domenica 10 maggio 2009

Il 1968 ovvero milioni di persone che dicono basta alla Dittatura della ragione e dell’ateismo


Il 1968 ovvero milioni di persone che dicono basta alla Dittatura della ragione e dell’ateismo
Appunti dalle lezioni di Massimo Fagioli scritti da Antonio Bruno

Una voce della strada dice che tutti gli studenti sono interessatissimi alla psicopatologia mentale. La psicopatologia non è solo neuropatologia ma è anche qualcosa che riguarda la mente. La svolta storica c’è stata nel 700 con l’illuminismo ovvero c’è stato il ritorno dell’identità umana come ragione dopo 1700 anni di Cristianesimo.
In verità pensieri sulla malattia mentale c’erano stati già nel 600 con il medico legale del Papa che ha cominciato a visualizzare questa formula che adesso da tempo è di attualità. Qual è? Se un criminale aveva commesso un reato grave per essere punito doveva essere compatibile con la formula “era capace di intendere e di volere”.
Ma ancora prima c’è questa formula ovvero nel 160 dopo cristo con Marco Aurelio che aveva il figlio pazzo, tutti sappiamo che il figlio di Marco Aurelio era Commodo, ma non fu Commodo il pazzo ma bensì suo padre Marco Aurelio il saggio che impostò questa idea che la criminalità doveva essere collegata ad una normalità.
Lo sappiamo per un accadimento di allora infatti un uomo aveva ucciso il Padre ( il padre che nei romani era un Dio), in quei tempi il parricidio era il delitto maggiore mentre buttare il bambino nel Tevere non era un gran reato. Marco Aurelio scoprì che il parricida era non di intelligenza normale e inventò che la pena non poteva essere applicata. La pena era di essere messo in un sacco con una bestia feroce e poi buttato nel Tevere. Marco Aurelio era uno stoico, seguiva quella Filosofia della non violenza.
C’erano gli Epicurei e gli stoici, nell’Epicureo c’era il Carpe Diem, c’era una realtà del corpo precisa, c’era una filosofia per cui un cardine dell’interpretazione della storia era il CASO perché era legata alla teoria di Democrito degli atomi, avevano pensato che andando più a fondo nella materialità gli atomi venivano giù perpendicolarmente e verticalmente e che si incontravano a caso. Diversamente negli stoici c’era un idea di fine. L’uomo doveva realizzare se stesso con un certo ascetismo, con una certa doverosità, cioè l’uomo doveva dire a se steso che doveva essere bello forse no, ma bravo e buono si.
Quello che conta per gli stoici è il rapporto logico e razionale con la realtà indipendentemente da qualsiasi morale, per cui se c’era uno scopo da seguire la morale non c’entrava. Prima di Marco Aurelio c’era stato Seneca nel periodo dell’Imperatore Nerone che si fece uccidere nel 68 dopo Cristo. Accanto alla razionalità che si legava molto alla prassi del corpo c’è l’idea come di occuparsi dello spirito, di quest’altra cosa che non era ben definita. Ci sono alcuni che dicono che il Cristianesimo di lega molto allo stoicismo.
In quest’ambito e in quest’epoca che viene questa forma della incapacità di intendere e di volere. Mente che funziona e mente che non funziona. Nel mondo Greco c’era un idea c’era una distinzione tra demenza e follia. La follia non era malattia (noson) caso mai sta vicino alla demenza, Marco Aurelio si riferisce alla Demenza. Uno che organicamente non è ben formati nel cervello. In verità la psichiatria non comincia da Pinel che pensava ci fosse una lesione organica. Psichiatria è una medicina della Psiche, ma loro facevano la medicina del cervello che non è la psichiatria.
Questa idea così grossolana dal 160 dopo Cristo sta nell’ambito di una cultura filosofica fatta in un certo modo da dove viene la possibilità di orientarsi verso un idea di malattia della mente.
La psichiatria viene fuori dall’illuminismo dell’identità umana come ragione.
Vediamo il dramma di un medico, il medico che vuole e che ha idea di fare medicina della mente. E li in base a certe mentalità qualcuno ne approfittava, quando dava clinica medica e chirurgica. Che farai tu? Lo psichiatra! E il Prof. diceva va bene tanto tu il medico non lo fai. Pensare di fare psichiatria era abbandonare l’identità medica. Ciò ha origine nell’isteria che non veniva considerata malattia, chi si occupava di realtà mentale non faceva più il medico.
Montagne che si mettono davanti, che significa portare la parola medicina alla mente. Se la malattia della mente è malattia del cervello non ci sono problemi il medico va all’organo malfunzionante e cerca dio aggiustarlo per farlo funzionare meglio.
Gentile (il ministro dell’istruzione della omonima riforma) aveva fuso Neuropsichiatria ma nel 1976 fu separata Neurologia e Psichiatria, una svolta anche se il neurologo fa lo psichiatra ma lo psichiatra non faceva il neurologo.
L’organo cervello non ha cura, la vera cura era la chirurgia ma 100 anni fa si operava bene ma il paziente moriva per le infezioni.
L’idea di fare il medico senza fine di cura non è una bella idea per cui meglio essere Specialista in Neurologia e Psichiatria. C’è il rifiuto di fare medicina senza cura. Per la cura ha cominciato a guardare soltanto le dinamiche psichiche e non organico.
L’idea di cura. Ci deve essere, è impossibile che non ci sia l’idea cura. Cerebropatie organiche alle cerebropatie dell’organo cervello che sono curabili solo chirurgicamente.
Mentre in psichiatria la cura ci deve essere.
Istinto di morte e conoscenza è stato scritto perché si possa curare con la guarigione. Questo non vuol dire che tutti possono guarire.
Psichiatria vuol dire diagnosi e poi procedere alla cura mirando alla guarigione. Per questo ha cercato di portare la diagnosi e la prognosi per la guarigione.
Ha portato questo metodo alla mente. La mente non l’ha mai toccata nessuno, il pensiero non l’ha mai toccato nessuno. Invece lui si è permesso di dire del pensiero, strano, dissociato e delirante. C’è stato tutto un movimento che ha raggiunto il suo culmine nel 68 cominciato negli anni 60 che aveva come forma la rivolta contro ogni divieto, oppressione, repressione e autorità.
Il Dio del 68 era la libertà, la rivolta contro ogni aspetto più o meno di autorità, sono arrivati a dire che sono reazionarie gli antibiotici e la chirurgia, siccome è inaccettabile che uno può e un altro non può, tutti devono non potere.
Nel 68 in psichiatria è stato tutto distrutto e non si è potuto più distinguere il cerebropatico, il mongoloide dal normale. Non si distingue il frenastenico (Insufficienza dello sviluppo mentale dovuta ad anomalia congenita), l’oligofrenico (Deficienza intellettuale congenita o acquisita, propria della prima infanzia) e il malato demente(Perdita permanente, totale o parziale, delle facoltà mentali e dell'equilibrio emotivo: è affetto da d. precoce Demenza senile, che può insorgere nella tarda età) non c’è l’agente patogeneo quello è nato così. Tutto questo è stato cancellato. Bisogna dare uno sguardo all’ambiente e alla filosofia e cultura dell’epoca. Il logos greco di 3000 anni fa, quello stoico di Marco Aurelio di 2000 anni fa e quello dell’illuminismo di 400 anni fa.
Qual è il sottofondo, l’atmosfera e l’ambiente culturale nel quale si è svolta la ricerca della psichiatria. Tutto per vedere qual’era il pensiero di fondo, la filosofia, dietro all’iconoclastia (Spregiudicata distruzione di convenzioni e opinioni comunemente accettate) di ogni temine psichiatrico ci sia di un orientamento filosofico per cui non si poteva parlare di malattia mentale. Adesso c’è solo il disturbo. Un conto è il disturbo un conto è la malattia. Nella mente non c’è distinzione tra malattia e disturbo. E’ grave che la parola schizofrenia (Insieme di malattie mentali caratterizzate da dissociazione psichica, disintegrazione della personalità e da altri disturbi relativi al rapporto con la realtà) è entrata nel linguaggio comune. Se uno si comporta male dicono che è schizofrenico.
Nell’ambiente psichiatrico si può parlare soltanto di disturbo (es. bipolare). Immaginate uno studio medico, uno studio psichiatrico, arriva uno giù di tono, non va a lavorare, ha delle idee che è brutto e cattivo, da uno che si mette a fare discorsi dissociarti. In questa cosiddetta psichiatria democratica la distinzione non si fa per cui il depresso si suicida e lo schizofrenico rimane schizofrenico cronico a vita. Perché tutto questo? La voce per strada è che gli studenti di Chieti chiedono la psicopatologia. Come? Chiedono la psicopatologia che è sepolta e che no se ne parlava più? Vogliono sapere la differenza? C’è stato qualche cosa che è cambiato?
Fine anni 50: non c’era esistenzialismo (Movimento filosofico del Novecento che rifiuta l'inserimento dell'individuo in schemi filosofici astratti e totalizzanti e concepisce l'esistenza, prioritaria rispetto all'essenza, come modo di essere specifico e originale dell'uomo), c’era il clistere di colario idrato ai limiti diventato Gardenale era un farmaco contro l’isteria. C’era l’elettrochoc, la cura di Sachel c’era una iniezione di insulina alle 6 del mattino e alle 8 una grossa iniezione di liquido glucosato per svegliarlo gradualmente. Fare la narcoanalisi. Il pentotal in vena per farlo parlare tra veglia e sonno. Una variante farmacologia dell’ipnosi. Tutto per far emergere qualcosa che non era cosciente.
L’idea di un pensiero che non era cosciente c’era. Ma non c’era la piccola bestia scoppiata negli anni 60.
Occuparsi del movimento della mente più o meno patologico o sano. C’era lo studio dell’organo. Ma di psicopatologia pressoché zero. C’era l’idea che non ci fosse nessuna cura, arrivato vicino alla porta dello psichiatra non c’era cura, dovevi rassegnarti. Poi c’era l’abolizione della nosografia (Studio descrittivo delle malattie) e ci chiediamo che cosa è successo culturalmente e politicamente negli anni 60. C’era la voglia, il movimento o atteggiamento di ribellione o di rivolta alle cose costituite e alle cose accadute.
E cosa pericolosa è stata che questa rivolta non fatta in mdo da dire questo lo rifiuto e questo no, ovvero quello che poteva essere progresso nella scienza lo accetto mentre ciò che è inutile o dannoso lo rifiuto. In quegli anni del 68 si disse che la scienza è oppressiva che bisognava ribellarsi al potere della scienza una iconoclastia(Spregiudicata distruzione di convenzioni e opinioni comunemente accettate). Fu così che piantò Venezia perché troppo organicista e poi a Padova e quindi in Svizzera. Poi in Italia un gruppo che si è esaurito nel corso degli anni per fare una rivolta contro la psichiatria fascista. Questo gruppo parlando dei ricoverati ne gli ospedali psichiatrici affermava “Questi non sono malati sono dei poveri reclusi perché la società razionale non sopporta l’irrazionale”.
Quando comparve il LARGATTIL(usato nella schizofrenia) erano gli stessi anni che comparve la pillola contraccettiva. Questo si è mosso con la grande insegna della libertà. La rivoluzione francese aveva fatto una dea della ragione. Nel 60 l’idea da adorare era la libertà, e con questa libertà ognuno era libero di comportarsi come voleva scontrandosi con la polizia e la magistratura per reati penali, ma soprattutto poteva pensarla come voleva. E il povero psichiatra di fronte al movimento di milioni di persone come poteva dire che un paziente fosse delirante? non lo poteva dire! Ed ecco che diceva che aveva un disturbo. Che c’era alle spalle? La filosofia, una trasformazione del detto di Platone che in politica chi doveva avere il potere erano i filosofi, mentre negli anni 60 chi doveva avere il potere era la fantasia. Parlavano di fantasia ma non sapevano cosa fosse! ma erano perfettamente convinti che non vi era alcuna distinzione tra fantasia e fantasticheria!
Se uno si mette a fantasticare a 30 anni (non a 10 anni) di essere il corsaro nero o Sandokan e poi corre a farsi fare la spada si Sandokan a 30 anni non è sicuramente fantasia. E poi la terribile storia che hanno fatto e dura tuttora che filosofi che non distinguono la fantasia dalla fantasticheria non distinguono la ragione dalla pazzia.
Cristoforo Colombo navigò da luglio a ottobre del 1592 e scoprì San Salvador, questa follia non è la stessa cosa che in Alabama hanno ammazzato 8 persone, in Germana 13 e uno impazzisce!
Uno psichiatra diceva dell’assassino delle 13 persone in Alabama forse era un po’ distratto ed è impressionante che gli psichiatri non parlano di pazzia nemmeno in questo caso.
La demenza precoce era una vecchiaia del cervello, la schizofrenia poteva aprire la strada all’idea della malattia perché c’è la schizofasia che significa parlare dicendo prima una cosa poi l’altra(Linguaggio disordinato e incomprensibile proprio degli schizofrenici; schizolalia).
Ecco che dobbiamo percorrere questa strada passando attraverso Epicureo, gli Stoici, Seneca, Marco Aurelio e quindi spiaggiare all’illuminismo.
C’era stata la guerra del 1940 poi la ripresa della produzione, c’era stata la questione della ribellione alla ragione, perché distingueva il malato dal sano, l’irrazionale dal razionale, il buono dal cattivo. Non hanno voluto, non hanno potuto, non hanno pensato, alla irrazionalità di questo che ha ammazzato 13 persone in America. Perché non fanno questa distinzione?
Cosa è successo al volgere degli anni 50 e 60?
Prendiamo come ricerca Kruscioff. Perché? Ma perchè è stata sottovlutata nel 1956 la demolizione della figura di Stalin. Ma Kruscioff non s’era accorto che demolendo Stalin, demoliva il comunismo. Lui più ancora di Staln fu un dittatore e mise in atto una repressione quando ebbe il potere. Lui disse che Stalin è Comunista cattivo e lui il comunista buono.
Si scontrò con Kennedy, perché non s’era accorto che il comunismo era Lenin e Stalin, che quel passaggio nel 1924 quando morì Lenin l’elezione di Stalin, sconsigliata dallo stesso Lenin perché diceva che Stalin fosse troppo duro, fu un segno! Perché la rivoluzione bolscevica doveva andare verso la dittatura del proletariato.
Non si potevano convincere le persone che il comunismo era l’avvenire dell’umanità e lo si doveva imporre con le armi. Kruscioff chiuse tutte le chiese in Russia e ne erano rimaste solo 50 in tutto il territorio.
Invece Stalin aveva fatto un patto con i Patriarchi Ortodossi per avere il loro appoggio perché serviva la partecipazione totale del popolo e si mise d’accordo con la chiesa ortodossa mentre Kruscioff non fece questo. Napoleone aveva fatto la stessa cosa, nonostante i primi anni la Rivoluzione Francese tentò di combattere e avversare la Chiesa si alleò con Pio VI e Pio VII da cui addirittura si fece incoronare (Parigi val bene una Messa).
Non sarà che in questa ribellione generale del 68 ci sia questo gesto di Kruscioff che disse questo Stalin era un dittatore criminale che ha portato sette milioni di contadini Ucraini in Siberia perché i contadini Ucraini nascondevano il grano e non lo davano allo stato?
Questa ribellione a Stalin è il metodo deduttivo, l’ipotesi di lavoro. Ovvero che la ribellione del 1968 fosse stata una ribellione al comunismo e le masse abbiano percepito questo.
La cosa si è estesa alla rivoluzione culturale comunista stimolata e organizzata da Mao e non è che Mao si è ribellato in maniera totale al comunismo fatto da lui stesso e che aveva portato 1 miliardo di persone al comunismo.
Che siano queste le scintille che hanno mosso tanti altri a ribellarsi, e sotto sotto ci sia la ribellione al comunismo? Si potrebbero fare le tesi su questo argomento.
Il comunismo aveva per legge statale l’ateismo assoluto. Volevano abolire la religione con la repressione. Però questo era l’interpretazione che la religione cristiana era quella più alleata al capitalismo e alla borghesia. L’ha detto Heghel.
Si doveva abolire la religione cristiana, non avevano capito che Marx mirava a togliere dall’uomo non la religione, ma l’alienazione religiosa.
Marx affermava che il problema era di togliere l’alienazione religiosa e non la religione. Lui lo vedeva in termini di lotta all’oppressione del capitale.
Il danaro non è più un mezzo ma diventa un feticcio, per cui si persegue non più lo scambio interumano, ovvero lo scambio delle cose, ma diviene un feticcio e viene adorato come valore assoluto di per se per cui il denaro diventa un Dio. Ovvero l’avaro di Molier (pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin; Parigi, 15 gennaio 1622 – Parigi, 17 febbraio 1673) e l’identità diventa avere il denaro che ha valore di potere sugli altri.
Questa ribellione non c’è in Kruscioff, non c’è in Mao, morto il 10 settembre del 1976.
Questa ribellione c’è in queste masse del 68. E se ricordiamo nel 68 c’era un ambiente cattolico molto ampio o espansivamente un ambiente religioso. Nella lotta all’oppressione in questo nuovo pseudo marxismo, perché in Marx contava togliere l’operaio dallo sfruttamento della forza lavoro. Nel 68 c’era solo la lotta all’oppressione e come se avessero accettato il capitalismo.
Siamo arrivati al giro infernale produzione, consumi. Parlavano nel 68 solo dell’oppressione. Quale? L’oppressione della polizia o l’oppressione ideologica, quella mentale. Per cui propongono che all’ordine, alla regola bisognava opporre la libertà assoluta. Al discorso razionale bisognava opporre l’irrazionale ma in questo non hanno fatto la distinzione tra pazzia e follia.
Perché in questo siamo tutto uguali cosa c’era un GUASTO NEL PENSIERO E NELLA TEORIA PER CUI CI SI RIBELLAVA AL COMUNISMO perché ERA UN OPPRESSIONE. Tutti uguali come le giacchette grigie. Di queste diversità di alterazioni della mente non se ne è mai occupato. Ai limiti la perversione di dire che se uno aveva qualche idea diversa era un pazzo, non era un oppositore politico, non era una contraddizione dialettica, la psichiatria veniva usata per mettere in manicomio i devianti.
Nel 68 ecco che arriva la conclusione per cui gli esseri umani non erano tutti sani, ma tutti malati, la perversione degli esseri umani.
Perché se c’era una scizofasia (Linguaggio disordinato e incomprensibile proprio degli schizofrenici; schizolalia )era nella natura umana, per cui curare la malattia mentale era un oppressione. Ù
Qualcuno ha detto che anche le sale chirurgiche erano oppressione e potere. E’ tornata questa mentalità non soltanto greca.
Quindi nel 600 dopo Cartesio c’era stata la ribellione al dettame della Chiesa Cattolica!
Poi è venuto l’illuminismo dove torna l’identità umana del mondo greco e alla ragione!
Nel 68 viene combattuta la ragione umana con un irrazionale che ha solo la DEA libertà e che non fa distinzione tra chi vuole avere le libertà civili e quello che vuole avere la libertà di uccidere 13 persone!
Nel mondo greco si diceva che non era tutto “essere umano” si diceva c’era una parte che era rimasto animale. I Greci non parlavano di malattia, è solo con la ragione dell’illuminismo che c’è la malattia.
In 2000 anni la Bibbia dice che l’uomo ha il peccato originale, dopo 1600 anni di cristianesimo nell’illuminismo è diventato il male che sta dentro l’uomo e il male sta nell’inconscio.
Nel 68 la ribellione alla razionalità e quindi si può ipotizzare che il 68 sia stato una rivolta religiosa al comunismo ateo. Ovvero: Combattiamo l’illuminismo e così torna l’identità cristiana.
Nel 68 veniva fuori la naturalità del pensiero religioso. Il mondo religioso si è sempre opposto alla medicina. I religiosi non potranno mai accettare la psichiatria, perché per loro il pensiero è roba della religione.
In fondo adesso tra destra e sinistra differenze tra come affrontare produzione e consumi non ce ne sono. I rimedi sono uguali per tutti. Dov’è lo scontro? Sulla realtà umana! Lo scontro si realizza interamente su quello che chiamano eticità. E ha sentito componenti dei rappresentanti religiosi affermare che la società deve accettare che solo le organizzazioni religiose hanno l’antropologia. La scienza o il sapere della realtà umana ce l’hanno solo i rappresentanti religiosi.
La sinistra confessa che non aveva argomentazioni per opporsi ai rappresentanti religiosi. Questo perché Marx non ha mai considerato la realtà dell’uomo. Marx non si è mai occupato dei disturbi della mente. Nel 10 novembre 1837 scrive al padre Marx scrive che ha fatto di tutto per cercare qual è la perla delle perle dell’uomo ma s’è trovato nelle mani del nemico.
Non tenta di occuparsi dell’uomo perché chi determina l’andamento della storia è lo spirito assoluto, è l’elaborazione che aveva già detto Spinoza nel 600, l’unica esistenza vera è quella dell’eterno perché è infinito. L’uomo essendo finito di fatto non ha esistenza, non c’è esistenza.
Quale filosofia ci può essere stata dietro? Una teoria, una ricerca di diversi anni. Ci sono delle formulazioni in cui si occupa di realtà e in particolare di realtà senza coscienza. La psichiatria si doveva occupare di qualcosa oltre la coscienza.
Ovvero il transfert che è stabilire un particolare rapporto tra terapeuta e paziente. Inconoscibile, è inconoscibile la scienza umana non può conoscere e quindi si lega allo spirituale perché non fa parte della possibilità della ragione ad arrivare.
L’unica cosa che si poteva conoscere sono le cose dimenticare che vanno ricordate, il rimosso. Con lunghi lavori per ricordarsi quello che era accaduto nell’infanzia.
La dimenticanza è patologica, perché Freud dice che il pensiero inizia con il linguaggio verbale che inizia a 2 anni, per cui tra feto nell’utero dentro l’acqua e i primi 3 anni di vita non c’è nessuna differenza. Questo altro che si trova nell’adulto oltre la ragione che è l’inconscio non si sa da dove venga. Che sia la cosa animale dei greci? Che sia l’anima spirituale? E’ qualche cosa che non si può conoscere. Per arrivare ad aprire al strada a una possibilità di conoscenza di questo mondo.
Questo inconoscibile o questa inconoscibilità non viene accattata.

sabato 9 maggio 2009

Il Forum per la Pace nel Mediterraneo incontra la Scuole Elementari di Casarano




Il Forum per la Pace nel Mediterraneo incontra la Scuole Elementari di Casarano


di Antonio Bruno




"La pace non è una paradisiaca condizione originaria, nè una forma di convivenza regolata dal compromesso. La pace è qualcosa che non conosciamo, che soltanto cerchiamo e immaginiamo. La pace è un ideale."(H. Hesse). Un sabato di sole, la campagna che inizia a perdere gli odori della primavera per lasciare il posto all’incombente stagione estiva con i suoi odori forti. Il suono delle cicale insieme ai voli dei migratori, tutti nel cielo sopra ad Acaya di Vernole in Provincia di Lecce.Quando sono arrivato li ho visti in Piazza intenti a giocare tra di loro guidati dagli insegnati, persone assolutamente meravigliose.Eccoli che salgono le scale per ammirare dal Castello il Panorama. Poi finalmente giungiamo in quelle che una volta erano le scuderie e li facciamo le prove di Pace.Scopriamo che ci sentiamo sicuri quando siamo a casa, con i nostri genitori. Che un tempo nemmeno troppo lontano, appena 500 anni fa, per sentirsi sicuri ci si doveva affidare alle cure dell’Architetto però MILITARE come quel Gian Giacomo che per l’appunto era dell’Acaya. Gli Achei di Acaya che hanno un cognome possente “RUGGE” come fieri leoni assistono a tutto questo, a questi bimbi due dei quali si alzano per essere promotori di un incontro nelle loro scuole e che sono in contatto con il forum e due insegnanti che fanno altrettanto mettendosi a disposizione.Ho portato il saluto del Vice Segretario Generale del Forum Dott. Giulio Giordano ai ragazzi e alle loro insegnanti e abbiamo vissuto una fortissima emozione nel castello, con i ragazzi che gridavano che la pace era soprattutto la mamma e che la mamma si chiamava Maria e che di cognome Maria faceva Pace.Grazie ragazzi! E a incontrarci presto a Casarano!"La felicità e la pace del cuore nascono dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno."(M. Gandhi)"La vera scelta non e' tra non violenza e violenza ma tra non violenza e non esistenza... Se non riusciremo a vivere come fratelli moriremo tutti come stolti".(Martin Luther King)

venerdì 1 maggio 2009

Il laboratorio di scrittura e il potere delle parole


Il laboratorio di scrittura e il potere delle parole
di Antonio Bruno


Come va? Tutto bene? Nessuno di voi ha avuto una giornata pesante? Non c’è nessuno che si lamenta? Bene significa che avete un buon motivo per stare a leggere quello che scrivo. Io parto dal presupposto che la scrittura è legata alle reti neurali e che noi che scriviamo abbiamo l’obiettivo di descrivere noi stessi per narrare o per confrontarci. Chi scrive ha avuto delle vicissitudini nella vita che l’ha portato a occuparsi di se stesso e quindi sceglie la comunicazione che sia efficiente e arrivi alle altre persone come modo di stare in mezzo agli altri.
Naturalmente c’è la necessità di osservare i propri stati d’animo, di capirli per poterli poi descrivere. Ma molti non riescono a osservare il proprio stato d’animo per poterne scrivere, molti ne vengono semplicemente travolti. Chi riesce a osservare i propri stati d’animo inevitabilmente elabora la risposta più adeguata all’evento che ha determinato la sua malinconia, la sua rabbia, la sua felicità e serenità.
Scrivere e comunicare i propri stati d’animo consente di ottenere la padronanza di se che determina la serenità per più tempo come stato d’animo predominante.
Tu! Si dico proprio a te che mi stai leggendo quando hai l’ansia, il rancore o il risentimento ti senti bene? Oppure vorresti starci per il meno tempo possibile? Se ci stai per molto tempo ci stai male, ma come fare a starci per il minor tempo possibile?
Devi osservarli e descriverli, devi scriverli su un bel foglio di carta bianco perché se osserviamo il nostro stato d’animo, se tu osservi e descrivi il tuo stato d’animo riesci a capire come uscirne se si tratta di uno stato d’animo che ti fa stare male e come starci per più tempo possibile se è uno stato d’animo che ti da felicità e serenità.
Il fatto di descrivere il tuo stato d’animo, di narrarlo prima a te stesso e poi a chi voglia leggerlo ti mette in condizione di avere chiaro cosa stai provando adesso! Questo stesso fatto ti mette nelle condizioni di avere più opzioni per dare a questo stato d’animo una risposta adeguata. Seri motivato ad agire nella direzione dell’opzione più funzionale a farti stare bene per quanto più tempo possibile!
Scrivere significa impiegare meglio il proprio tempo infatti descrivere noi stessi ci mette nelle condizioni di una maggiore efficacia rispetto alla gestione delle cose da fare perché i nostri stati d’animo ci paralizzano e ci mettono in condizioni di non poter fare tutto quello che dovremmo fare nel tempo che abbiamo a disposizione.
Se scriviamo impariamo a ottenere la nostra felicità e serenità ma anche a gestire questo stato d’animo affinché sia presente per la maggior parte del tempo possibile nella nostra vita.
Il laboratorio di scrittura insegna a comunicare efficacemente prima con se stessi e poi anche con gli altri. Il laboratorio insegna ad essere efficienti nella comunicazione. Una comunicazione per essere ben riuscita deve ottenere dei risultati apprezzabili. Se tu racconti una barzelletta alla fine ti aspetti che la gente rida. Se la gente non ride la tua comunicazione della barzelletta non ha raggiunto l’obiettivo che ti eri prefisso e che era nella natura della barzelletta.
Capisci? Se scrivi nel laboratorio di scrittura hai una comunicazione efficace con te stesso e con gli altri e ottieni gli obiettivi che ti eri prefisso.
Sono stato a una conferenza di un bravo signore che sin proponeva come maestro di spiritualità, diceva che aveva raggiunto livelli altissimi e questo signore santo mentre parlava ha cominciato a sentire il vagito del bambino di una signora giovane che era venuto ad ascoltare le illuminanti parole di un uomo santo. Il nostro santo dopo un po’ ha gridato “PER FAVORE SILENZIO IN SALA!” e diceva di aver raggiunto la santità!
Se tu hai raggiunto la spiritualità accogli gli altri, sei amorevole con gli altri, non ti metti in allarme appena c’è il vagito di un bimbo!
Ogni giorno è un’ avventura eppure non tutti i giorni è così. Perché, secondo te non tutti i giorni sono così?
Perché alcuni giorni ti alzi e ti trascini per arrivare esausto/a alla fine della giornata, frustrato e pieno di rabbia a rancore contro tutto e tutti? Perché? Te lo sei mai chiesto?
Perché invece altri giorni ti ritrovi a sera che il tempo è volato come se fosse passato appena un secondo da quando ti sei alzato? Perché?
La scrittura aiuta a motivare e a motivarsi ogni mattina per avere i migliori stati d’animo. Ma da cosa dipende la felicità o la difficoltà?
Tutti potremmo avere stati d’animo belli ma mancano le informazioni oppure abbiamo informazioni diverse da quelle che ci mettono nelle condizioni di stare bene. Questye informazioni determinano i nostri stati d’animo.
Il laboratorio di scrittura è una metodologia di lettura dell’esperienza, particolarmente attenta allo "studio della struttura dell'esperienza soggettiva" . Praticandolo si ha l’obiettivo di comprendere "come" le persone riescono a fare quel che fanno, con particolare attenzione alle modalità con cui le persone fanno ciò che ci interessa. Quindi, tre termini sono importanti: analizzare, imparare e modellare, cioè copiare e in maniera migliore.
La ricerca del Laboratorio di scrittura si focalizza quindi sulle risorse messe in campo dal “modello comportamentale” allo studio per raggiungere un determinato obbiettivo ed al successivo “modellamento” su noi stessi di esse, per raggiungere il medesimo.
Ognuno di noi vive una realtà soggettiva e questo è possibile riscontrarlo perché abbiamo opinioni diverse rispetto alla stessa realtà. Ma io e te vediamo diversamente la realtà perché abbiamo informazioni diverse che ci fanno formare opinioni diverse.
La tua felicità op infelicità è frutto delle diverse informazioni che hai.
Fatti una domanda: cos’è funzionale per l’ottenimento dei miei obiettivi? Tu hai la capacità di rispondere efficacemente e di assumerti le tue responsabilità ma non sempre è facile.
Con il laboratorio di scrittura puoi dare una svolta e impedire che il passato ti paralizzi.
Per farlo devi modificare le parole che usi per narrare la realtà! Le parole sono potenti! Per capire questo devi sapere che il nostro sistema nervoso è un filtro perché alcune cose le percepisce altre invece no quindi il nostro sistema nervoso distorce e cancella lacune porzioni di realtà.
Nel laboratorio di scrittura ti chiederai se quello che hai scritto ti serve, se le parole che hai usato sono funzionali a mantenere per più tempo possibile la felicità e la serenità nella tua vita.
Le parole che usi inducono il tuo stato d’animo che determina la percezione della realtà e di conseguenza il tuo comportamento.
Le parole rappresentano la nostra esperienza a noi stessi e agli altri e la incorniciano.
Il forum per la Pace nel Mediterraneo e l’Agenzia per la Promozione dei Giovano finalizzano il Laboratorio di scrittura ai temi della pace per l’ottenimento prima della pace in noi stessi.
I laboratori sono tenuti dalla Scrittrice amica del Forum per la Pace nel Mediterraneo Laura Madonna Indellicati e i prossimi appuntamenti sono presso la Riserva naturale delle Cesine il giorno 7 Maggio 2009 alle ore 16.00 con partenza dalla Piazza del castello di Acaya e il 21 Maggio a Galatina (LE) percorrendo la Via della Taranta per poi effettuare il laboratorio in una sala nel Palazzo della Cultura (un ex convento dei domenicani che contiene, il Museo Cavoti, la Biblioteca Siciliani, l'Università Popolare, la Mediateca, il Centro Progetto Giovani, l'archivio storico, l'archivio notarile, due sale conferenze, e fra poco la pinacoteca, un teatrino e una sala di registrazione).
La sala per noi, non è niente di speciale, ma l'unica disponibile per adesso di quella grandezza (media).
Vi aspettiamo numerosi.

venerdì 24 aprile 2009

La sua cravatta per anni si annodava da sola


La sua cravatta per anni si annodava da sola
di Antonio Bruno
Vado alla riunione di condominio e lo sento parlare della curiosità di sapere perché la sua presenza giù da noi non risulta entusiasmante per tutti ma fonte di continui lamenti. Poi accade di vederlo circolare in questa San Cesario di Lecce, la domenica mattina con i giornali che occupano le mani.Sentire dire di lui che tra i fili delle parole si accendono scintille che riportano all’infanzia mi intriga. E’ accaduto stasera 24 aprile 2009 e ho poi letto che nel Foyer del Politeama di Lecce, Giovanni Pellegrino ed Elisabetta Liguori presentavano il libro di Piero Manni “Il prete grasso” (Manni). Al posto del senatore Pellegrino c’era Antonio Errico (scrittore e dirigente scolastico) e le scintille le ha citate lui.Sul prete grasso che popolava le nostre Chiese di un tempo c’è la frase che campeggia sulla copertina del libro di Piero Manni, copertina che non poteva che essere rigorosamente ROSSA “Andavano in seminario, i bambini, che sembravano manici di scopa smagroliti nelle tonache troppo larghe, a crescenza, che poi gli si stringevano addosso, e le ragazze se li mangiavano con gli occhi e si giustificavano che era l’attrazione per la religione.”Mi ha fatto gustare un Piero Manni per me inedito Gisella Centonze che appena ho scritto il suo nome mi è apparsa.E’ stanca e mi ha salutato per andare a nanna.Detto quello che ho sentito dai due presentatori Liguori ed Errico preferisco narrarvi di Piero Manni, delle parole che ha detto lui stasera.Legge quello che ha scritto in quel suo libricino dalla copertina rossa, legge i frammenti che non ricorda nemmeno più in quale anno abbia scritto, è sicuro che adesso che l’ha pubblicato non gli appartenga più quel chicco nato per essere letto in treno, come se uno in treno non abbia meglio da fare che leggere.Dice dei sessantenni che hanno molto da narrare e poco tempo per farlo e non imita l’artigiano che invece affida all’astuzia dell’allievo la capacità di carpirne la tecnica e il mestiere. Un vecchio ha un mondo da raccontare ai giovani.Poi parla della sua cravatta che per anni si annodava da sola, senza che lui se ne prendesse cura, addirittura senza che lui se ne interessasse. Poi tutto triste ci narra di quel giorno che la cravatta non si annodò più e dovette farlo lui, il nostro Piero Manni, dopo anni, eccolo a doversi cimentare nel ricordo dei gesti necessari per raggiungere l’agognato nodo. Si lamenta! Pensate che gli è accaduto che per annodare la sua cravatta ha dovuto mettere attenzione, l’ha dovuto fare consapevolmente privandosi dell’immaginazione a cui si attardava prima, immaginazione che gli consentiva di continuare a stare dappertutto meno che dove stava in quel momento che poi era quello dell’annodare io nodo della cravatta davanti allo specchio.La meccanicità, nei frammenti di Piero Manni, è funzionale al controllo della realtà, senza di essa ecco che la realtà necessita di attenzione e la mente non può prendere la tangente verso voli improbabili fatti da ricordi che comunque non sono più qui o da aneliti che ancora devono venire.La discontinuità è un errore per Piero Manni, infatti afferma che quando si rompe il meccanismo fai più fatica e, come dicono gli avvocati, vi è di più, scompare la fiducia in se stessi e nella capacità che hai del controllo della realtà. Davvero interessante questo riferire da parte di Piero Manni ciò che appare condiviso da parecchi, anche se io non condivido alcunché, perché ciò che per Manni è una terribile disgrazia, per me rappresenta l’unica finestra che si apre per consentirti di uscire dalla prigione. Ma queste sono opinioni, che volete che siano? Sono solo misere opinioni che assumono rilevanza solo perché tutti sappiamo che ciò che è scritto non è più di chi lo scrive ma una volta pubblicato è di tutti, ed è per questo che lo scritto di Piero Manni diviene anche mio attraverso queste povere parole.Eccoli i ricordi, le more infilzate nello spiedo ricavato da un filo d’erba, i pipistrelli che loro, ragazzi dei tempi bui e magri del Prete Grasso, cercavano di colpire con le canne e poi eccolo il dialetto che appare “lu rusciu te lu ientu e te lu mare”Si lamenta di non aver mai scritto un romanzo.Poi delle immagini. Quelle delle vacanze a Castro in una piccola casetta sugli scogli. I ricordi di un pescatore e del pesce che Piero Manni puliva sugli scogli, e quelle vespe che Manni lasciava sulle sue mani convinto che mai l’avrebbero punto, perché avrebbero poi ottenuto la loro morte, ma tale morte per la perdita dell’apparato boccale è delle api e non delle Vespe, che se avessero punto il nostro amico Piero sarebbero sopravvissute per poterlo pungere ancora e poi una volta ancora all’infinito punture che in altri ambiti potrebbero risultare fatali se fatte a chi ha intolleranze alle punture delle Vespe e delle api.Ma Piero Manni riferisce che la sua calma e i movimenti mai bruschi nella pulizia del pesce l’hanno difeso e mai ha subito l’onta della puntura di quegli insetti.E’ preoccupato Piero Manni per la mancanza di trasmissione della cultura tra le generazioni e teme un ritorno alle caverne con uomini che anche se primitivi posseggono meno equilibrio dato l’evidente progresso a cui siamo stati sottoposti.Piero Manni ha tentato di parlare del Salento come terra che è su un pianeta, sul nostro pianeta. Piero Manni conclude e che quell’immagine del Prete Grasso che governava i nostri paesi insieme al Farmacista, quell’immagine che non rimpiange e di cui non ha nostalgia (in questo mi sento molto vicino a lui e condivido pienamente) quell’immagine del Prete Grasso che l’ha segnato per sempre.

sabato 18 aprile 2009

Io avrei potuto giurarlo sulla sua testa, quella era una Fata.

Io avrei potuto giurarlo sulla sua testa, quella era una Fata.
di Antonio Bruno

Il 18 aprile 2009 è tornato a Lecce, presso il Teatro Politeama Greco, il Galà di Beneficenza per Cuoreamico. Una serata tutta all’insegna della beneficenza, dell’aiuto ai bambini del Salento. La scusa è quella di stare in un teatro ma la sostanza è rappresentata dalla contribuzione a Cuore Amico. Ieri sera mi hanno colpito tre persone. La prima è la Signora Jacqueline Adames, avvenente conduttrice televisiva, la seconda è sua figlia Vittoria ed infine ultima non per importanza la Dott.ssa Gina Pennetta.
Cominciamo proprio da quest’ultima che ha riferito che un Onorevole della nostra provincia si è rifiutato di contribuire alla causa di Cuore amico. Poi in maniera spumeggiante è riuscita a ringraziare il foltissimo pubblico che ha gremito il Teatro Politeama Greco che lei stessa è stata in grado di mobilitare e far convenire in quel luogo.
Tanta gente che si muove da casa per l’azione di una donna sola è un evento di per se eccezionale e questo va segnalato.
Poi c’è la carissima amica Jacqueline Adames e la sua dolcissima Vittoria.
Jacqueline Adames è una donna che è madre premurosa, moglie perfetta e ospite squisita. Io sono davvero ammirato dalla grazia e dal garbo sincero e schietto di Jacqueline Adames. Una giornalista e donna di spettacolo in genere non annovera tra le sue caratteristiche la disponibile umiltà. Jacqueline Adames è di una disponibile umiltà che lascia senza fiato, che fa davvero ricredere tutti i dententori dei luoghi comuni sulle persone di spettacolo. Un esempio per tutti noi.
La star della serata è stata sicuramente Vittoria!
Vittoria è una bambina molto graziosa, dal viso giocondo e dolce, e indossava una abitino che sembrava fatto di petali di ciclamino cuciti con raggi di luna. Alle spalle per quanto è delicata sembrava brillassero delle alette di rugiada, dalle forme sinuose. Io avrei potuto giurarlo sulla sua testa, quella era una Fata.

Vittoria, è la dolcissima e bellissima bambina figlia di Jacqueline Adames.
Per me questa ragazzina ha un vero talento e una voce unica; dovete sentirla come ha presentato ieri lo spettacolo!
Ascoltando Vittoria nasce un desiderio di amore, con quegli occhioni grandi grandi che fanno percepire la dolcezza di coccolare qualcuno, la voglia di semplicità e gioia. Ecco cosa rappresenta questa piccola.
Davvero tre donne eccezionali!

venerdì 17 aprile 2009

Lo schermo che ci da l’immagine tridimensionale di noi stessi immersi nella realtà.


Lo schermo che ci da l’immagine tridimensionale di noi stessi immersi nella realtà.
di Antonio Bruno


Io e l'altro è di fatto il tema del doppio è tra i più sfruttati nella letteratura: tanto per dire, Sosia è il personaggio di una commedia di Plauto.
Il mio mondo è stato sempre rappresentato come la relazione tra Noi (io e l’Altro). Ho sentito parlare della cibernetica dell'io del sé, del me, dell'altro.
Questa impostazione è priva di significato, priva di senso.
Ci vuole questa immagine per riuscire a capire tutto il resto. Leggete attentamente. Io se guardo te per forza di cosa, per come è costruito il senso della vista, vedo te che hai la faccia davanti allo schermo ma non mi vedo. Insomma io sono l’osservatore e tu sei l’oggetto della mia osservazione. (ti senti osservato? Bene, sono riuscito a rendere l’idea!). Adesso immagino che io riesca a vedere me stesso mentre ti osservo. Metti che ci sia una Camera che riprende me e te nell’atto di osservarci uno di fronte all’altro e con lo schermo del computer davanti ai nostri occhi da cui osserviamo l’iquadratura della telecamera, ciò è il modo di percepire questa realtà che io osservi me stesso e te mentre abbiamo una relazione.
Rifletti, come faccio io ….. mmmmmmmhhhhhhhh…….mmmmmmmmhhhhhhhhhhh
Che percepisci? Uno sguardo in grado di vedere la realtà con te dentro e quindi la capacità di osservare il tutto da un punto di vista esterno a me, esterno a te. Immagina che il tutto sia in 3D, che sia tridimensionale!
Ora immagina di avere davanti a te lo schermo con l’inquadratura di te stesso che cammini, parli con i colleghi, fai l’amore, vai in bagno e tutto quello che combini ogni giorno. Tu che ti osservi ma che ti osservi nella realtà costituita da quanto ti circonda con te dentro.
Lo so! Ho capito! Mi chiedi cosa cambia? Se non sei riuscito a immaginare la scena non cambia nulla! Ma se invece questa nuova modalità di osservare comincia a far parte di te ecco che tutto d’un botto cambia tutto.
C’è innanzitutto un paradosso. Ovvero quello dell’identità. Qual’è il senso di questo senso? Identico significa uguale a se stesso. Ma Niklas Luhmann il maestro di un uomo buono, il maestro del Prof. Raffaele De Giorgi gli ha rivelato che identità e mettere distanza tra te e l’altro. E’ dire che ci sono delle differenze. E affermando questo di fatto con la mano e il braccio teso spingi l’altro lontano da te.
Come quando ammettiamo che è bene parlare con gli extracomunitari, si è vero parliamo con i cinesi, ma io sono italiano e tu sei cinese. E’ una forma di esclusione partendo da un concetto spaziale, da un recinto chiamato confine che chiude un territorio e distingue chi è dentro al territorio da chi è fuori. Esclusioni, che comportano violenze perché comincia a venir fuori il discorso che se vuoi stare nel recinto devi fare questo e non devi fare quest’altro.
Depredano, trucidano, rubano e questo lo chiamano col nome falso di impero; hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace. » (Tacito, Vita di Agricola). Ricordate? E’ violenza allo stato puro. Come l’insensatezza della circolazione dei Valori che diventa violenza.
Punti di vista, solo punti di vista. C’è un concetto di Salute e tante Malattie. Capovolgi: c’è la Malattia e tante forme di salute.
Come la storia dei diritti umani. Ma l’umanità nasconde solo la violenza e i diritti umani sono enormi abissi di vuotezze riempiti dal livello di civilizzazione. I diritti umani non rappresentano una garanzia ma è una costruzione degli uomini. Infatti rendiamo l’uomo libero per renderlo imputabile, proprietario per applicare il diritto di proprietà. Sano di mente per poter dichiararlo pazzo. Il problema centrale è l’idea dell’uomo, l’idea dell’altro. Il problema è la questione del senso del senso.
Il problema della semantica e della ricerca di questo senso. E poi come estinguere un problema di eguaglianza tra uomo e donna quando già ponendo il problema stabiliamo continuamente la disuguaglianza tra uomo e donna. Infatti se la disuguaglianza non ci fosse allora non ci sarebbe il problema. Perché diciamo che c’è il concetto di uomo e tutte gli altri concetti sono di donne e non diciamo che c’è il concetto di donna e poi tanti modi di essere uomo.
Capovolgiamo e osserviamo dallo schermo che ci da l’immagine tridimensionale di noi che ci relazioniamo con la realtà.
Le mode, quelle di dire che bisogna fare sistema, qualunque sia il discorso immediatamente qualcuno afferma che si, va bene, ma bisogna fare sistema. Cosa che puntualmente non fa nessuno. Mode! Come quella della riunione di politici e della seguente dichiarazione che dopo una riunione di 7 ore si era arrivati alla conclusione che Ognuno doveva prendersi la sua responsabilità. Come se ci fosse qualcuno disponibile a prendersela! Balle! Mode!
Guardiamoci, osserviamoci immersi in questo mondo e se lo facciamo con una certa regolarità ecco che il concetto di identità, cittadinanza e diversità ci apparirà per quello che è, ovvero parole prive di significato e quindi di senso.
Grazie Maestro! Grazie per il regalo che mi hai fatto inaspettatamente oggi!

giovedì 16 aprile 2009

In totale disaccordo sul futuro delle Cesine


In totale disaccordo sul futuro delle Cesine
di Antonio Bruno
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“Noi abbiamo il dovere di Noè ovvero quello di mettere in salvo la natura dall’impetuoso sviluppo della civiltà!”.
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Ieri 15 aprile 2009 sono stato alla Masseria delle “Cesine” una località in agro di Vernole (Lecce) per partecipare ai lavori della tavola rotonda avente per tema “Le Cesine patrimonio naturale del territorio salentino”.
Un giovane e paffuto direttore guida questa riserva naturale da due mesi e mezzo. Il nome del Direttore è Dott. Carmine Annichiarico non è di Vernole e nemmeno di Lecce. E’ stato mandato qui dal WWF nazionale e dopo questo tempo ha deciso di organizzare una tavola rotonda dove sono presenti tutti gli attori che partecipano a vario titolo alla responsabilità delle “Cesine” per mettere in comune le risposte a una domanda: “Cosa possono essere le Cesine?”.
Il bravo e simpatico Direttore riferisce che hanno lavorato per due mesi e mezzo nel più assoluto silenzio, ci partecipa la notizia che i lavori di ristrutturazione della Masseria “Le Cesine”, che si stanno effettuando, saranno consegnati il 19 maggio 2009.
Poi ripropone le domande e lo fa nella qualità di rappresentante dell’Ente Gestore che è il WWF. Le domande sono rivolte agli attori convenuti per prendere parte ai lavori della Tavola Rotonda e sono:
Quale idea si deve avere della Riserva “Le Cesine”?
Quali sono gli altri attori che potrebbero essere interessati?
Quali sono le aspettative?
Il giovane Direttore riferisce che il WWF in qualità di Ente Gestore ha una vecchia convenzione con l’ERSAP, inoltre ci annuncia che ha aperto un ufficio del WWF nella Piazza di Vernole che ha come finalità quella di sensibilizzare la cittadinanza.
Spiega che la Spiaggia delle Cesine è del Comune e che ci si può fare il bagno. Comunica di aver ascoltato varie idee sulla Spiaggia ma che è certo che alla pulizia della stessa deve provvedere il Comune.
Detto questo hanno inizio gli interventi della Tavola Rotonda e prende la parola il Sindaco di Vernole Dott. Mario Mangione. Afferma che questa discussione rappresenta un punto di svolta, che è contento perché si inizia a discutere. Afferma che i cittadini di Vernole sono morti nelle Cesine quando era una zona malarica. Inoltre ricorda a tutti che i Vernolesi vivevano di pesca e di caccia.
Si esprime in dialetto per ricordare “LE COTE” che sarebbero le quote di terreno assegnate ai cittadini di Vernole per la coltivazione oppure i lavori “ALLU CANALE” che poi è il Canale “CAMPOLITANO” scavato dai Cittadini di Vernole per pulire l’area dalle acque delle paludi.
Il Sindaco di Vernole Dott. Mario Mangione volge poi lo sguardo alla Masseria “Le Cesine” che appena 30 – 40 anni fa era piena di bestiame e a testimoniarlo ci sono le batterie di mangiatoie. La Masseria oltre che essere luogo di lavoro era anche centro in cui gli allevatori si incontravano per gli scambi commerciali.
Il Sindaco di Vernole Dott. Mario Mangione afferma che adesso quest’area è valentissima dal punto di vista scientifico, e lo testimoniano il Prof. Marchiori e Medagli dell’Università del Salento, afferma inoltre che tale area è bella dal punto di vista ambientale e paesaggistico. Ricorda i posti che la caratterizzano come “Pantano Grande”, “Pantano Piccolo” e i vari laghetti presenti all’interno della Riserva.
E poi il Sindaco di Vernole Dott. Mario Mangione si affida a un immagine che manifesta la voglia di fruire di quei luoghi da parte dei suoi cittadini “In punta di piedi ma i Vernolesi vogliono entrarci!”.
Il Sindaco di Vernole Dott. Mario Mangione dice che insieme all’Università del Salento bisogna affrontare i guasti, come quello della Duna che si abbassa e del conseguente ingresso dell’acqua salata nei pantani salmastri. Il Sindaco di Vernole Dott. Mario Mangione poi si fa ardito affermando che “Le Cesine” non possono essere una Teca chiusa e che non si può vivere in contemplazione della Riserva!
Ci sono state varie polemiche ma secondo lui devono essere superate perché attraverso un programma attento i Cittadini di Vernole devono lavorare di concerto con il WWF.
Le Cesine rappresentano un luogo con equilibrio delicato e il mare, rompendo la Duna, è penetrato nel Pantano Grande. Questo fatto determina che il sistema salta.
Il Sindaco di Vernole Dott. Mario Mangione cita la Provincia di Lecce che ha fornito le risorse finanziarie e l’Ing. Antonio Pulli che dovrebbe risolvere tecnicamente il problema.
Il Sindaco di Vernole Dott. Mario Mangione continua la sua analisi affermando che l’accesso alle Cesine è un diritto primario dei cittadini di Vernole . Ricorda che Vernole con “Le Cesine” erano la cenerentola rispetto alle altre aree protette ma riconosce che adesso c’è un vento nuovo. In funzione di questa novità ecco che c’è la necessità di portare al tavolo della discussione le varie esigenze. Il Sindaco di Vernole Dott. Mario Mangione rappresenta le esigenze dei Cittadini che sono quelle di un vantaggio di lavoro e di immagine che intendono trarre dalle Cesine.
Il Sindaco di Vernole Dott. Mario Mangione porta come esempio l’imprenditore Mauro DELLA VALLE che dimostra il fatto che quando si ha una proposta credibile c’è la conseguente crescita della Comunità.
Prende di nuovo la parola il giovane direttore delle Cesine per ricordare un articolo apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 1971 scritto dal Dott. For. Raffaele Congedo in cui si riferì della mattanza di 1.500 folache ad opera dei cacciatori. Le parole di Raffaele Congedo in tema ambientale rappresentano un monito per tutti noi.
Interviene l’Assessore all’Ambiente della Provincia di Lecce Dott. Gianni Scognamillo per segnalare l’assegnazione al Comune di fondi regionali finalizzati alla salvaguardia del litorale e specificamente del cordone dunale delle Cesine.
I patrimoni che vanno salvaguardati pur essendo piccoli come dimensione sono grandi dal punto di vista della storia.
Le questioni ambientali si presentano sempre con la necessità di mettere insieme termini e valori che sono difficili da far convivere come lo sviluppo con la tutela e la crescita con la salvaguardia.
I parchi della Provincia di Lecce sono tutti costieri e stanno tutti lungo il profilo della Penisola Salentina e distanziati tra di loro.
La Provincia di Lecce attraverso l’Assessorato all’Ambiente ha formulato una proposta sia alla Regione Puglia che al Ministero dell’Ambiente per la elaborazione di un Progetto Sperimentale che realizzi UN SISTEMA DI RETI ECOLOGICHE. Tale progetto sarebbe l’inizio di uno sviluppo attivo per tutto il territorio. A questa proposta ha dato già il suo assenso la Regione Puglia.
In pratica si tratta di procedere alla costruzione di un sistema che faccia in modo che le diverse realtà vivano in sinergia tra di loro e con l’intero territorio.
L’area delle Cesine, afferma l’Assessore all’Ambiente della Provincia di Lecce Dott. Gianni Scognamillo, è interessante e la Comunità sente quest’area come facente parte della sua storia e in tal modo si tutela di fatto il luogo.
Tale affermazione dovrebbe far riflettere qualunque ente che intenda interessarsi di gestione territoriale laddove la popolazione deve essere sempre partecipe attivamente.
L’Assessore all’Ambiente della Provincia di Lecce Dott. Gianni Scognamillo riferisce che nei progetti di Area Vasta vi è una scheda di ampliamento e tutela della naturalità che riguarda la Riserva della Cesine.
Ricorda che la Provincia di Lecce è uno strumento di supporto e proprio per questo afferma che in tale ruolo si estrinseca la necessità di un Ente sovracomunale necessario a questo territorio che ha realtà comunali piccole che hanno necessità di coordinamento.
Fa l’esempio del parco di Otranto in cui i Comuni che sono gli Enti gestori hanno chiesto che la provincia di Lecce entrasse nel Consorzio.
L’Assessore all’Ambiente della Provincia di Lecce Dott. Gianni Scognamillo riferisce dei Piani dei Parchi e dei Piani paesaggistici di II Livello. Inoltre ricorda che il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Lecce (PTCP) definisce il Salento come Area Urbana in un Parco.
C’è la necessità di valorizzare il Salento con un offerta turistica molto alta. Già durante la pausa pasquale gli imprenditori degli stabilimenti balneari hanno chiesto di far partire la stagione.
L’Assessore all’Ambiente della Provincia di Lecce Dott. Gianni Scognamillo afferma che nel Salento è improponibile il modello emiliano dell’industria della balneazione ma che invece è auspicabile che prenda piede un turismo di qualità come quello proposto nel PUG di Carpignano Salentino che prevede uno sviluppo proprio collegato alla circostanza di essere a ridosso del Parco di Otranto.
Prende la parola il Comandate del Corpo Forestale dello Stato di Lecce Dott. Mario Mazzeo per ricordare che alle spalle ci sono 30 anni di discussione sull’argomento di come si debbano fruire le Cesine. Per quanto riguarda la sua veste di rappresentante del Corpo Forestale dello Stato lui ha il compito di far rispettare la legge poiché la forestale è un organo di tutela.
Cita il discorso fatto ai giovani nel 1971 dal suo predecessore Dott. For. Raffaele Congedo “Noi abbiamo il dovere di Noè ovvero quello di mettere in salvo la natura dall’impetuoso sviluppo della civiltà!”.
Per quanto riguarda la bonifica delle Paludi di Vernole e quindi anche di quella delle Cesine ricorda che l’Opera fu affidata alla BONIFICA FERRARESE che realizzò anche le strade che vanno verso il mare e che solo le maestranze di tali lavori furono rappresentate dai cittadini di Vernole.
Ricorda che la superficie della Riserva è di circa 600 ettari e che l’entroterra rappresenta la zona coltivata a ridosso delle Cesine da dove arrivano gli incendi.
A Est c’è il mare a sud la strada bianca e a nord la strada del pesce. A lui le Cesine appaiono un fortino da espugnare più che un bene da tutelare.
Inoltre afferma che gli interessi economici e turistici stridono con quelli naturalistici e che quindi a suo avviso non si possono fare tutte e due le cose.
Nella fruizione della Natura non può prevedersi un turismo di massa, secondo il Dott. Mario Mazzeo tale fruizione prevede la compatibilità e la sostenibilità solo con un turismo colto.
Gli interventi che potrebbero valorizzare il territorio del Comune di Vernole dovrebbero riguardare il ripristino delle vie dell’olio e del vino attraverso il ripristino dei tratturi e delle “carratizze” (strade modellate dall’acqua piovana) rimuovendo l’asfalto di cui sono ricoperti. Inoltre si potrebbero recuperare le Torri Colombaie, quelle di avvistamento e le antiche masserie.
Nel 2000 il premio nobel Paul Crutzen , insieme a Eugene Stoermer , ha coniato il termine antropocene per designare la nuova era in cui è entrato il pianeta terra da quando homo sapiens ha iniziato ad alterarne in modo significativo la superficie ecco perché è necessaria una salvaguardia attenta e puntuale.
E’ intervenuto Piero Medagli dell’Università del Salento per riferire di un suo Studio sulle Cesine dove ha scritto di aver censito 400 specie vegetali nella riserva di cui alcune a rischio estinzione. Racconta dell’Orchidea Periploca Greca che un incendio distrusse completamente e della circostanza che aveva fatto si che l’Università avesse raccolto dei semi e da questi semi avevano ottenuto delle Piante che hanno riportato nelle Cesine, nel 1999 – 2000 questo rappresentò la reintroduzione in situ di una Pianta estinta.
Piero Medagli afferma che vi sono delle problematiche che bisogna affrontare di concerto come quella della salinizzazione dei pantani che modifica la flora e la fauna.
Poi apre il doloroso capitolo della Cannuccia di Palude (Phragmites australis) una pianta erbacea perenne della famiglia delle Poaceae. È l'unica specie del genere Phragmites. È una specie erbacea perenne, rizomatosa; può raggiungere anche i 4 metri di altezza. Questa pianta a tutti nota tende a chiudere gli specchi d’acqua. In tal modo scompare la possibilità di ospitare specie faunistiche e tra queste i Tritoni. Poi tale Cannuccia di palude ha fatto scomparire l’URTICULARIA che costituisce il genere più grande di piante carnivore, vi appartengono infatti circa 215 specie che vivono in acque dolci o in suoli saturi di acqua di tutti i continenti eccetto l'Antartide. Questa pianta carnivora è presente a Fontanelle, nelle Cesine e a Lago salso, ma per la cannuccia rischia di scomparire dalle Cesine infatti le canne hanno invaso e la pianta è scomparsa.
Inoltre i cambiamenti climatici in atto hanno favorito le PIANTE ALIENE come l’Acacia che sta diventando invasiva, o la canna domestica (Arundo donax) di origine asiatica che sta causando popolamenti densi monospecifici.
Non essendo potuto venire il Dott. Giuseppe Mauro Ferro Alto Dirigente della Regione Puglia lo stesso ha delegato il Dott. Luigi Melissano dell’Area Sviluppo Rurale della Regione Puglia. Immediatamente il simpatico direttore delle Cesine si è affrettato a comunicare ai presenti che le autorizzazioni per la raccolta della legna alle Cesine andavano rivolte proprio al Dott. Luigi Melissano.
Di suo, invece, il Dott. Melissano ha subito esordito affermando che l’unico Parco che funziona bene nel Salento è quello di Porto selvaggio – Palude del capitano. Degli altri parchi esistono solo i nomi e forse qualche cartello che li delimita. Poi dice una cosa che potrebbe sembrare banale ma che ha avuto invece un effetto devastante. Il Dott. Luigi Melissano si dice consapevole che esistano delle situazioni straordinarie sulle quali intervenire ma afferma che non esista ancora chiarezza su chi deve fornire le risorse finanziarie per l’ordinarietà.
Fa un esempio. Entro il 15 giugno 2009 bisogna realizzare le fasce parafuoco per gli incendi, chiede se le si stiano facendo? Poi racconta che gli uccelli che dovrebbero trovare rifugio alle Cesine preferiscono gli stagni del depuratore che è dentro alle Cesine agli stagni delle Cesine.
Ci vogliono le risorse economiche e dice che bisogna necessariamente stabilire se devono essere pubbliche o private.
Quindi conclude affermando che vi è la necessità della ordinarietà degli interventi e il reperimento delle risorse finanziarie.
Interviene ancora una volta il simpatico e paffuto direttore delle Cesine che afferma che annualmente ricevono un finanziamento dal Ministero dell’Ambiente ed hanno solo quell’entrata. Uno dal pubblico ha chiesto a quanto ammontasse quell’entrata e il simpatico e sorridente direttore l’ha rimandato al Ministero dell’Ambiente per farselo dire. Io ho tentato di fare una ricerca su Internet ma sinceramente non ho trovato nulla.
Inoltre c’è il vincolo della durata del contratto che non consente di fare progetti per essere finanziati in quanto bisogna avere la disponibilità del bene.
E’ poi intervenuto il Dott. Michele Loffredo Dirigente del Demanio Regionale. Ha subito precisato che la Regione non gestisce il suo demanio ma che la stessa delega ad altri soggetti e soprattutto non usa i suoi beni per fare cassa ma per favorire la fruizione di un turismo colto. Ci racconta di suo nonno che era stato deportato in Germania in un campo di concentramento e che gli diceva che i tedeschi se sono soli camminano ma se sono in due marciano.
Bisogna che la costa che è una risorsa fragile sia utilizzata da un turismo sostenibile. I turisti di massa sono come le cavallette!
Cita il giovane imprenditore Mauro della Valle che ha un nuovo modo che impedisce l’uso rapace delle coste e l’avvento di Moli che non tengono conto delle unità fisiografiche.
Inoltre nota la presenza di un convitato di pietra rappresentato da quelli che mancano e che si interessano di ambiente.
Ricorda i Regi Tratturi, quelli della transumanza che partono tutti da Foggia, da un luogo fisico che si chiama Epitaffio. Un tratturo è una strada percorsa dalle greggi larga 111 metri e nel Salento c’è n’è uno che arriva a Porto Cesareo.
E’ poi intervenuto il nuovo Presidente Regionale del WWF avvocato Antonio De Feo per rappresentare tutta la disponibilità del neo eletto consiglio del WWF Regionale.
Dopo questi interventi è intervenuto di nuovo il Sindaco di Vernole Dott. Mario Mangione che ha affermato il principio secondo cui il territorio appartiene a chi ci vive. Dice che fece spostare la statale per le Cesine. Lamenta che dei 9,5 chilometri di Spiaggia del Comune di Vernole solo 1,5 chilometri possono essere utilizzati dai cittadini.
Denuncia frangiflutti realizzati sul bagnasciuga, guasti alle dune e chiede se sia giusto che i Cittadini di Vernole debbano pagare la pulizia di 8 chilometri di spiaggia su cui poi non potranno farsi mai il bagno.
Ricorda che quando ha ottenuto i soldi per chiudere la statale 611, gli altri progetti presentati per Vernole non sono stati ammessi a finanziamento. Come Sindaco desidera uno sviluppo economico – turistico – naturalistico e propone di mettersi intorno a un tavolo per trovare una soluzione.
Dichiara che il WWF viene percepito come un estraneo dai Cittadini di Vernole, ricorda che non sono più i tempi del 1971 quando si uccisero 1500 folache e ricorda i racconti di caccia nelle Cesine che gli faceva suo nonno. Riconosce che il nuovo Direttore ha fatto delle aperture anche se dopo 2 mesi e mezzo di proposte non si arriva mai a una conclusione.
Interviene di nuovo l’Assessore all’Ambiente della Provincia di Lecce Dott. Gianni Scognamillo per riferire della scelta di cancellare il progetto della scellerata “circumsalentina” riportando le risorse alla messa in sicurezza della Provinciale 1 Lecce Melendugno con la realizzazione delle rotatorie.
Propone aree di sosta arretrate rispetto alla costa, con trasporti leggeri e non inquinanti come quelli elettrici, propone la priorità ai piani anti incendio nei parchi e riferisce che la Provincia di Lecce ha in animo di realizzare il portale dei Parchi in modo che il turismo si possa spalmare sul territorio.
Poi ricorda che il discorso sulle Masserie del Salento è strategico perché porterebbe a realizzare un albergo diffuso senza il bisogno di nuove costruzioni.
Ricorda ancora l’utilizzo della Posidonia oceanica (L.) per il ripascimento dei cordoni Dunali. Incita a fare Piani e progetti da sottoporre alla Provincia di Lecce poiché vi sono le risorse per costruire un progetto equilibrato per la tutela, salvaguardia e fruizione delle risorse Naturali.
Un ultima chicca è quella che la Legge sulla tutela e l’uso della costa prevede un Piano regionale delle Coste che vincola la formazione dei singoli piani comunali delle coste. Oltre ad aver scoperto che la costa pugliese non è come dicono tutti i testi di 840 chilometri ma di 970 chilometri abbiamo appreso che il Piano Comunale delle Coste prevede lo studio delle aree contermini sino al 3 –5 chilometri verso l’entroterra.
E’ seguito un vivace dibattito dove le divisioni si sono rese ancora più evidenti. C’è ancora molta confusione ma speriamo che prossimamente ci si trovi intorno a un tavolo magari per mangiare prima qualcosa e poi, satolli, scambiare quattro chiacchiere amichevolmente per trovare finalmente l’armonia e una soluzione CONDIVISA per “Le Cesine”.