lungo viaggio in Italia per raccontare storie di donne. Un romanzo romantico? Non è né romanzo né romantico ma è la storia di donne, di medici, di aborti e apprendisti stregoni e parla di storie di persone a contatto dell’ aborto, parla di pillola del giorno dopo e questi temi la scrittrice Silvia Ballestra li tratta come cose che ci piovono sulla nostra testa ma riguardano snodi dolorosi come l’aborto che è comunque conseguenza di un atto d’amore. Piove sul nostro amore è un reportage narrativo. Silvia Ballestra si è sentita abbastanza sola in questo viaggio e l’ha fatto perché secondo la sua opinione, c’era solo una parte che parlava delle donne, e per la sua percezione secondo cui le donne non parlano di aborto. Silvia Ballestra dice che il suo è un atto di militanza che nasce dall’indignazione per come vengono trattate le donne. Attualmente, vive a Milano, e collabora a varie riviste e quotidiani (l'Unità, Il Corriere della Sera, Io donna). Piove sul nostro amore è una storia di donne, medici, aborti, predicatori e apprendisti stregoni. Silvia Ballestra ha scritto un libro politico ma anche umano. Nel libro narra dell’incontro con un’infermiera e scopre che giorno dopo giorno è sempre più difficile per le donne affrontare il passaggio doloroso dell’aborto. Silvia Ballestra ha scoperto che alcuni medici sono fortemente incoraggiati alla obiezione di coscienza che è un problema grosso. Dice che è i medici praticano un’obiezione anche in ambiti che la legge non prevede come ad esempio per la pillola del giorno dopo che secondo la scrittrice non è un farmaco abortivo. Silvia Ballestra dice che molte donne fanno turismo abortivo e vanno in Svizzera.
Il libro sfata che l’aborto per la donna è un anticoncezionale ma Silvia Ballestra sostiene che a dire le imprecisioni sull’aborto sono gli uomini che non sanno di cosa parlano.
Oggi dice Silvia Ballestra che il problema è come fare i figli e non come non farli.
Silvia Ballestra è andata ai comitati pro life (per la vita) che secondo la scirittrice lasciano intendere che gli altri sono contro la vita ma la scrittrice Silvia Ballestra dice di essere favorevole ai Comitati “pro choice” (per la scelta) ovvero per la scelta di interrompere o non interrompere la gravidanza. Silvia Ballestra dice che il mOvimenrto per la Vita è un movimento che si è liberato da alcuni isterismi di trent’anni fa ma è integralista e che è contro la 144 e non si sa bene come si pone sulla contraccezione e dice che la Chiesa esprime quello che pensa ma che sono cavoli della Chiesa.
Caro Salvatore Capone adesso abbiamo invitato anche quest’altra esponente a favore dell’aborto e che non condivide nulla di quello che la Chiesa sostiene su questo tema. Spero che le poche decine di persone interessate su questo tema siano soddisfatte. Poi mi chiedo e ti chiedo: se sommiamo le spese dell’anno 2008 sostenute dal tuo assessorato alla cultura per lo sparuto gruppo di presenti alle iniziative sono certo che otterremo un cospicuo investimento che il Comune ha fatto per questo problema mentre per le persone venute da lontano e che abitano in Via Dante, Via Leone e Via Verdi non c’è stato nulla di nulla.
Coraggio Salvatore! So che hai da sfatare quest’alone che ti porti di Cattolico prestato alla Politica ma caro Salvatore dare voce solo a chi è contro la Chiesa per motivazioni legittime o non legittime (per dirla alla Silvia Ballestra sono cavoli loro) non è la strada che ti fa accettare anche da queste persone. Adesso è il tempo che il tuo Assessorato alla Cultura dia ai credenti lo stesso spazio che hai dato negli ultimo 20 anni solo ai non credenti. Pensa che persino il Prof. Piero Manni adesso cita Don Tonino Bello anche se in riferimento a un intervista fatta a quest’ultimo da Niki Vendola! E se parla dei credenti il Prof. Manni perché non ne puoi parlare tu che sei credente?
Tanto nel blog del fondo Verri Comunque ti chiamano così:
http://leparoledidentro.splinder.com/post/18479702#comment
Certo che il piddi del "piccolo salento" dopo il "PAdreterno BLasi" ci ha imposto il "Prete Capone".
Alle provinciali ci ri-propone il giovinotto Pellegrino.
Pare che se uno non è in politica da mezzo secolo non ha i requisiti per essere di sinistra.
Allegria

venerdì 12 dicembre 2008

Barbanente la Rivoluzionaria: Se andiamo avanti così facciamo fuori il Paesaggio.


Barbanente la Rivoluzionaria: Se andiamo avanti così facciamo fuori il Paesaggio.
di Antonio Bruno*


Il Piano Paesaggistico della Puglia http://www.pianopaesaggisticopuglia.it/ è stato presentato dall’Assessore Angela Barbanente in Acaya dove il grande magister Gian Giacomo dell'Acaya, "regio ingegnere militare" di Carlo V, costruì la cinta muraria ed il fossato, che ancora oggi circonda il paese, aggiunse bastioni, baluardi e fossato al castello fatto edificare dal padre 29
Anni prima.
Colpisce la semplicità dell’Assessore Angela Barbanente, la sua effervescenza nel presentare uno dei mille progetti a cui si è dedicata durante il suo mandato.
Lavora con gioia e quando ti passa accanto sorride sempre e a tutti. Non fa distinzioni di sorta l’Assessore e alla Conferenza d’Area del 12 dicembre 2008 alle ore 10 e 45 con circa un ora di ritardo presenta scienziati e abitanti riuniti in associazioni, tutti convergenti in questo strumento che metterà a disposizione di tutti informazioni preziose, puntuali e in continuo aggiornamento sul territorio della nostra Regione.
Dopo il Saluto del Sindaco di Vernole esordisce Alberto Magnaghi, Coordinatore scientifico del PPTR che illustra un evento culturale, quello di questo Piano. Poi si diffonde anche nella descrizione del lavoro e colpiscono le mappe, per così dire, artistiche, vive, che comunicano sentimenti caldi e di accoglienza e che sono il frutto del lavoro scientifico. Poi fornisce anche l’informazione delle mappe riportate sul computer per dare la possibilità a tutti di avere i dati. La via pugliese al piano paesaggistico è tutta all’insegna di un grido: “Se andiamo avanti così facciamo fuori il Paesaggio”.
Il Prof. Alberto Magnaghi cita il prof. Antonio Rosario Di Santo Segretario Generale dell'Autorità di Bacino di Puglia che alla Conferenza d’Area di Altamura ha annunciato la situazione critica delle riserve idriche e la conseguente impossibilità per l’anno prossimo di irrigare i campi.
Poi il Prof. Alberto Magnaghi ha rilevato l’espansione dei centri urbani che se continuano al ritmo dell’espansione dal dopoguerra ad oggi nei prossimi 50 anni renderà l’intera Penisola Salentina un'unica CITTA’!
“Se andiamo avanti così facciamo fuori il Paesaggio”.
Sembra Al Gore, quello che si presenta come l’ex Prossimo Presidente degli Stati Uniti d’America e che in maniera molto suggestiva ha realizzato un documentario che consiglio a tutti e che nella versione italiana si intitola “Una scomoda Verità”.
E la Verità del Paesaggio Pugliese è questa: “Se andiamo avanti così facciamo fuori il Paesaggio”.
C’è stato poi l’intervento del Prof. Giuliano Volpe, Rettore dell’Università di Foggia che ha illustrato un modo UNITARIO di guardare al bene culturale. Un’appunto al Magnifico Rettore quando ha detto che le informazioni contenute nei GIS saranno fruibili a diversi livelli di approfondimento per tutelare la proprietà intellettuale: io ritengo che chi fa ricerca nelle Università Pubbliche pagato con soldi pubblici e con mezzi anch’essi pagati con soldi pubblici non possa vantare alcuna proprietà intellettuale e moralmente debba indicare alle amministrazioni di mettere a disposizione dell’Umanità, attraverso la Rete Internet, il frutto del suo lavoro.
Abbiamo ascoltato Anna Marson, IUAV Studi e Progetti – Venezia che ci ha detto della valutazione ambientale strategica (VAS) del PPTR e ci ha annunciato che da lunedì 15 dicembre sarà scaricabile il documento di scoping a cui ogni “Abitante” potrà contribuire sia a titolo personale che come Associazione.
Solo una precisazione: la Prof.ssa Marson a mo’ d’esempio ha detto che la qualità dell’Aria della Regione è abbastanza buona. Tale affermazione è assolutamente priva di fondamento e a questo proposito suggerisco la lettura di un mio articolo in proposito che suggerisce alberature a difesa dei centri urbani invasi dal particolato http://monasteroinvisibilesance.splinder.com/post/18196408/Sud+Sound+Sistem%3A+%C3%A8+Lecce+la+
Ma la cosa più bella che è stata illustrata è il sito http://www.pianopaesaggisticopuglia.it/ che da la possibilità a tutti di registrasi e segnalare bellezze paesaggistiche e degrado del paesaggio sia esso urbano, rurale o naturale. Io l’ho fatto! Ho segnalato due degli innumerevoli casi che conosco per la mia professione e anche se ho commesso un errore poi ho preso atto della semplicità e dell’immediatezza dello strumento formidabile messo a disposizione di tutti dall’Assessore Angela Barbanente.
C’è stata poi la dott.ssa Maria Sasso dell’Assessorato alla Trasparenza che ha snocciolato una serie di iniziative per pubblicizzare il Piano. Io le trovo inutili e fonte di spreco di denaro. Dice che hanno in animo di gettare soldi in inserzioni sui giornali, video, locandine e addirittura vogliono realizzare una piccola guida alla partecipazione.
Tutti soldi buttati dalla finestra!
Quelle iniziative raggiungeranno quelli che già sono interessati e che si informano da se con la stampa o su Internet.
Le persone o, come dicono gli Architetti, gli Abitanti, devono essere contattati da altri abitanti. Questi ultimi (magari uno per Comune) devono essere INNAMORATI del territorio e in tal modo coinvolgere e fare delle iniziative per promuovere l’azione che ha come epilogo le segnalazioni all’osservatorio del territorio e i suggerimenti che ne conseguono.
Le persone che devono comunicare non devono appartenere a nessun partito politico, non devono fare proseliti o risultare i tecnici “codini” dei potenti poiché tali scelte comporterebbero l’isolamento e l’inutilità dell’azione.
Uno per Comune! (Volontariato con rimborso spese)
A questo proposito sarebbe opportuno estendere l’esperienza delle mappe di comunità già fatta a Neviano e ad Acquarica di Lecce presentate ad Acaya, a tutti i Comuni e fare uscire i Comunicatori (Abitanti che comunicano ad altri abitanti) da tali esperienze.
Il Cammino è lungo e pieno di insidie ma la Prof.ssa Angela Barbanente con un dolce e accogliente sorriso supera ogni difficoltà.
Ha ascoltato una pletora di interventi fatti di esperienze una diversa dall’altra, da sensibilità le più disparate e la Prof.ssa Barbanente non ha interrotto mai nessuno dimostrando un rispetto per le persone che dovrebbe essere un esempio da seguire nelle relazioni che intrattiene di ognuno di noi.
Buon lavoro Professoressa Barbanente e Grazie per quello che sta facendo per il territorio.

*Dottore Agronomo (Esperto in diagnostica urbana e territoriale titolo Universitario International Master’s Degree IMD in Diagnostica Urbana e territoriale Urban and Territorial Diagnostics).

dott. Agr. Antonio BRUNO
Esperto in Diagnostica Urbana e Territoriale
Via Vittorio Emanuele III, n° 160
73016 SAN CESARIO DI LECCE
TEL 0832200708
Cell. 3398853904

giovedì 11 dicembre 2008

I novelli Don Abbondio di San Cesario di Lecce: La fabbrica dei gesti(Carneade)?


I novelli Don Abbondio di San Cesario di Lecce: La fabbrica dei gesti(Carneade)?
I novelli Don Abbondio di San Cesario di Lecce: La fabbrica dei gesti(Carneade)? "Carneade. Chi era costui?".
“Non c’è dolore più grande della perdita della terra natia..” EURIPIDE
San Cesario di Lecce Via Cerundolo piove. Io nella mia punto che mi avvicino a un signore e gli chiedo: “Mi scusi mi sa dire dov’è l’associazione culturale di Stefania Mariano?”, quello mi guarda come se gli avessi chiesto un milione di euro e dopo una smorfia mi risponde che non ha la minima idea di cosa stia parlando. E’ senso unico sono arrivato quasi allo stop quindi giro a sinistra e poi ancora a sinistra in Via Matteotti già Via Mussolini la percorro tutta sino all’incrocio dove la brutta facciata in stile ventennio della Chiesa di San Salvatore si impone alla mia vista quindi giro a sinistra e poi ancora a sinistra in Via Cerundolo e la percorro lentamente sollecitando gli infastiditi suoni di clacson di chi mi seguiva. Sempre la pioggia a far da compagnia e ancora tante richieste ai passanti per sapere di Stefania Mariano, tutte con la stessa risposta, non sapevano proprio di cosa stessi parlando. Poi mi si è accesa una lampadina e mi sono detto che magari Stefania non la conoscono ma sanno della “Fabbrica dei gesti” non l’avessi mai fatto quando ho voluto precisare che si trattava della Fabbrica dei Gesti, cascavano dalle nuvole e mi suggerivano di andare in Via Matteotti dove c’era una vecchia Fabbrica di Tabacco una delle tante che pullulavano in una San Cesario di Lecce Industriale che non esiste più.Poi un bagliore! Dal balcone di casa mia tante volte ho sentito suoni provenire dal largo della scuola media dove si affaccia il retro di una splendida abitazione di campagna che appare murata dal mio balcone. Ho intuito che quei suoni potevano essere l’esternazione di Stefania Mariano a un territorio che la ignora, che non ne conosce l’esistenza. Lei così attiva, così vitale e schietta destinata ad essere ignorata da un sonnacchioso borgo che alla Piazza e al contatto umano preferisce quello informatico di internet o, peggio, quello ipnotico delle TV.Arrivo e lei mi accoglie calorosamente, è una ragazza davvero pulsante e viva questa Stefania, una che non soffre di vertigini e si arrampica sulle alte vette dell’azione sociale e pedagogica e mette l’arte a far bella mostra di se in modo da essere vita vera come vera è lei e la sua associazione.Entro per la porta stretta e poi una stanza con le sedie disposte come in un auditorium, tante donne. Chiara che mi saluta e si presenta e io “Ciao Chiara”!C’è il Dott. Antonio Aresta in funzione di “Takku ligey" che è un'espressione della lingua wolof, una delle lingue parlate in Senegal, che significa "darsi da fare insieme", il motto della collaborazione del dott. Antonio Aresta con la Presidentessa Stefania Mariano, nell'ambito del Dottorato di ricerca in "Etica e Antropologia Storia e Fondazione" diretto dal Prof. Mario Signore, docente ordinario di Filosofia Morale dell'Università del Salento. Il Dott. Antonio Aresta conduce da quasi un decennio uno studio sulla formazione e trasmissione del sapere presso le comunità dell'Africa Sub-Sahariana. Vedo nel pubblico il Prof. Piero Manni editore di San Cesario di Lecce e Consigliere Comunale di Rifondazione Comunista alla Regione Puglia. C’è anche la Prof.ssa Daniela Litti Consigliere di San Cesario di Lecce delegato alla Cittadinanza attiva e alla pari opportunità e ultima nell’elenco ma prima per importanza c’è Manuela Gigante Presidente della Commissione Pari opportunità del Comune di San Cesario di Lecce composta da sole donne perché nessun’uomo ha fatto richiesta di entrarvici.Siamo tutti li perché sessant'anni fa, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite riunita a Parigi adottò la Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo che costituisce ancora oggi un altissimo punto di riferimento del dialogo interculturale sulla libertà e sui diritti. E del tutto evidente, ma assolutamente poco praticato, il principio secondo il quale la dignità di ogni uomo, è garantita veramente soltanto quando tutti i suoi diritti fondamentali vengono riconosciuti, tutelati e promossi.La legge naturale, è un denominatore comune a tutti gli uomini e a tutti i popoli; è una guida universale che tutti possono conoscere e sulla base della quale tutti possono intendersi.Stefania Mariano Presidente della Fabbrica dei Gesti è qui in questo 10 dicembre 2008 a testimoniare il 60° Anniversario della dichiarazione dei diritti umani. La fabbrica dei gesti è nata nel 2007 e si occupa di teatro, musica danza in modo multi dimensionale e interculturale. Vi sono in atto progetti di cooperazione e di promozione sociale internazionale che coinvolgono la Provincia di Lecce e l’Università del Salento. La prospettiva è multi etnica.Ci hanno parlato Rosalba detta Rosi Bove D’Agata nipote di una nonna ROM che l’ha introdotta alla vita dei campi nomadi e che da vent’anni fa questo lavoro iniziata dai Padri Missionari Scalabriniani e da allora sempre in ascolto (con tutti e cinque i sensi) delle persone venute da lontano. La Dott.ssa Bove D’Agata oggi è Responsabile dello Sportello "Servizi Immigrazione Salento" della Provincia di Lecce. Poi c’era l’ Associazione PANGEA con la sua Presidente Ines Filoni e infine la Cooperativa Alma Mundi - Cooperativa Mediatrici culturali con la sua Presidente Francesca De Pascalis e con le mediatrici culturali che sono tutte persone venute da lontano. Le Mediatrici Culturali sono tutte persone che hanno competenze plurime:accoglienza e orientamento, gestione dei conflitti, pedagogia interculturale e psicologia, normative sull’immigrazione.Quella del mediatore culturale è una nuova figura a disposizione di tribunali, carceri, ospedali e scuole.Il mediatore culturale non un semplice interprete, ma una figura strategica, a formazione pluri settoriale, pronta a inserirsi nel tessuto istituzionale per accogliere e orientare gli immigrati in difficoltà. Il Mediatore culturale è un operatore che facilita gli immigrati e i membri delle minoranze etniche ad eccedere ai servizi pubblici. Di solito è lui stesso un immigrato o una persona che ha un’esperienza di vita plurietnica.Il Mediatore culturale è una figura nuova, ancora poco conosciuta, che dovrebbe avere un ruolo soprattutto in quei contesti, come le istituzioni educative (scuole, associazioni), quelle sanitarie ospedali, servizi sociali), giudiziarie (carceri, tribunali) e amministrative (comuni, province), dove è avvertita con maggiore urgenza la necessità di mediare tra culture diverse. Questa figura favorisce quindi il positivo inserimento degli immigrati nella società e mira alla realizzazione delle pari opportunità dei cittadini stranieri nei vari ambiti sociali.Una forte carica comunicativa è arrivata dalla Cooperativa Alma Mundi - Cooperativa Mediatrici culturali Presidente Francesca De Pascalis perché composta da donne tutte venute da lontano nel nostro territorio che collaborano con donne del territorio come la Presidente Francesca De Pascalis.Mentre noi ci occupiamo di addobbi natalizi, mentre noi temiamo dai cenoni di natale gravi attentati alla nostra linea, nel mondo 963.000.000 (novecentosessantatre milioni ) di persone muoiono di fame.Quaranta milioni più dello scorso anno.Io nel mio intervento l’ho detto che questi dati dimostrano che parliamo, parliamo, ma in realtà nessuno cerca di risolvere questo problema.Ora è arrivata anche la crisi, al giornale Radio di oggi i dati dicono che siamo in RECESSIONE! L'Istat conferma la sua stima preliminare: l'Italia è in recessione tecnica. Il prodotto interno lordo italiano nel terzo trimestre dell'anno è diminuito dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dello 0,9% nei confronti del terzo trimestre del 2007. Si tratta del secondo trimestre consecutivo con crescita in negativo (-0,4% nel secondo trimestre 2008). E' il dato peggiore dal 1998.Quello che emerge dall’annuale rapporto della FAO ovvero 40 milioni in più di persone umane che muoiono di fame e la recessione dell’occidente e con esso anche dell’Italia, deve far riflettere ognuno di noi.Per riflettere riporto in sintesi i principi fondatori della narrazione della società e del mondo attuale così come stigmatizzati dal Prof. Riccardo Petrella da professore sperimentato, che ha insegnato Mondializzazione dell’Economia all’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio, che ha tenuto corsi alla Libera Università di Bruxelles (sezione olandese) e che ha partecipato alla creazione dell’Università del Bene Comune, un progetto nato nel 2001/02 a seguito dei Lavori del Gruppo di Lisbona, che parte dal principio che la conoscenza è un bene dell’umanità. Ho conosciuto in un Convegno internazionale a cui ho preso parte il Prof. Petrella è ho potuto osservare che argomenta le sue idee con chiarezza, e senza disdegnare l’ironia. Sono certo che è per questo che non ci si stanca di ascoltarlo ragionare.Secondo il Prof. Petrella i principi, i valori per cui bisogna produrre un microfono, fare un soft-ware, produrre del pane, fare dell'acqua, appunto i principi fondatori di oggisono tre: tre principi fondatori che riscontriamo quotidianamente nella nostra vita di tutti i giorni e specificamente:1. Il primo è la tesi secondo cui la società si basa sugli individui, sulla creatività, sull'impegno e sulla partecipazione individuale, sugli individui che entrano e sono in transazioni permanenti: la transazione inter-individuale cioè è l'elemento che fa la società;2. Il secondo principio fondatore è dire che l'impresa è l'organizzazione più idonea e più adattabile a gestire le transazioni inter-individuali in maniera ottimale, affinché le transazioni producano la massimizzazione dell'utilità individuale;3. Il terzo principio fondatore è il criterio che oggi determina il valore nelle nostre società: è il criterio transazionale applicato ovunque e che ha valenza, pertinenza e significato un po' dappertutto.
Sempre il Prof. Riccardo Petrella precisa che le vie della mondializzazione che questi tre principi hanno ispirato schematizzando sono sei.
1. La prima via principale di questa narrazione è autoreferenziale. Che cosa dice la prima via della mondializzazione? Dice che la mondializzazione è un processo inevitabile, irreversibile, fa parte della natura, non lo si può fermare.2. La seconda via di questa narrazione dominante della mondializzazione è la liberalizzazione dei mercati. 3. Terza via di questa narrazione è la deregolamentazione, cioè una de-regolazione dei mercati: significa che il potere pubblico rappresentativo a livello locale, nazionale ed internazionale, non fissa più le regole se non le regole della libertà degli attori di autoregolarsi. 4. Quarta via di questa mondializzazione dominante è la privatizzazione. 5. Quinta via: la sacralizzazione dell'innovazione tecnologica come espressione della creatività individuale e collettiva. 6. E infine la sesta via: la competitività.
Tutto questo ha prodotto delle conseguenze che sempre secondo il Prof. Petrella sono tre e specificamente:
1. La mercificazione di tutto2. La depoliticizzazione 3. L'esproprio dei diritti alla vita
La causa della situazione tragica delle persone che soffrono la fame e del suo rapido e drammatico espandersi è da cercare nell’aumento delle materie prime agricole ma io credo che la nostra indifferenza rispetto alla narrazione corrente così come innanzi sintetizzata, faccia la sua parte.E poi a questo dobbiamo aggiungere l’emergenza idrica , in Africa, specificatamente nello Zimbawe , è esplosa una epidemia di colera che ha già contagiato quattordicimila persone.In questa stessa nazione il sistema economico è collassato e con 100 milioni di dollari locali che costituiscono il limite massimo di prelievo settimanale dai conti bancari è possibile acquistare appena tre forme di pane.Io allora mi chiedo e vi chiedo: perché ci stupiamo del flusso migratorio?Noi italiani sia nei primi del novecento che negli anni 60 siamo emigrati per molto meno.A questo punto approfitto dell’occasione per ricordare una narrazione alternativa proposta dal Prof. Riccardo Petrella. Noi siamo all'interno dei paesi dominanti e siccome ci sono persone intelligenti, gente illuminata capace di vedere e di analizzare le alternative il prof Petrella suggerisce due alternative interessanti, che però non sono molto convincenti che specificamente sono: 1. La prima strategia alternativa è: umanizziamo la mondializzazione. Questo significa: non cambiamo fondamentalmente i principi fondatori, le dinamiche determinanti, i meccanismi principali, ma portiamo almeno un po' di umanità.
2. La seconda via è dire: regoliamo la mondializzazione e mondializziamo la regolazione.
Infine il Prof. Petrella suggerisce la soluzione che a lui sembra la più efficace, la più giusta, quella che dovremmo intraprendere come via per la mondializzazione:
1. la prima via della nuova mondializzazione è definire e battersi per un Welfare mondiale.
2. La seconda strategia per la via alla mondializzazione basata sul principio del Welfare sociale, mondiale, è che bisogna smetterla con il sistema finanziario internazionale attuale.
3. Terza strategia della mondializzazione che propongo: inventare nuove forme di democrazia parlamentare più trasparente, più partecipativa.
4. Quarto elemento della strategia: dobbiamo imparare a dire "buongiorno" all'altro.
E’ stato bello che La Fabbrica dei gesti, con il patrocinio del Comune di San Cesario di Lecce, abbia organizzato, Mercoledì 10 dicembre 2008, presso la sede dell'associazione, a partire dalle ore 17.00, una giornata per promuovere la giustizia sociale, la convivenza e la pace, il rispetto per i diritti umani, sociali, economici e culturali enunciati nella Dichiarazione. E’ stato brutto che di San Cesario di Lecce c’eravamo soltanto una mezza dozzina di persone con Sindaco e Amministratori Comunali assenti e con l’eroica presenza in nome e per conto dell’Amministrazione Comunale della Prof.ssa Daniela Litti che speriamo partecipi a tutti le risultanze dell’iniziativa.Ecco un breve riassunto dei 30 articoli che compongono la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani1. Siamo tutti liberi ed uguali 2. Non discriminare 3. Diritto alla vita 4. Nessuna schiavitù 5. Nessuna tortura 6. Hai i tuoi diritti ovunque tu vada 7. Siamo tutti uguali di fronte alla legge 8. Tutti i tuoi diritti sono protetti dalla legge 9. Nessuna detenzione ingiusta 10. Diritto al giudizio 11. Innocente finché dimostrato 12. Diritto alla privacy 13. Diritto di libertà di movimento 14. Diritto di asilo 15. Diritto alla nazionalità 16. Diritto di matrimonio e famiglia 17. Diritto di proprietà 18. Libertà di pensiero 19. Libertà di espressione 20. Diritto di pubblica assemblea 21. Diritto alla democrazia 22. Sicurezza sociale 23. Diritti dei lavoratori 24. Diritto di giocare 25. Un letto e cibo per tutti 26. Diritto all’istruzione 27. Diritti d’autore 28. Un mondo libero e giusto 29. Responsabilità 30. Nessuno può toglierti i tuoi diritti Grazie Stefania per avermi dato l’opportunità di riflettere su questi 30 principi!
Per informazioni rivolgersi presso lo sportello: SPORTELLO DEI DIRITTI SERVIZI IMMIGRAZIONE SALENTO http://www.sportelloimmigrazione.net/pages/it/index.php
V.le Marche, 17 - 73100 LECCE Tel.: 0832-342703 e-mail dell'assessore Carlo MADARO: c.madaro@libero.it
immigrazionegalatina@libero.it
impaziente@pazlab.net
http://www.progettopassi.org/
“La Fabbrica dei Gesti” Via cerundolo, 66 (vicinanze scuole medie) San Cesario di Lecce e-mail: lafabbricadeigesti@gmail.com
stefania_mariano@libero.itinfo: 347.5424126 – 349.4991913 La Fabbrica dei Gesti ORGANIZZA WORKSHOP, SEMINARI, STAGES,LABORATORI: CORSO DIZIONE E CANTO condotto da Silvia Lodi DANZE MEDITATIVE condotto dalla dott.ssa Anna Maria D'Antona


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lunedì 8 dicembre 2008

Chiedo di poter essere lo strumento di questo Verbo con la mia carne povera e piena di desideri.


Chiedo di poter essere lo strumento di questo Verbo con la mia carne povera e piena di desideri.
di Antonio Bruno

Ci sono delle date come quella dell’8 dicembre che danno inizio. Oggi c’è aria di Natale, quello che passa oggi, quello del 2008. Sulla Chiesa il Cartello che grida “Il Verbo si è fatto Carne”, la frase di Giovanni Evangelista “Per noi uomini e per la nostra salvezza, discese dal cielo”.
Poi c’è la fiera del Presepe, l’orgoglio dei leccesi, la fiera della nostra piccola Napoli. Noi leccesi risentiamo fortemente dell’essere stata provincia del Regno delle due Sicilie.
Per due anni di seguito ho potuto gustare la bellezza di Via San Gregorio Armeno e limitrofe di quella Napoli che fu la nostra capitale, Lecce la imita in piccolo con la cartapesta che viene arricchita dalla terracotta usata per le facce dei pupi del presepe che per primo San Francesco d’Assisi volle tra noi.
La rappresentazione del Natale, la grotta, il bue e l’asinello e i pastori. Poi di tutto sino al barbiere in uno scintillio di creatività all’interno di un convento abbandonato, quello dei Teatini di Lecce, testimone di secoli di preghiera.
Conventi abbandonati che ospitano di tutto. L’Università del Salento ha occupato Olivetani e Carmelitani oltre che tutto quanto poteva essere occupato. Mentre Provincia e Prefettura hanno preso possesso dello sfolgorante convento dei Celestini che ostentava tutto il suo sfarzo accanto alla cattedrale di Santa Croce.
Secoli di conventi che ospitavano uomini e donne che pregavano incessantemente uomini e donne che oggi sono ridotti a poche unità immerse in preghiera ma ridotti al lumicino.
Chi prega in questo Natale del 2008? Il Natale che ha come emblema la crisi.
Il Verbo si è fatto Carne e per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo. Ci ha svelato che la costruzione antropologica artificiale che abbiamo creato per dividerci i compiti è divenuta strumento contro l’uomo. Ci ha rivelato che siamo tutti uguali e che sono state delle furbate di alcuni che hanno decretato la disuguaglianza e l’uomo che è divenuto Dio per l’altro uomo, un uomo, solo un povero uomo che è divenuto un idolo da imitare.
E’ venuto per svelare la ragione della violenza che alberga all’interno della nostra organizzazione che è la rivalità mimetica violenta che si sviluppa quando ci viene indicato un desiderio e nello stesso tempo ci viene impedito di avere accesso al suo soddisfacimento.
Viviamo in un posto che abbiamo chiamato Pianeta Terra, siamo immersi in una sottile pellicola che lo circonda che si chiama atmosfera e comunque non viviamo tutti con la stessa dignità. Addirittura non tutti abbiamo accesso all’acqua e all’energia a sufficienza. Ci sono pochi furbi che vivono bene e molti ingenui che vivono nella più assoluta povertà.
E un uomo buono, il Prof. Riccardo Petrella mi ha fatto riflettere sulla circostanza che noi tutti diciamo che è colpa di questi uomini e di queste donne se non si sono emancipati. Il Prof. Riccardo Petrella mi ha fatto riflettere su come abbiamo sancito che le persone umane povere non sono persone umane.
Natale 2008, luci, balocchi, regali forse un po’ di meno per via del fatto che la bolla finanziaria è esplosa e che non ci sono più Banche che hanno in animo di finanziare i consumi e non ci sono poi così tanti consumatori che desiderino consumare ad ogni costo, costi quel che costi.
Ma anche qui, ora, il Verbo si è fatto carne e, per noi uomini e per la nostra salvezza, discese dal cielo. Io faccio la mia parte e chiedo che possa essere lo strumento di questo Verbo con la mia carne povera e piena di desideri.


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sabato 6 dicembre 2008

La Pace innovativa in sostituzione del Pacco!
di Antonio Bruno

«Aforisma: una verità detta in poche parole - epperò detta in modo da stupire più di una menzogna.» (Giovanni Papini, Dizionario dell'Omo Selvatico)
Cerco su google earth Via Umbria e scopro che è il prolungamento di Via Gigante ma non mi dice che li c’è il Seminario Diocesano di Lecce. Ma è proprio qui che c’è Aforisma
www.aforisma.org una scuola di formazione Manageriale di Lecce che oggi Sabato 6 dicembre, alle ore 10, ha organizzato il convegno “Innovazione, la risposta globale alla crisi“.
Come potevo mancare? C’era un amico, il Giornalista Tonio Tondo, che moderava il convegno è lo stesso Tonio Tondo che nel 1968 e seguenti da Lecce, in Via Don Bosco, dove c’era la sede della Democrazia Cristiana, coordinava le azioni di noi studenti cattolici nel Movimento degli Studenti. Tonio Tondo moderava i relatori ovvero l’On. Bruno Tabacci, il Rettore dell’Università del Salento Domenico Laforgia e il Direttore Generale Monte dei Paschi di Siena - Francia Pierluigi Piccini.
Il mio amico giornalista spiega a tutti noi che il Convegno è un tentativo di comprensione delle cause che hanno determinato la crisi dei mercati finanziari e dei sistemi ad essi collegati, di ipotizzare gli scenari globali e locali che si andranno a formare e di avviare adeguate riflessioni su possibili piani risolutivi. Insomma, secondo Tonio Tondo, il convegno era l’opportunità per mettere a punto nuove prospettive e nuove strategie che risparmiatori e imprese sono chiamati sin d’ora a ridefinire, dopo un periodo di un’auto-regolamentazione dei mercati, che ha portato alla quasi totale assenza di restrizioni sugli affari e che non ha tenuto opportunamente conto dei profondi intrecci tra sistema finanziario e apparato economico-sociale.
Ha cominciato a parlare il Direttore Generale Monte dei Paschi di Siena - Francia Pierluigi Piccini, ha detto che le Banche non favoriscono gli investimenti perché non si fidano tra di loro, ha detto che spingono i clienti a rientrare del loro debito e che questo ribasso del tasso d’interesse non avrà alcun effetto su una borsa che ha già perso il 50% del valore.
Insomma dell’innovazione come risposta alla crisi nell’intervento del Direttore delle Banche non si è vista traccia.
Prende poi la parola l’inventore del motore disel common rail che ha permesso il risparmio del gasolio con le minori emissioni di CO2 conseguenti e progettista della Ferrari oggi Magnifico Rettore dell’Università del Salento Domenico Laforgia e anche lui l’unica innovazione che propone è quella che ci sono troppi colletti bianchi, che c’è grande concorrenza sul piano della ricerca scientifica e che il nostro paese non spende abbastanza in ricerca e quindi ineluttabilmente è destinato a essere superato da chi, come la Cina no l’India, hanno la possibilità di avere tutto dentro al loro territorio e che quindi stabilisceìono da se i prezzi facendoli risultare di gran lunga inferiori a quelli del nostro paese, un modello miracolo economico italiano degli anni 60 con in più le materie prime.
Infine l’On. Bruno Tabacci, da sempre definito vicino a questa scuola di Lecce, che esordisce parlando della speranza di cambiamento, l’On. Bruno Tabacci ricorda che mentre noi viviamo al di sopra delle nostre possibilità c’è chi ci osserva e prende appunti. Magari nel deserto con una padellone che fa le veci della parabola antenna, una TV e un generatore dell’energia elettrica a benzina ed ecco che hanno accesso alle informazioni del Paese del bengodi.
Ricorda i tempi di Lascia o Raddoppia negli anni 60. Per vincere in quella trasmissione TV bisognava rispondere alle domande e dimostrare di essere bravi, adesso la TV propone i Pacchi, il gioco in cui non c’è bisogno di sapere nulla, vince chi individua il pacco giusto.
E da qualche parte nel mondo qualcuno osserva il paese dei pacchi e decide di partire alla volta di questa terra delle meraviglie dove un pacco te lo danno sempre!
L’On. Bruno Tabacci dice che viviamo al di sopra delle nostre possibilità e propone TAGLI PUNTUALI che sostituiscano i TAGLI LINEARI.
Lo spiega con le Università dicendo che anziché tagliare i fondi a tutte è meglio chiudere quelle che non sono di Eccellenza per aumentare i fondi invece ai Centri di Ricerca che hanno dimostrato di fare sul serio.
Ma è un fiume in piena l’On. Bruno Tabacci. Propone l’innalzamento dell’età pensionistica perché non è possibile vivere per trent’anni o più a spese della fiscalità, propone che tutto sia detraibile per fare venire fuori il sommerso che ammonta al 30% del PIL (Prodotto interno lordo), propone la redistribuzione della ricchezza con tutte le persone umane ed evoca gli scenari dell’ex Jugoslavia dove sponsor hanno trasformato i malesseri in guerra, evoca la conseguenza della grande crisi del 1929 che fu la seconda guerra mondiale del 39 -40.
“Innovazione, la risposta globale alla crisi”? Quindi quale innovazione?
Il messaggio che viene da Lecce è di cambiare stile di vita a vantaggio della sobrietà e della condivisione per una globalizzazione che sia il fondamento della pace.
Innovazione è la pace. La Pace è la risposta globale alla crisi.
Ma non c’è pace senza giustizia sociale.
Forte no?

sabato 22 novembre 2008

La FORESTA DEGLI ULIVI della terra di Lecce: raccogliere o non raccogliere le Olive? Questo è il problema!

La FORESTA DEGLI ULIVI della terra di Lecce: raccogliere o non raccogliere le Olive? Questo è il problema!
La FORESTA DEGLI ULIVI della terra di Lecce: raccogliere o non raccogliere le Olive? Questo è il problema!
di Antonio Bruno*

"Per ormai inutile utilizzo, offresi azienda olivicola di 100 ettari per l'installazione di pannelli solari. Il ricavato sarà utilizzato per l'acquisto di biglietti del superenalotto che consideriamo un investimento più sicuro".
NELLA FOTO: L'impianto di pannelli che si può ammirare sulla Sogliano Cavour _ Galatina e che potrebbe sostituire LA FORESTA DEGLI ULIVI DELLA TERRA DI LECCE
Una trovata di un burlone? No! E’ lo striscione di un olivicoltore pugliese che non sa se raccogliere o non raccogliere le olive.

Io lo scrivo a chiare lettere: NON POSSIAMO SOSTITUIRE LA TECNICA DI COLTIVAZIONE CON LE ORGANIZZAZIONI DI CATEGORIA.

Chi rappresenta i contadini? Le organizzazioni di categoria e sono sempre queste che hanno determinato dagli anni 60 ai giorni nostri e che ancora determinano la politica del governo in tema di agricoltura. Oggi c’è l’olio che non si vende e determina la protesta. Ma anche l’olio dell’anno scorso non si è venduto. A Lecce i nostri amici olivicoltori sono dei simpatici vecchietti che continuano a raccogliere le olive. Hanno fatto laureare i loro figli che sono oggi medici, avvocati ed ingegneri con i raccolti della loro terra e questi però della “terra madre” non ne vogliono più sapere lasciando al nostro arzillo contadino, anche se oramai verso il tramonto, il compito di continuare a trarre da quella madre il nutrimento per il nostro territorio.

La polverizzazione delle aziende olivicoli che poteva essere un punto di forza se indirizzato alla tipicizzazione dei prodotti con il conseguente mercato di nicchia ad altissimi prezzi è invece in Terra di Lecce una debolezza.

Provincia
Numero Aziende
Superficie Totale
Superficie SAU
Lecce
78.672
163.438
152.284
Fonte ISTAT
Si affrontano i problemi con l’emergenza, si convocano politici, associazioni di categoria e si utilizzano anche trovate geniali come quelle del Collega Dottore Agronomo Ministro Zaia che, chiamato in causa da pugliesi e calabresi, promette risultati concreti: "il Consiglio Ue - ha affermato - sta discutendo un progetto di regolamento che prevede la possibilità di inserire anche l’olio d’oliva nel programma di distribuzione di derrate a favore degli indigenti".
“Con il regolamento CE n. 983/2008 votato dalla Commissione lo scorso 3 ottobre – ha spiegato Zaia - è stato approvato il piano di ripartizione delle risorse per l’esercizio finanziario 2009, con il quale l’Italia dispone di risorse pari a 129.220.273 euro, finalizzate all’acquisto sul mercato comunitario di determinati prodotti alimentari da distribuire agli indigenti, come i cereali, il riso e il latte scremato in polvere”.
“Lavorerò personalmente – conclude il Ministro - affinché anche l’olio d’oliva, quanto prima, venga inserito in questa lista e possa essere distribuito agli indigenti nella Comunità, consentendo così la ripresa del mercato”.


Sono tutte belle intenzioni ma a San Cesario di Lecce più volte abbiamo riscontrato che le vie dell’inferno sono lastricate di belle e buone intenzioni.
La PAC che poi sarebbe la politica agricola COMUNE, quella che ha visto fioccare integrazioni di prezzo all’olio per anni sin dai lontani anni 60 che ha sostenuto questo settore ne ha anche decretato lo stato in cui langue in questi giorni.
C’è chi si appella a lasciare morire la foresta degli ulivi di Lecce così come si vuol lasciare morire la povera Eliana Cuccurullo.
Non ci sono più agricoltori che decidono che si affidano ognuno al suo Dottore AGRONOMO con il quale affrontare e risolvere i problemi dell’azienda.
Al posto di questa sana impostazione ci sono carte da compilare, moduli, richieste, premi e punizioni dopo controlli che hanno reso il settore olivicolo molto simile al gioco a quiz televisivo allontanandolo dalla realtà.
Chi gestisce tutto questo? Uffici di persone competenti che però compilano carte su carte e che con queste carte hanno affogato la foresta degli ulivi della Terra di Lecce.
Ma qual è la realtà?
La prima è quella della tutela del territorio.
La FORESTA DEGLI ULIVI della terra di Lecce, quella che ha sostituito il leccio (la lizza) e che ha alimentato con i residui della potatura i camini delle cucine economiche della terra di Lecce e con l’olio ha illuminato per anni Mosca e San Pietrobrugo in Russia luoghi dai quali provenivano i velieri raffigurati nei bei quadri del porto di Gallipoli dei secoli scorsi deve vivere affinché la nostra penisola bagnata dai due mari non diventi il deserto dei due mari.

Ma quest’estate avete guardato le campagne del paesaggio agrario salentino? Gli incendi che hanno distrutto centinaia di alberi di olivo. L’oliveto è l’unico bosco rimasto nel Salento. L’olivo nei millenni scorsi dopo l’arrivo dei Romani, ha rubato il posto alla Quercia, al Leccio, alla Lizza che aveva invaso tutto il nostro territorio, e l’energia che la foresta di Quercia forniva sotto forma di legna, fu sostituita dalla legna della potatura di questi alberi di olivo altissimi che lasciavano cadere le preziose drupe per terra perchè non serviva fossero raccolte dall’albero tanto l’olio lampante serviva appunto ad illuminare tutta Europa e i proventi di quel commercio hanno prodotto il barocco leccese che è sotto gli occhi di tutti con il suo fraseggio scintillante e sfavillante pieno di sfarzo eccessivo e sovrabbondante.

Il Salento era l’Arabia Saudita del 1600, forniva l’energia per l’illuminazione in tutta Europa, il porto di Gallipoli ospitava navi di grande stazza che caricavano e partivano per i porti del Nord Europa cariche di olio e di quant’altro proveniva dalle nostre ricche terre. Era fiorente il commercio e i vari sedili di foggia Veneziana testimoniano a Lecce e a Nardò la discesa di quei mercanti che per fare affari si trasferirono in quel tempo nella nostra terra.
Adesso queste persone vengono da tutta Europa per visitare quello che può definirsi “IL MUSEO DIFFUSO E L’ALBERGO DIFFUSO SALENTU LU SULE LU MARE LU IENTU”.

Ma adesso che un litro d’olio lampante (la maggior parte della nostra produzione) costa quanto un litro di gasolio cosa fanno gli agricoltori? Trascurano la coltivazione dell’oliveto, non sono tempestivi nel togliere le erbacce e fiorenti masserie sono divenute ruderi circondati dai residui dell’incendio che le rende simili a un territorio di guerra incendiato dai conquistatori.
L’oliveto non può essere sostituito se non dopo un’autorizzazione rilasciata dall’Assessorato dell’Agricoltura della Puglia, l’oliveto non ha più la stessa capacità produttiva di un tempo ma è una foresta, l’unica foresta che il Salento possiede e che funziona proteggendo il Suolo ed evitando danni immani da rischio idrogeologico (si chiama così il rischio delle alluvioni).

Ma fare le lavorazioni per togliere le erbe secche ed evitare di avere la propagazione degli incendi ha un costo e gli agricoltori che non riescono più a vendere quel prodotto non hanno alcuna intenzione di sborsare dei soldi che non gli verranno mai restituiti dalla terra, la madre terra che nei millenni passati ha nutrito e curato le generazioni che ci hanno preceduti.
Servono soldi che provengano dalle attività che producono risorse utilizzando il territorio. “IL MUSEO DIFFUSO E L’ALBERGO DIFFUSO SALENTU LU SULE LU MARE LU IENTU” deve mettere mano al portafoglio e finanziare la foresta oliveto perché se il turista troverà, tra un paese e l’altro del Salento, un territorio bruciato con delle rovine anch’esse bruciate non verrà mai più.


Se l’impresa agricola del Salento diverrà economica raddoppiando nel prossimo quinquennio la produzione di ricchezza (passando dall’oderno 2,5% del PIL Prodotto Interno Lordo del Salento al 6%) allora le foreste d’olivo potranno essere finanziate da questa ricchezza. Se ciò non avverrà allora dovremmo pensare seriamente di far rientrare gli oliveti nel demanio forestale dello stato.

La Foresta degli Ulivi della Terra di Lecce è sicuramente oggetto della Direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che dal luglio del oramai lontano 2004 è attuata anche in Provincia di Lecce che viene denominata Direttiva VAS che impone di valutare gli effetti sull’ambiente delle scelte programmatiche e pianificatorie.
Come? Chiedete cosa ci sia di programmato nella crisi del settore olivicolo di questi giorni? Ma come non lo vedete? Eppure è sotto gli occhi di tutti! C’è l’abbandono a se stesso del mercato dell’olio e di conseguenza l’abbandono programmato degli oliveti che porterà a gravissime conseguenze ambientali nel nostro territorio.
Chi è responsabile non può far finta di non sapere che quel cartellone che sulla strada statale pubblicizza a caratteri cubitali una bottiglia di OLIO EXTRA VERGINE d’oliva a € 2,80 con un costo della sola confezione (di bottiglia ed etichetta) di € 1,50 sta COMMETTENDO L’OMICIDIO DEGLI OLIVICOLTORI DELLA TERRA DI LECCE!
Come fanno a vedere l’olio extravergine a € 1,30?
Poi c’è il problema della desertificazione che è una conseguenza del mancato apporto di Sostanza organica nel terreno.
E solo alla fine c’è il problema del reddito agricolo degli olivicoltori.
Coda appare oggi?
Un manipolo di contadini “fanno casino” perché non vendono l’olio. Nessuno che ponga il vero problema e cioè quello del rischio idrogeologico (che tradotto significa che senza la foresta degli ulivi della Terra di Lecce c’è il rischio delle alluvioni), quello del rischio paesaggistico (pensate che sarebbe la Terra di Lecce senza la sua foresta di Ulivi e al turista che passerebbe attraverso il deserto per andare a Gallipoli o a Otranto) con conseguenze sull’economia del turismo.

Il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha convocato per lunedì 24 c.m. alle ore 17.30 presso la sala Giunta della Presidenza tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine e i soggetti istituzionali preposti al controllo antisofisticazione della filiera olivicola-olearia.

All’incontro parteciperà anche l’Assessore alle Risorse Agroalimentari Enzo Russo che questa mattina ha incontrato i rappresentati degli olivicoltori, giunti a Bari da tutta la provincia per protestare.

Al bravo Assessore Russo rivolgo un appello affinché, passata l’emergenza, affidi all’ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Lecce il compito di affrontare e risolvere il problema della conservazione e promozione della FORESTA DEGLI ULIVI DELLA TERRA DI LECCE.
Ricordo all’Assessore che il professore Sacco dell’Università degli Studi di Bari ha scoperto un metodo che non lascia margini ad errori per analizzare la PROVENIENZA DELL’OLIO D’OLIVO, io ne ho scritto e chuonque può leggere il report
http://monasteroinvisibilesance.splinder.com/post/17842799/Una+carta+d%E2%80%99identit%C3%A0+all%E2%80%99
Si tratta adesso di salvare i ìl salvabile oggi ma nello stesso tempo di affrontare con noi professionisti il domani.
*Dottore Agronomo (Esperto in diagnostica urbana e territoriale titolo Universitario International Master’s Degree IMD in Diagnostica Urbana e territoriale Urban and Territorial Diagnostics).

dott. Agr. Antonio BRUNO
Esperto in Diagnostica Urbana e Territoriale
Via Vittorio Emanuele III, n° 160
73016 SAN CESARIO DI LECCE
TEL 0832200708
Cell. 3398853904

lunedì 10 novembre 2008

Legislazione prof.ssa Angela BARBANENTE ovvero Città e paesi in grado di confrontarsi con l’eredità del nostro millenario passato


Legislazione prof.ssa Angela BARBANENTE ovvero Città e paesi in grado di confrontarsi con l’eredità del nostro millenario passato
di Antonio Bruno


L’Assessore Angela Barbanente
http://www.regione.puglia.it/index.php?page=rubrica&opz=scheda&ss_id=2&dp_id=6 crede che la Puglia sia una Regione grande, popolosa e articolata che risulta ricca di patrimonio materiale e immateriale. La prof.ssa Barbanente invita tutti noi a pensare a quanta è lunga la Puglia a quanto sono estese le sue coste, alla diffusione nel territorio pugliese dei beni culturali, e poi la magnificenza dei centri sorici dei comuni della Puglia, la bellezza e la storia che essi esprimono.
E poi ci sono le persone che abitano la Puglia tutte ricche di capacità e tra le quali ve ne sono alcune ricche di conoscenze e di professionalità.
Se ci si avventura fuori dai confini regionali si è subito consapevoli di quanti siano sparsi Pugliesi in Italia e nel Mondo e di come gli stessi si distinguano ovunque siano per la qualità del loro lavoro: i pugliesi lavorano bene e soprattutto lavorano con tante idee.
E’ evidente la potenzialità della Puglia e allo stesso tempo ahimè è sotto gli occhi di tutti la discrepanza tra queste potenzialità e i metodi di governo.
In pratica una grande ricchezza di risorse umane e fisiche che si scontrano con il modo di governare queste risorse.
Il principale motore dell’azione della prof.ssa Barbanente è stato quello di cercare di ridurre questo divario (gap) tale azione è frutto dell’orientamento della Giunta regionale Pugliese e della maggioranza che governa questa Regione.
Tradotto significa per la prof.ssa Barbanente avere una Puglia che innova e soprattutto chiedersi per avere le idee chiare cosa significhi INNOVARE nel campo della gestione e del governo del territorio.
Il primo comandamento per chi desideri avventurarsi nella difficile disciplina del governo del territorio, dice la prof.ssa Barbanente, è chiudere definitivamente con la QUANTITA’ per passare alla QUALITA’.
Tale comandamento si traduce nell’abbandono definitivo dell’espansione quarantennale delle nostre città per cominciare a riqualificare le nostre realtà urbane. Ciò comporta la consapevolezza di lasciare da parte un’urbanistica astratta basata sui FABBISOGNI TUTTI SULLA CARTA per mettere in pratica finalmente un’urbanistica CONCRETA CHE GUARDA AI BISOGNI DOVE EMERGONO e costruisce un urbanistica che realizza strumenti adatti a rispondere tempestivamente a quei bisogni e capace di restituire QUALITA’ ai nostri insediamenti urbani.
La constatazione della prof.ssa Barbanente è amara perché parte dalla constatazione che siamo chiamati tutti a restituire qualità in conseguenza della costruzione negli ultimi quarant’anni di pezzi di città CHE NON SONO STATI IN GRADO DI CONFRONTARSI CON LA QUALITA’ EREDITATA DAL NOSTRO MILLENARIO PASSATO .
La prof.ssa Barbanente afferma che non intende nella maniera più assoluta dare indicazioni finalizzate alla riduzione degli interventi ma bensì la sua azione è finalizzata a riorientare gli stessi.
La prof.ssa Barbanente ancora più determinata afferma che lei sostiene la necessità inderogabile di produrre in modo diverso e non pensa minimamente di agire per fare in modo di ridurre la produzione o di ridurre l’attività.
L’azione della prof.ssa Barbanente è invece indirizzata a far aumentare l’attività orientandola però in modo diverso.
Tutto questo nella consapevolezza, aggiunge la prof.ssa Barbanente, che il modo di trasformare le città e i luoghi abitati e tutto il territorio che abbiamo alle spalle ha creato spesso più problemi rispetto a quelli che ha risolto. Per meglio dire ne ha risolti alcuni, poiché l’urbanistica dei quarant’anni passati, quella quantitativa, ha dato un tetto a qualcuno che non l’aveva a scapito della qualità del vivere e dell’abitare, tra l’altro ha ghettizzato le persone nelle periferie ostruendo in modo povero tanto che è sotto gli occhi di tutti il degrado rapido degli edifici costruiti in quegli anni.
La prof.ssa Barbanente riferisce che un Sindaco del nord della Puglia gli faceva presente che i manufatti realizzati negli anni 60 e 70 oggi stanno cadendo a pezzi.
Aggiunge la prof.ssa Barbanente che abbiamo dilatato la superficie occupata dalle nostre città ed oggi abbiamo tutti una grande difficoltà a sostenere anche dal punto di vista economico la manutenzione della viabilità urbana che è il primo biglietto da visita di una città.
E naturalmente, afferma la prof.ssa Barbanente, una città che non risulta confortevole per i suoi abitanti e che non sia ospitale in quanto non da qualità è una città RESPINGENTE anche per gli ospiti e i turisti che vengono a visitarla. Per questo la qualità diffusa per chi abita la città è l’elemento più importante per attrarre dall’esterno della città quegli investimenti, quei flussi anche turistici che tutti desideriamo al fine di fare crescere anche dal punto di vista economico la nostra regione.
Quindi, aggiunge la prof.ssa Barbanente, un’urbanistica non vista esclusivamente come un insieme di norme, procedure e regole ma UN URBANISTICA PERCEPITA COME UNO STRUMENTO A SOSTEGNO DI UNA IDEA DI SVILUPPO DIVERSO BASATO SULLA QUALITA’ DELL’INSEDIAMENTO.
La prof.ssa Barbanente passa poi a illustrare i RISCHI conseguenti all’applicazione di questa idea di sviluppo di cui è consapevole.
Ma prima di passare a questa illustrazione afferma che ha basato QUESTA INNOVAZIONE SULL’ASCOLTO che ha fatto comprendere a fondo i problemi dei territori, passando da quelli dei Comini per giungere a quelli delle Province con queste ultime si è anche provveduto a stipulare un’intesa costruendo assieme il documento generale di assetto regionale e continua affermando che l’ascolto dei comuni è più difficile e complesso poiché comporta un lavoro quotidiano da parte dell’Assessore e dei suoi uffici.
Dall’ascolto sono emersi i problemi ai quali la prof.ssa Barbanente ha cercato di dare risposta con le leggi approvate. Aggiunge poi la prof.ssa Barbanente che sarebbe presuntuosa, astratta, lontana e non coerente con la sua idea di governo che è basata sull’ascolto se oggi non fosse anche consapevole dei RISCHI DELL’INNOVAZIONE.
Il rischio è rappresentato dalla non applicazione di questa INNOVAZIONE NORMATIVA, il rischio è che tutto rimanga SULLA CARTA.
Il rischio è che questa serie di leggi risultino un fiore all’occhiello della Regione Puglia, del governo regionale e della giunta Vendola che sia un motivo per essere invitati da tutta Italia perché su queste norme di appunta l’attenzione nazionale MA CHE POI NON TROVINO IN PUGLIA NEGLI ASSESSORI E SINDACI PUGLIESI APPLICAZIONE OPERATIVA.
Questo problema, dive la prof.ssa Barbanente, è STRUTTURALE DEL NOSTRO PAESE prima ancora che della Regione Puglia.
Il problema strutturale consiste in una SPAVENTOSA PRODUZIONE NORMATIVA LARGAMENTE DESTINATA A RIMANERE SULLA CARTA.
Certo per il legislatore l’approvazione della norma rappresenta il punto d’arrivo, ma la fatica della norma comincia nel momento stesso in cui viene approvata.
Questo perché la norma va attuata per costruire nella pratica del concreto la visione che è sottesa alla norma e che nel caso specifico è L’INSEDIAMENTO DI QUALITA’ E’ UNA CITTA’ RIQUALIFICATA E’ UNA CITTA’ RIGENERATA E’ UNA CITTA’ CHE NON ABBANDONA LE PERSONE E LE FAMIGLIE CHE HANNO BASSO REDDITO E INCAPACI DI ACCEDERE ALLA CASA SUL LIBERO MERCATO. Questo è quello che la prof.ssa Barbanente aspira a fare e a ottenere.
(Fine Prima Parte continua)


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