martedì 6 gennaio 2009

Una proposta per la pace tra GAZA e ISRAELE

Una proposta per la pace tra GAZA e ISRAELE
di Antonio Bruno

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Con la forza della reciproca conoscenza e attraverso la comunicazione costante dello strumento formidabile del FORUM PER LA PACE NEL MEDITERRANEO di Acaya in provincia di Lecce http://ilmediterraneoperlapace.wordpress.com/ , si può ricomporre qualunque conflitto.
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Vi propongo la spiegazione che ho dato a mia figlia quando, dopo aver sentito un servizio al Telegiornale sulla Guerra tra Israele e Palestina, mi ha chiesto perché queste persone si ammazzavano fra di loro.
Io gli ho raccontato di quel mio amico che si chiama Israele, che era figlio unico e che, giunto a 18 anni, dopo aver conseguito la licenza liceale, si iscrisse all’Università a Bologna alla Facoltà di Agraria perché intendeva proseguire la sua attività gestendo l’Azienda Agricola paterna. Israele, durante la permanenza a Bologna vide giungere i suoi genitori che gli annunciarono che, dopo tanti anni, la madre era rimasta di nuovo incinta e che presto sarebbe nato un fratellino.
La cosa lasciò abbastanza indifferente il mio amico Israele perché lui all’epoca era a Bologna attivissimo e integrato in quel tessuto sociale.
Nacque un bel bambino che i genitori di Israele chiamarono Palestina. Palestina cresceva bello e forte e sin dalla più tenera età andava con il padre in campagna. Gli piaceva l’odore della terra, la bruma mattutina. Gli piaceva quel lavoro che lo metteva a contatto ogni giorno con la natura e che gli faceva ammirare la bellezza del Creato.
Israele nel frattempo era divenuto professore e viveva felice a Bologna dove insegnava l’agricoltura agli studenti.
Tutto sembrava scorrere tranquillo e anche gli anni passarono tranquilli come i protagonisti della nostra storia. Israele pensava sempre alla casa dove aveva vissuto i primi anni della sua vita e ogni tanto ci tornava per le vacanze.
Poi accadde che i colleghi invidiosi ordirono una trappola contro Israele e lo fecero cacciare dall’Università.
A Israele, che in quegli anni aveva vissuto le pene dell’inferno, non restò nulla, aveva perso tutto. Fu così che si ricordò dell’eredità lasciatagli dal padre e anche se, sino ad allora se ne era completamente disinteressato, volle di nuovo l’azienda paterna. Fece causa a Palestina che nel frattempo aveva pensato a tutto lui e la Legge gli consentì di riprendere possesso della parte che gli spettava.
Gli ambienti che aveva frequentato Israele erano diversi da quelli che aveva frequentato Palestina e, per questo motivo, erano linguaggi diversi e valori diversi che informavano l’azione dei due fratelli.
Ci furono un incomprensione dopo l’altra e prima cominciarono con le discussioni, poi con i dispetti e infine andarono a finire alle mani.
E ancora oggi Israele e Palestina, anche se vivono entrambi nella stessa terra, si fanno dispetti a non finire perché uno vuole cacciare l’altro, addirittura il fratello vorrebbe ammazzare l’altro fratello per poter avere la terra tutta per se.
Le ragioni remote e di oggi che causano il conflitto Arabo – Israeliano sono tutte qui. Non riescono a comunicare, non riescono a vivere insieme. Addirittura si fa di tutto per interrompere la comunicazione per ottenere l’effetto della PAURA DELL’ALTRO, per ottenere la conseguente aggressività che informa e motiva l’azione violenta.
Nessuno si sente un aggressore prepotente, tutti si sentono vittime della violenza e, paradossalmente si difendono dalla violenza proprio con ciò che ha causato la loro motivazione ovvero la violenza stessa.
Un paradosso che consente di mistificare la REALTA’ per IGNORANZA. Nessuno è cattivo. C’è solo un meccanismo che funziona in maniera tale da scatenare la violenza e la guerra che porta ad ammazzarsi fratelli con fratelli, che porta all’OMICIDIO!
Ad Acaya alcuni uomini e donne guidati dal Dott. Giulio Cesare Giordano hanno costituito il FORUM PERMANENTE DELLA PACE.
Qui ora ci si dovrebbe mettere insieme tutti per comunicare, per conoscersi e per giungere a vivere insieme sulla faccia della terra.
Qui e ora dovrebbe aprirsi il FORUM tra Israele e Palestina ma non solo tra loro, ma alla presenza di tutti i Paesi che si affacciano sul GRANDE LAGO SALATO CULLA DELLA CULTURA CHIAMATO MEDITERRANEO.
Ad Acaya per comunicare, conoscersi, ad Acaya per non rimanere isolati ma per mettere insieme i FRAMMENTI DI REALTA’ CHE TUTTI ASSIEME FORMANO LA VERITA’.

Per capire ciò che accade nella striscia di Gaza:

OPERAZIONE PIOMBO FUSO: Perché c’è oggi c’è la guerra tra Palestinesi e Israeliani?

Una salva di razzi Qassam ha dato inizio al conflitto tra i Palestinesi di Hamas e Israele che occupa le prime pagine dei giornali di questi giorni.
L'inizio dell'attacco da parte d'Israele è avvenuto il 27 dicembre scorso.
Ma vediamo cosa pensano i politici:
il ministro degli Esteri Franco Frattini in un'intervista a Sky Tg24 afferma: "è stato Hamas a violare unilateralmente la tregua", poi ha definito la reazione di Israele "tragica" ma ripetendo che lo Stato ebraico "ha diritto a difendersi" ed infine ha rilevato che "Sono i civili palestinesi le vere vittime di Hamas che tiene in ostaggio la striscia di Gaza".

Massimo D’Alema ieri sera a Matrix ha sostenuto la sua posizione d’equilibrio tra israeliani e palestinesi, definendo sproporzionata la reazione dei primi ai lanci di razzi dei secondi dalla striscia di Gaza, in ogni caso da lui condannati. Secondo l’ex ministro degli Esteri, non si aiuta la pace parteggiando per uno dei due popoli, così si perde solo credibilità.

Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, in missione in Medio Oriente, a Ramallah ha definito "irresponsabili" e "imperdonabili" le azioni di Hamas.

il presidente degli Stati Uniti George W. Bush “Qualsiasi cessate il fuoco nella Striscia di Gaza deve prevedere la condizione che Hamas smetta di lanciare razzi contro Israele.”

Mahmoud Zahar, uno dei massimi dirigenti del Movimento di Resistenza Islamica nell'enclave ha affermato: "La vittoria e' in arrivo, ad Allah piacendo!",

La ministra degli Esteri di Israele Tzipi Livni ritiene invece utile la costituzione di una missione internazionale col compito di impedire il riarmo di Hamas tramite una rete di tunnel sotterranei lungo il confine tra Gaza e l' Egitto. Inoltre la Livni ha accusato l' Iran di armare Hamas.

Ma Daoud Kuttab, noto analista e commentatore palestinese (i suoi interventi sono pubblicati da New York Times, Washington Post, da quotidiani israeliani e giordani), avverte che l'area urbana di Gaza nella dottrina difensiva di Hamas è stata strutturata come la zona dove concentrare tutta la resistenza; case-trappola piene di esplosivo, case-bunker da cui combattere e poi fuggire con cunicoli sotterranei, razzi e mine stradali anti-carro, attentatori suicidi, cariche piazzate ai lati della strada pronte ad esplodere al passaggio di tank o soldati. Tutto questo Hamas ha preparato per accogliere l'esercito israeliano.

Padre Manuel, il Parroco palestinese di Gaza racconta la drammatica situazione di 1 milione e mezzo di persone. Se volete potete leggere la testimonianza cliccando su: http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=196&ID_articolo=237&ID_sezione=396&sezione= Alla fine Padre Manuel e le suore iniziano a cantano in arabo “Signore della Pace, piova su di noi la pace. Signore della pace, da pace al nostro Paese, pace. Abbi pietà, o Signore, del tuo popolo. Ti preghiamo, fa che la tua eredità non venga derisa”.

Questi i fatti e i commenti, di questi giorni, a questi fatti. Ma io che non sono un esperto in politica estera, mi sono chiesto, come penso vi siate chiesti tutti quanti voi, chi siano le persone che stanno tentando di risolvere con la violenza un problema di convivenza su una delle sponde del Mediterraneo, il grande lago salato che bagna anche le nostre coste.

Si sa che i Palestinesi non riescono a convivere con gli Israeliani. Lo sappiamo tutti. Ma adesso, questi Palestinesi di Hamas, chi sono? E che vogliono? E chi sono e che vogliono gli Israeliani?

La carta costitutiva di Hamās, scritta nel 1988, dichiara che il suo obiettivo è di "sollevare la bandiera di Allah sopra ogni pollice della Palestina", cioè di eliminare lo Stato di Israele e sostituirlo con una repubblica islamica.

Il 25 gennaio 2006, nonostante tutti i sondaggi lasciassero intendere diversamente, Ḥamās ha vinto con una larga maggioranza le elezioni legislative.
A capo del governo palestinese siede per la prima volta un leader di Ḥamās, Ismail Hanyeh. Attualmente a seguito di una serie di scontri con l'organizzazione rivale Al Fatah, Hamas ha il controllo della Striscia di Gaza.

Per capire meglio, nel 2004 e 2005 la Striscia di gaza era controllata da al-Fath (Al-Fatah o, più comunemente, Fatah ma, correttamente, al-Fatḥ, visto che in arabo al-Fatà, significa "il/la giovane"), è un'organizzazione facente parte dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Al-Fatḥ è stata fondata nel 1959 da Yāser ʿArafāt. quindi vennero indette nuove elezioni, vinte dal partito integralista Hamas, che si installò nella Striscia di Gaza. Durante il giugno del 2007 la tensione tra Hamas e al-Fath, il partito del presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese residente in Cisgiordania, sfociò in scontri aperti tra le due fazioni che in pochi giorni fecero oltre un centinaio di morti.
Il 14 giugno 2007 Hamas, dopo una campagna militare efficace e violenta, conquistò la sede militare dell'ANP arrivando di fatto al controllo dell'intera Striscia di Gaza.

L'Unione europea, e allo stesso modo gli USA, considerando Hamas un'organizzazione terroristica, interruppero l'invio degli aiuti verso la Striscia di Gaza.

Iniziò contestualmente una nuova fase del conflitto tra Hamas ed Israele che vide, da parte israeliana, un embargo verso la Striscia, missioni di guerra e cosiddetti assassini mirati contro esponenti palestinesi giudicati particolarmente pericolosi per la sua sicurezza, e da parte palestinese il lancio di razzi Qassam e tiri di mortaio contro installazioni e città israeliane.

Il 1º marzo 2008, l'esercito dello Stato di Israele con l'operazione “Inverno caldo” invase direttamente l'area con forze blindate ed aeree.

Nell'ambito di una tregua di sei mesi, mediata nel giugno 2008 dall'Egitto, Hamas accettò di porre fine al lancio dei razzi in cambio di un alleggerimento del blocco da parte di Israele. La tregua è terminata il 19 dicembre.

Il 27 dicembre 2008 i vertici politici israeliani hanno lanciato l'operazione Piombo fuso contro la Striscia.

lunedì 5 gennaio 2009

SALDI: L’INGORDIGIA, L’ILLUSIONE CHE ACCAPARRANDOMI TUTTI I BENI MI COMPRO L’ETERNITA’


SALDI: L’INGORDIGIA, L’ILLUSIONE CHE ACCAPARRANDOMI TUTTI I BENI MI COMPRO L’ETERNITA’
di Antonio Bruno
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Le parole del premio Nobel 2001 all'economia Joseph Stiglitz e del professore Jean Leonard Touadì, assessore alle politiche giovanili del Comune di Roma sulla globalizzazione che richiede governi che si impegnino nella protezione delle persone, negli investimenti in educazione, tecnologia, programmi di sicurezza e che abbiamo una visione integrale e non solo economica della persona umana.
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Non c’è da avere la sfera di cristallo per leggere i dati e divenire consapevoli che i Paesi poveri del Mondo sono sempre più poveri e i Paesi ricchi sempre più ricchi. In tutto il Mondo l’ingiustizia aumenta e in generale i Ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
La globalizzazione, ovvero la crescita progressiva delle relazioni e degli scambi a livello mondiale in diversi ambiti con l’effetto di una decisa convergenza economica e culturale tra i Paesi del mondo, ha fatto crescere le ineguaglianze tra le persone umane della Terra.
E’ assodato che la divisione dei compiti tra le persone umane produce ricchezza che questa ricchezza, una volta prodotta, va distribuita a tutte le persone umane. In questa visione il denaro dovrebbe andare dai ricchi verso i poveri per favorire la vita di tutte le persone umane, perché tutti abbiamo diritto a vivere!
Quella che vedete sotto è la classifica degli uomini più ricchi d’Italia secondo la rivista statunitense Forbes.

Posizione
Nome
Patrimonio (in miliardi di dollari)
Posizione Mondiale
Fonte
1
Michele Ferrero & famiglia
11,0
68
Ferrero
2
Leonardo Del Vecchio
10,0
77
Luxottica
3
Silvio Berlusconi & famiglia
9,4
90
Fininvest
4
Giorgio Armani
5,0
203
Giorgio Armani S.p.A.
5
Carlo, Giuliana, Gilberto e Luciano Benetton
2,9 (ciascuno)
396
Edizione Holding, Sintonia
5
Mario Moretti Polegato
2.9
396
Geox
10
Francesco Gaetano Caltagirone
2.6
446
Caltagirone S.p.a
11
Stefano Pessina
2,3
524
Alliance Boots
12
Ennio Doris & famiglia
2,1
573
Mediolanum
13
Silvio Scaglia
1,2
962
Fastweb

Ve l’immaginate voi questi uomini davanti ai semafori che vi chiedono di lavarvi i vetri? Vi immaginate questi uomini fuori dalle Chiese che vi chiedono l’elemosina?

Invece a livello mondiale, o come sin usa dire oggi GLOBALE, accade proprio questo!
Infatti possiamo dedurre dai flussi di ricchezza che ci sono nel mondo che il danaro va dai paesi POVERI ai paesi ricchi!
Capite?
I poveri danno soldi ai ricchi per aiutarli a vivere meglio?
E’ come se tutti noi dessimo continuamente soldi a queste tredici famiglie ricche italiane per aiutarle a vivere meglio, per fare in modo che anche loro, poverini, abbiano una vita dignitosa.
E' il colmo!
Nel Mondo ogni giorno ci sono Pesi che vanno in crisi. Tu dirai: “Non si danno da fare!” oppure “Non sanno gestire la loro ricchezza!” oppure “Non hanno voglia di lavorare!” o ancora “sono degli irresponsabili hanno un malgoverno!”.
Ma oggi nel mondo sono la maggior parte dei Paesi che sono poveri e che hanno problemi e vanno in crisi ed ecco che non basta più pensare che siano problemi e responsabilità di quei Paesi, quando vi è una generalizzazione così diffusa bisogna cominciare a pensare che si tratta di un problema di sistema.
E’ come se ti vedessi!
Se non hai già smesso di leggere e sei arrivato a questo punto ti starai dicendo che sono cose risapute, che si parla sempre di questo, che da che mondo è mondo si è tentato di risolvere il problema della povertà senza successo e che parlare è facile ma che sino a questo punto del mio scritto non ho dato la benché minima indicazione di come, secondo la mia opinione, si potrebbe risolvere il problema.
A tale proposito è interessante quanto afferma il premio Nobel 2001 all'economia Joseph Stiglitz in tema di lavoro e globalizzazione:
“Non esiste una risposta semplice, ma ciò che è chiaro è che dobbiamo aumentare la produttività verso coloro che sono più deboli dandogli più educazione, migliorando la tecnologia, per rimuovere queste pressioni che li spingono verso il basso, per riconoscere che necessitano di migliori strumenti per la sicurezza, migliori programmi di formazione per il lavoro e in un mondo in cui, quelli più in basso scivolano sempre più in giù e quelli al vertice stanno sempre meglio c’è necessità di redistribuzione della ricchezza, di più progressività nella tassazione e nei programmi sociali. Sfortunatamente stiamo facendo l’opposto, troppo spesso si usa la globalizzazione come scusa per dire che dobbiamo tagliare le protezioni e i programmi sociali. E dunque in questa situazione in cui gli individui vedono che la loro posizione economica peggiora, che il supporto dello Stato peggiora, abbiamo le proteste dei giovani, come ad esempio in Francia, contro i tagli ai loro stipendi e ai loro programmi sociali. A questi giovani hanno risposto che è la globalizzazione a richiedere tutto questo. E questi giovani si sono grattata la testa e hanno replicato che gli avevano detto che la globalizzazione avrebbe portato vantaggi, e che non si spiegavano come potrebbero fare a portare vantaggi minori stipendi e minore protezione sociale. E hanno ragione! A volte viene detto che dobbiamo avere pazienza e aspettare i risultati di lungo termine, perché staremo meglio. Un famoso detto di Keynes, grande economista del XX secolo dice SUL LUNGO PERIODO SAREMO TUTTI MORTI! Il fatto è che sono trent’anni che gli stipendi più bassi si stanno riducendo e non vedranno nella loro vita i loro redditi e protezione sociale aumentare e forse neanche in quella dei loro figli. E questo conferma il fatto che dobbiamo governare attivamente non passivamente, questo processo che sta aumentando il divario all’interno e tra le Società. Pochi Paesi hanno capito l’importanza di questo, la Cina nel suo undicesimo piano quinquennale è molto esplicita affermando SIAMO RIUSCITI A RIDURRE LA POVERTA’ MA NON IL GAP TRA RICCHI E POVERI e hanno messo al centro del loro programma economico miglioramenti nell’educazione, nella tecnologia rispondendo, nel loro caso, alle opportunità offerte dalla globalizzazione. La Scandinavia probabilmente sta facendo il lavoro migliore, nella protezione delle persone, negli investimenti in educazione, tecnologia, programmi di sicurezza, ma c’è un acceso dibattito sull’opportunità di ridurre ma molti Paesi Scandinavi non lo fanno per cui esiste un dibattito. Ma anche con una riduzione avrebbero, comunque, livelli di investimenti molto più alti degli Stati Uniti, hanno un sistema molto migliore di quello degli Stati Uniti. Infatti negli Stati Uniti se perdi il lavoro non solo non hai più lo stipendio, ma neanche l’assicurazione medica, devi diventare talmente malato per avere una qualsiasi assistenza medica. Quindi gli Stati Uniti, nell’affrontare questi problemi, si trovano ad un estremo, mentre la Scandinavia rappresenta, al contrario, il miglior modello di tutti del modo di affrontare i problemi della globalizzazione.”
Ma a questo proposito è interessante anche quanto dichiarato dal professore Jean Leonard Touadì, assessore alle politiche giovanili del Comune di Roma, che lo scorso 16 novembre all’Istituto “Cristo Re” ha tenuto un convegno organizzato dalla Rete Lilliput e dalla Caritas Diocesana sul tema della globalizzazione e i suoi effetti che ha dichiarato “ La globalizzazione è prima di tutto la globalizzazione delle merci, la globalizzazione della finanza e della grande speculazione finanziaria e non ha portato nulla ai territori più lontani e più poveri. Il sistema funziona perché coloro che sono più ricchi siano sempre più ricchi senza badare a coloro i quali non riescono a seguire il ritmo della globalizzazione. E’come un treno in cui ci sono alcuni seduti confortevolmente dentro e che chiedono che il terno vada più veloce e altri invece aggrappati fuori che chiedono che il treno rallenti. I giovani non devono accettare la filosofia dell’Homo economicus ovvero dell’uomo solo nella sua dimensione economica, quella unica dimensione economica e quindi consumistica perché in questo modo rischia di lasciare da parte le dimensioni valoriali, le dimensioni delle relazioni, la dimensione culturale. Quindi riscoprire la dimensione integrale, quella dell’economia, dello sviluppo dove insieme c’è l’aspetto economico ma anche quello ecologico, quello della Giustizia sociale e della cultura.”
Ma la febbre del consumo non ci abbandona, ed è proprio di questi giorni al notizia dell’enorme successo dei Saldi. Dopo la fase depressiva dei consumi prima delle feste dall’altro giorno è inziato un vero e proprio assalto ai negozi per i saldi.
E dopo i saldi arrivano le griffe a rate, ovvero finanziamenti a tasso zero per le nuove collezioni. Consumare, consumare è il grido che si alza dalla nostra bocca, sempre di più in un peccato che da sempre ha infestato la vita delle persone umane, L’INGORDIGIA: L’ILLUSIONE CHE ACCAPARRANDOMI TUTTI BENI MI COMPRO L’ETERNITA’.

L’intervista al premio Nobel 2001 all'economia Joseph Stiglitz:
http://dailymotion.alice.it/video/xyjto_beppegrilloit-lavoro-e-globalizzazi_business

L’intervista al professore Jean Leonard Touadì, assessore alle politiche giovanili del Comune di Roma:

http://dailymotion.alice.it/related/x3jw0k_la-globalizzazione-e-i-suoi-effetti_news/video/x3jvvp_luomo-non-solo-economicus_news

domenica 4 gennaio 2009

Il Clero non è Gesù

Il Clero non è Gesù
di Antonio Bruno

La mistificazione secondo cui il clero è Gesù, è un ostacolo alla promozione della Vita Umana. Poiché l’umana evidenza delle imperfezioni degli uomini che fanno parte del clero, incompresa da chi sbagliando ritiene che chi fa parte del Clero sia perfetto come Gesù, svuotano il messaggio d’Amore e di Misericordia che invece tutti accoglie e tutti giustifica.


Pedro José María Simón Castellví, Presidente della Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici (FIAMC)scrive sull’Osservatore Romano di oggi: “La sessualità è un dono meraviglioso di Dio ai coniugi. Li unisce tanto che qualsiasi elemento esterno che s'interponga fra di loro è un terzo senza diritti. I coniugi si donano tutto l'un l'altro, anche la propria capacità generativa. Se una nuova vita non è possibile per gravi motivi, fa anche parte dell'intimità coniugale l'utilizzare i periodi non fecondi della donna per avere rapporti che devono essere sempre appaganti per entrambi e unirli sempre più. “
Chi come me, tenta di mettere in pratica nella propria vita il Vangelo, ha deciso di non utilizzare mai l’opzione della chiusura alla Vita, sia in termini di preservativi che in termini di aborto, pur consentita dalla legislazione di molti paesi.
Poi il medico prosegue affermando:
“A quanti vedono alcuni documenti della Chiesa come compendi di divieti, chiederei vivamente di leggere i codici civili, penali o mercantili dei paesi occidentali. Lì sì che vi sono divieti! Non discuto la loro opportunità, ma credo che quegli stessi codici si basino sulle premesse fondamentali della libertà personale e di commercio che mirano alla felicità delle persone e all'efficienza delle società e che, in definitiva, giustificano alcune proibizioni.”
Questa affermazione penso sia rivolta a chi ha deciso, o prende in considerazione l’opzione, di usare i preservativi o di abortire. Penso che tale affermazione del medico Presidente delle Associazioni di medici cattolici voglia essere un contributo per accettare la vita senza ostacolarla o sopprimerla. Ma francamente la trovo ridondante e inutile rispetto all’affermazione principale che informa il mio agire ovvero: ho deciso di non utilizzare mai l’opzione della chiusura alla Vita, sia in termini di preservativi che in termini di aborto. Tale decisione supera qualunque altra argomentazione a meno che non si voglia convincere chi tale decisione non l’ha presa. Ma anche questo tentativo ahimè è velleitario, poiché la decisione di non chiudersi alla Vita, nei termini in cui io ho deciso di essere aperto alla Vita, secondo la mia fede è una Grazia che viene da Dio. Io non mi permetterei mai di dire che tutti devono essere obbligati ad agire per favorire la vita nei termini in cui io ho deciso di agire. Ricordo a me stesso che se mai dovessi essere chiamato a decidere, attraverso una consultazione democratica, voterei per la Vita, nei termini in cui secondo la mia fede favorirei la vita. Mai però mi sognerei di affermare che tale mia decisione debba essere condivisa da tutti.
Prima di me c’è stato chi ha studiato il perché, la nostra organizzazione antropologica artificiale definita “Società Civile”, oppure per noi che tentiamo di applicare il Vangelo di Gesù nella nostra Vita “Mondo”, non favorisce o sopprime la Vita. Ma senza voler entrare nel merito e rimandando i curiosi alla tesi di Renè Girard, per noi seguaci di Gesù, per noi che tentiamo di imitare Gesù, senza l’Amore non è possibile nella maniera più assoluta regolare i rapporti tra le persone umane senza ricorrere alla violenza rivalitaria. Tale rivalità mimetica è per noi seguaci imitatori di Gesù la causa remota, prossima e futura della chiusura alla Vita.
Pedro José María Simón Castellví, Presidente della Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici (FIAMC) sull’Osservatore Romano di oggi continua scrivendo: “La Chiesa ha in grande stima la sessualità e credo che, se si acquisiscono una formazione e abitudini corrette, la vita è più facile e si giudicano positivamente alcuni limiti che effettivamente esistono. Noi medici cattolici siamo pienamente consapevoli di dover investire molto di più nella maternità. Di più anche in risorse umane, nell'educazione e in risorse finanziarie. La dottrina dell'Humanae vitae è poco seguita, e fra i vari motivi, perché a suo tempo troppi medici non l'hanno accettata.”
Ecco quello che chiedo all’insigne dottore e a tutti gli studiosi che si sono spesi per dimostrare che la Vita va favorita e che quello che è contro la vita è MORTE! Bene, l’avete detto, grazie. Noi seguaci e imitatori di Gesù insieme a voi ve ne siamo grati, perché adesso sappiamo quello che favorisce la vita e quello che invece è morte.
Ma adesso per favore si scriva e si pratichi questo favorire la vita. Quale miglior modo di favorirla se non nella pratica? E quale miglior argomentazione per le persone umane che ci osservano se non la nostra azione quotidiana per favorirla in ogni modo e in ogni ambito della nostra vita?Grazie davvero! Ma continuiamo ad agire, continuiamo ad amare le persone umane che ci circondano in maniera tale che, quando ci troviamo a parlare con loro possiamo già essere accolti con il biglietto da visita della simpatia e della sobrietà, dell’umiltà di noi figli di Dio, di noi piccole matite, prendendo in prestito questa bella immagine di Madre Teresa, di cui si serve l’Eterno per agire nella nostra Comunità.
A questo proposito vi voglio raccontare la rabbia e l’indignazione di una piccola grande donna, la Signora Silvia Ballestra che ho avuto l’onore di conoscere, poiché venuta invitata dalla Pubblica Amministrazione del mio Paese che è San Cesario di Lecce, a presentare il suo ultimo libro che tratta dell’aborto. In questo libro la Signora Ballestra comunica che la quasi totalità dei medici Italiani sono obiettori di coscienza e quindi, il nostro amico medico Pedro José María Simón Castellví, Presidente della Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici, quando afferma che tra i medici la dottrina dell'Humanae vitae è poco seguita, penso che si riferisca ai medici degli altri paesi e non ai medici Italiani che invece la scrittrice Silvia Ballestra ha accertato sono quasi tutti Obiettori. Quindi per il nostro Paese ciò che doveva essere fatto presso i medici, in tema di promozione della vita, ha ottenuto un consenso quasi unanime di questa categoria professionale. Tale fatto, ovvero il rifiuto del medico italiano, di essere disponibile a pratiche contro la vita è un primo importante passo. Ma dobbiamo umanizzare i nostri rapporti con le persone, dobbiamo esserci senza imporci, dobbiamo accettare di non essere ascoltati, dobbiamo comprendere quando siamo sbeffeggiati, derisi, calunniati, diffamati, e continuare a fare la volontà del Signore Nostro Gesù Cristo.
Questo stile è il nostro stile. Stili diversi, non nostri, come quello del Dott. Giuliano Ferrara, possono far danni perché per noi la forma è sostanza, per noi la voce amorevole anche se forte e chiara è sostanza allo stesso identico modo di come è sostanza il Vangelo e la Bibbia, allo stesso identico modo di come per noi è sostanza quando invochiamo prima di qualunque cosa lo Spirito Santo.
Altri lo scrivono e lo dicono: facciamo più fatica a superare la mistificazione secondo cui Gesù è il clero che a predicare il Vangelo. La suggestione messa su dal diavolo secondo cui il clero è Gesù fa più danni della Bomba atomica.
Al clero chiedo di aiutarci divulgando a tutti e in ogni sede che il clero non è Gesù. Grazie fratelli del clero, ci faciliterete nell’azione di promozione della vita che altro non è che la predicazione del Vangelo!




sabato 3 gennaio 2009


Non voglio insegnare la vita a nessuno, non pretendo di cambiare il mondo, ma di sicuro un certo mondo non cambierà con me!


Non voglio insegnare la vita a nessuno, non pretendo di cambiare il mondo, ma di sicuro un certo mondo non cambierà con me!
di Antonio Bruno

dall’ultima Omelia di Don Marco Pozza a Padova:”…..ed io vedo ragazzi che piangono quando parlo di Dio, ma non perché sono un Genio, perché so che il Vangelo ti fa piangere se ti viene presentato li, nella maniera giusta… io ci provo e domani mattina ci riproverò, ci riproverò finché non mi stanco.”


In questa giornata di festa ecco che come al solito sono curioso e, come afferma Umberto Broccoli, per tale stesso fatto continuamente insoddisfatto e a caccia di spiegazioni che soddisfino la mia curiosità.
Ad esempio prendiamo il fatto che, pur essendo il balcone del mio appartamento coperto, vi si infiltra dell’acqua e questa, facendosi strada, va a cadere sul balcone della mia vicina che ha l’appartamento al piano sotto al mio, l’acqua ha trovato il modo di entrare, da sola ha ricavato un passaggio e, sempre da sola, è andata a far visita al piano di sotto con enorme disappunto da parte della mia vicina.
L’acqua che sembrava non fosse più ospite del balcone è invece apparsa e, come affermato da Eraclito di Efeso, “Chi non si aspetta l'inaspettato non scoprirà la verità”.
Oggi ho conosciuto don Marco Pozza cellulare 3494339242 che ha un fratello più piccolo che si è laureato e sta diventando prete pure lui.
Don Marco Pozza è entrato in seminario che aveva dieci anni. E lui stesso afferma:
“Finita la prima elementare, ho deciso di partire da casa. Ero stanco dell’ambiente, un paese piccolo. Alle scuole elementari quello che si poteva combinare l’avevo combinato tutto, e ho deciso di entrare in seminario. Avevo 10 anni e mezzo! Primo perché la figura del prete del mio paese mi piaceva. Mi piaceva questo prete che si confondeva tra la gente, e che ogni giorno se ne inventava una per cercare di accattivarsi i ragazzi. Secondo perché ero stanco. Io sono uno spirito ribelle che per divertirsi ha bisogno di cambiare. A 10 anni io volevo diventare un prete. Come il prete del mio paese. E per fare il prete come il prete del mio paese dovevo andare in seminario. Solo che quando sono entrato a 10 anni e mezzo io ho vissuto tutta la mia giovinezza. Ho avuto una morosa per 4 anni ed ero in seminario però in seminario si vive la giovinezza!”
Sono davvero contento di aver ascoltato queste cose da don Marco, non me le aspettavo e proprio perché non me l’aspettavo, non riuscivo a scoprire la verità. Capperi! Questo Eraclito da Efeso la sapeva davvero lunga!
Poi ho ascoltato ancora dalla viva voce di don Marco:
“E’ ora di rompere il Tabù del seminario dove vedi il bambino che entra in prima media già con la casula, con la veste nera, con il colletto e con il Breviario in mano. In seminario entrano ragazzi che sono figli del nostro tempo che nel cuore sentono questo desiderio di diventare preti. Siamo partiti più di cento, siamo arrivati preti in due.”
Insomma davvero diretto questo don Marco, schietto e soprattutto immediato, senza filtri, senza rete! Ma continuiamo a leggere le sue parole, le parole di un prete:
“Dal giorno dopo che sono diventato prete ho avuto la sensazione che le ragazze al mondo fossero triplicate! Ne vedevo da tutte le parti! So la scelta che ho fatto e il mio papà mi ha sempre detto che ogni scelta comporta una rinuncia. Io ci ho pensato bene prima di fare il prete, ci ho pensato così bene che sono stato buttato fuori per tre volte dal seminario perché le mie idee, e il mio modo di fare non combaciava e non combacia tuttora con la struttura di prete. Quindi io non è che rinuncio alla mia sessualità, io rinuncio a praticare la mia sessualità. Rinunciare a praticare la propria sessualità certo che è un limite che però uno riesce, non dico a superare, è una cosa difficilissima da gestire, io non sono uno di quei preti che dice, eh Signore Grazie del Celibato (e con le mani fa segno di strapparsi i capelli dalla testa) io ogni sera son la con le unghie a dire: Signore anche oggi sono arrivato alla fine della giornata, ma io faccio fatica. Però la serenità che trovo dentro la sera, è una cosa GRANDISSIMA!”
Capperini!
Che prete vero?
Ecco perché quello che ho ascoltato da don Marco io lo riporto a te che mi leggi, perché ha sollevato tante cose dentro di me, ho trovato milioni di risposte nelle semplici parole di don Marco. A domande complicatissime con implicazioni che hanno fatto spargere fiumi di inchiostro don Marco da risposte tanto semplici quanto esaustive che devono conoscere tutti!
Ma continuiamo a leggere le sue parole:
“Quando sono arrivato in città (la città di cui parla don Marco è Padova N.d.R.) ho trovato una Chiesa vuota. Mi sono informato dove fossero i ragazzi che non li avevo mai visti e mi hanno detto che sono tutti in Piazza perché c’è il rito dello “SPRIZ””.
Lo spriz amici miei vecchietti come me (quelli giovani sanno perfettamente cos’è) è uno degli aperitivi più diffusi in Italia fatto da Prosecco, acqua frizzante, Aperol e una fetta d’arancia: questi sono gli ingredienti.
Ma dovete sapere che lo Spritz, nel tempo, non è rimasto solo una semplice bevanda, è diventato qualcosa di più: un vero e proprio rito sociale che coinvolge tutte le età della popolazione, con un occhio di riguardo ai giovani.
Da fighetti e squinzie “very fashion” a no global rasta e giovani pasionarie comuniste, il consumo dello spritz unisce tutte queste diversità sociali. Lo si beve dovunque: dalle osterie vecchio stile, ai bar anonimi, fino ad arrivare ai più sofisticati lounge cafè. E siccome il rito dello aperitivo è un fenomeno sociale e un momento di aggregazione lo si consuma anche nelle piazze e nelle strade, portando così l’happy hour a far parte di un modo di essere della città stessa. Happy hour è una espressione in lingua inglese che significa letteralmente "ora felice", ed è la fascia oraria in cui alcuni bar e altri esercizi pubblici praticano sconti, tipicamente sulle bevande alcoliche e sui salatini.
È una pratica di promozione delle vendite nata nei paesi anglosassoni per attirare la clientela nei pub dopo l'uscita dal lavoro con l'offerta di consumazioni a prezzo ridotto per una o due ore nel tardo pomeriggio, coprendo tipicamente l'intervallo tra le 17 e le 18. Un esempio di tutto ciò è Padova la città in cui appunto andò don Marco.
Il percorso dello spritz nella città del Santo si dirama per l’intero centro storico: da Piazza delle Erbe a Prato della Valle, passando per le viuzze del Ghetto, strette ma sempre affollatissime di ragazzi con il classico bicchiere in mano.
Detto questo continuiamo a leggere le parole di don Marco che giunto in Parrocchia non trova i giovani che appunto sono invece disseminati sul percorso dello Spriz.
“Quando mi hanno detto che tutti i ragazzi erano in Piazza io mi sono intrufolato tra di loro e così, ridendo e scherzando, mi son messo a parlare del più e del meno, della quotidianità della nostra vita, e quando mi han chiesto che lavoro faccio, gli ho detto faccio il prete. Si va bhe, li ho dovuto spiegare che era vero, e a questo ragazzo ho fatto una proposta, e gli ho detto io sono stato qua con te mezz’ora stasera, domani sera, (che era domenica), passeresti mezz’ora con me? Mi ha detto : Ma a fare cosa? E io gli ho detto guarda tu vieni se ti rompe, ho detto sta roba qua se ti rompe le balle tu la prossima volta non ci vieni più. Quello è venuto, è stato li l’ho visto in fondo la Chiesa, vedi subito un ragazzo che arriva su dalle Piazze, cos’è successo? Che la domenica dopo questo ha portato un suo amico, ed è venuto da me e mi ha detto, oh don, ho portato un mio amico a messa perché mi è piaciuta domenica scorsa e così nel giro di 22 – 23 mesi ho radunato 300 – 400 ragazzi che la domenica sera pregano con noi”
Capite? 300 – 400 ragazzi la domenica che PREGANO! Io vivo a San Cesario di Lecce e nella vicina Lecce, città Universitaria, c’è una situazione più o meno simile a quella di Padova, a una certa ora, come i Vampiri eccoli venir fuori a popolare tutto il centro storico che è pienissimo di locali dove non so se si beve lo SPRIZ ma so di certo che li bevono e come se bevono!
Poi don Marco aggiunge:
“non è che faccio chissà che cosa, io faccio il prete come son capace, come quando in una predica ho fatto ascoltare la canzone di Masini “VAFFANCULO” per dire che il Signore ti invita a mandare AFFANCULO” tante cose che ti insegna ad essere un uomo libero, mi hanno detto: - è arrivato un prete che fa perdere la fede – me ne hanno dette di tutti i colori, ma il mio Vangelo è lo stesso Vangelo di don Abbondio, lo stesso Vangelo di San Pietro, cambia il modo di raccontarlo, magari.”
Poi l’attenzione di don Marco si sposta alla zona dei locali e lui dice:
“io cerco di avere libere due tre sere la settimana e vengo qua (la zona dei locali N.d.R.) e sto fino all’una, le due di notte, magari anche se sto un’intera sera riesco a parlare solo con un ragazzo, un’altra sera ci parlo con dieci, e magari una sera non riesco a parlare con nessuno!”
Ma lui, il nostro don Marco, continua ad andarci ai locali, non si ferma. Lui va senza la tonaca e spiega perché non ci va in abiti da prete:
“io mi vesto come si vestono i ragazzi non perché mi vergogno di vestirmi da prete, io sono orgoglioso di essere prete, è perché, per quanto tu sia giovane, se tu hai su un colletto, cioè tu fai parte della Gerarchia ecclesiastica, sei uno del clero e di sessualità non si può parlare, di questo, di quest’altro, TABU’ TUTTO!. Invece io ci vado così ed uno è libero di aprirsi di confrontarsi, poi alla fine ti dico che son prete e allora …vedi che il Signore veramente è eccezionale ….se passa una ragazza mi giro a guardarla e se è bella dico: Signore quanta fantasia hai nel creare le persone! San Tommaso d’Acquino diceva che dalla creatura si arriva al Creatore!”
Ma don Marco non si ferma e racconta:
“ho appeso in Chiesa il Poster di Intimissimo dove c’è questa bellissima modella mora vestita pochissimo e son partito da quella bellezza li, che oggi c’è, e domani 2 millimetri di cellulite cancellerà, per arrivare della bellezza di Maria che è una bellezza che viaggia nell’Eternità. I ragazzi hanno capito subito, per i vecchietti sono stato un prete pornografico, me ne hanno dette di tuti i colori!”
Don Marco è stato trasferito e nella messa di congedo lui rivolto ai suoi ragazzi, quelli dello SPRIZ ha detto:
“ragazzi, vi chiedo un piccolo piacere, se capita di piangere piangiamo, però voglio che sia una messa di festa, una messa che, nessuno lo sa però io la celebro per voi, per tutto quello che mi avete dato, soprattutto il vostro tempo e la vostra disponibilità. Un giorno impareremo a camminare, imparare a camminare per imparare a danzare. Non voglio insegnare la vita a nessuno, non pretendo di cambiare il mondo, ma di sicuro un certo mondo non cambierà con me! ”
Don Marco Pozza è stato trasferito a Roma, al Vaticano, dove di fronte c’è un camioncino dove si vendono i gelati ma non si vendono i coni esposti ma sicuramente è il luogo dove ci sono anche i tantissimi don Marco che dicono:
“c’è stato un tempo in cui bastava stare in Chiesa perché i ragazzi venissero, oggi la Chiesa non è più il punto di riferimento. O tu vai fuori e ti dimostri credibile di dare la ragione di quello che predichi oppure la gente fa bene, ha il dovere di rifiutarti, ed io vedo ragazzi che piangono quando parlo di Dio, ma non perché sono un Genio, perché so che il Vangelo ti fa piangere se ti viene presentato li, nella maniera giusta, io ci provo e domani mattina ci riproverò, ci riproverò finché non mi stanco.
L’intervista a Don Marco Pozza è su:
http://www.mtv.it/tv/programmi/serie/dettaglio.asp?id_prog=442&id_epis=541&page=1&id=187006
Don Marco è a Roma e ha fatto una Parrocchia virtuale se ci vuoi fare una capatina:
http://www.sullastradadiemmaus.net/

giovedì 1 gennaio 2009

Narrazione o Mistificazione?



Narrazione o Mistificazione?
di Antonio Bruno

Scrivete, noi leggiamo tutto. Per caso, in automobile e di ritorno dalle faccende di lavoro, incappai in questo splendido “a parole mie”.
Sulle prime non collegavo la voce al volto del conduttore ma poi, l’altro giorno, in uno dei mille spot della rai vedo il volto di Umberto Broccoli. Ah! Ecco chi è quella persona che mi tiene compagnia quando rientro dai fortunali giornalieri delle relazioni umane, sempre insidiose, anche se indispensabili.
Ma c’è internet e la possibilità di scaricarsi tutto e ascoltare nel mio comodo studio questo amico che mi narra dal ponte della “Fortuna Maris” i suoi viaggi all’interno del grande lago salato che è il Mediterraneo.

Lui mi racconta cose antiche facendole riapparire. Finalmente ecco che Umberto Broccoli mi propone la narrazione che non riuscì a raggiungermi, così come avrebbe dovuto e, dico io, voluto. Si perché la narrazione ha una vita sua, come quella che ha fatto arrivare sino a me Ulisse e, più importanti ancora di lui, i suoi Viaggi. Quella narrazione che, andata persa nei passaparola, oppure omessa per chissà quali oscuri motivi, si contrae in uno spazio infinito senza tempo alla ricerca di una volontà che la decodifichi a me, che me la faccia di nuovo arrivare per poter continuare a vivere in questo spazio tempo e in quello che verrà attraverso il mio narrare.

C’è stato Riccardo Petrella che mi ha spiegato lo scopo dell’omissione della narrazione. Mi ha spiegato le pieghe della mistificazione, che hanno bisogno del vuoto della memoria per poter attecchire e rappresentare una realtà ipnotica che non esiste e che è appunto mistificazione.
Insomma qualcosa o qualcuno vorrebbe impedire la narrazione. Come in quel film “La storia infinita” del 1984 che andai a vedere a Bari laddove ero trattenuto in una Caserma la “Rossani” in Via Giulio Petroni, che adesso non esiste più e che, anche lei, attende di essere narrata. Solo che nel film diretto dal regista Wolfgang Petersen tratto dal romanzo omonimo di Michael Ende si dice che “Il Regno di Fantasia” rischia di morire invece Qui e Ora in assenza della narrazione MUORE LA REALTA’. Perché quel qui e ora è la summa di ciò che fu e di ciò che sarà, tutto è qui e ora. Capisco che è assolutamente ineffabile ciò che intendo esprimere e la mia temerarietà di narrare l’ineffabile unita alla mia assoulta inadeguatezza sicuramente mi rende ridicolo o, peggio, patetico.
Ma non mi fermo e così come fece Atreju in groppa al suo cavallo Artax con il quale iniziò la sua ricerca per le terre di Fantasia, io Antonio sul mio Cavallo “Blog” ho iniziato la mia ricerca per le terre della narrazione.

Perché non so se ve ne siete accorti c’è tanta gente che annuncia che ci sarà questo spettacolo, oppure che annuncia che ci sarà questo Convegno, riferisce degli organizzatori e dei contenitori ma nessuno narra ciò che accade in quei Convegni o in quegli spettacoli, nessuno li racconta e quindi è come se non fossero mai accaduti e, di conseguenze le Verità che vi vengono comunicate rimangono celate all’umanità che può invece essere raggiunta dalla mistificazione di chi intende rappresentare come realtà ciò che realtà non è.

La narrazione è soprattutto parola, per questo prima lo devi raccontare a tutti quelli che ti danno ascolto. A me capita di rincontrali e, da quando narro, sentirmi chiedere ancora racconti, narrazioni della realtà. Mi chiedo se preferiscono il mio racconto alla visione diretta, allo svolgimento dell’avvenimento. Io ne faccio dei report, e come noto, per forza di cose la mia narrazione ha nel suo interno omissioni oppure imprecisioni.
Caro Broccoli però ho notato che da quando narro quello a cui assisto ho una comunità vicina che mi ascolta e che, a sua volta, mi narra frammenti di realtà che si innestano perfettamente nella mia narrazione facendola divenire narrazione di gruppo prima , e poi a patrimonio comune di fatto, dell’intera comunità di persone umane che frequento abitualmente, ma da quando lo scrivo la comunità si allarga, magari non per tutto, per alcuni argomenti specifici, ed ecco che la narrazione si amplia divenendo essa stessa realtà.
Allora cos’è che distingue la narrazione della Realtà dalla Mistificazione? Tutte e due sono il racconto di una persona umana ad altre persone umane di ciò che i sensi percepiscono.
Cos’è che distingue ciò che è narrazione da ciò che è mistificazione?
Caro Broccoli mi è venuta così questa domanda e, intenzionalmente la lascio senza risposta. Perché a ogni domanda c’è una risposta di ogni persona umana. Narriamoci queste risposte, perché dall’integrazione di questi infiniti frammenti di realtà venga fuori la verità. Ciò stesso è una delle possibili risposte e non ho potuto omettere la sua scrittura perchè le dita sulla tastiera mi impediscono di fermare il flusso comunicativo.
Lei che sulla Fortuna Maris naviga in questa culla dell’umanità che assume il nome di Mediterraneo, nei suoi incontri con persone di popoli diversi, abbia la compiacenza di narrarmi le risposte a questa domanda.
Cordialmente
antonio bruno


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Per essere umano devi amare altrimenti cominci ad assomigliare pericolosamente al Computer che hai davanti

Per essere umano devi amare altrimenti cominci ad assomigliare pericolosamente al Computer che hai davanti
di Antonio Bruno

Non avevo mai sentito parlare di Antonio Rosmini. Il primo che ne ha parlato in mia presenza è stato il Prof. Fulvio De Giorgi in occasione della presentazione del suo ultimo libro “Il brutto anatroccolo. Il laicato cattolico italiano" il 28 dicembre 2008 nell’emiciclo della sala conferenze del Museo Provinciale di Lecce “Sigismondo Castromediano”. Eppure frequento quest’ambiente delle Parrocchie dall’infanzia!
Apprendo che Antonio Rosmini è stato amico di Alessandro Manzoni e ha vissuto, come Alessandro Manzoni, nel Lombardo – Veneto provincia dell’Impero Austro Ungarico. Ma di Alessandro Manzoni ne ho piene le orecchie perché nel biennio delle scuole superiori mi è stato propinato dalla mia insegnante di lettere in tutte le salse, capitolo dopo capitolo, ma di Antonio Rosmini nulla di nulla,nemmeno un accenno.
E a te? Non ti girare dietro dico a te che mi leggi, che fai scorrere lo sguardo sulle mie povere parole. Tu mentre divieni consapevole del tuo respiro e mentre senti le tue gambe a contatto della sedia su cui sei seduto e rifletti che in effetti di Rosmini anche a te non ha detto nulla nessuno potrai aggiungere, magari tra qualche mese, che avendo letto uno scritto di tal Antonio Bruno da San Cesario di Lecce sei venuto a conoscenze dell’esistenza di Antonio Rosmini .
Intanto sappi che c’è stata la beatificazione il 18 novembre 2007 che insieme a quanto scritto da Papa Benedetto XVI ovvero il cardinale Joseph Ratzinger ha portato l’attenzione di molte persone su questo uomo che veniva considerato un monello, uno che creava problemi. Anche Gesù subì la stessa sorte nonostante Pilato non se ne facesse una ragione e non capisse quali fossero i problemi che Gesù creava ai sacerdoti del tempio di Gerusalemme.
Quello che mi ha colpito però e l’aver saputo che per Antonio Rosmini c’è una sostanziale identità tra intelligenza e Carità.
Forse la formula risulta difficile proprio in riferimento al pensiero di Rosmini. Ma tu, se non ti sei già dato alla macchia dopo la lettura di queste poche frasi, ti chiederai, come io segretamente spero nel mio cuore tu ti chieda, perché? Ma perché dire che intelligenza e Carità sono identiche può avere, come peraltro ha, un doppio significato.
Il primo significato è che l’intelligenza e la Carità (ovvero l’AMORE) si sommano e si accostano.
Il secondo significato è che esista l’intelligenza della carità.
Questo genitivo “della Carità” (avete visto che bella espressione linguistica? Genitivo!che significa che viene normalmente usato per esprimere una specificazione) e questo “della Carità” può essere sia oggettivo che soggettivo.
“della Carità” oggettivo: l’idea che la Carità deve essere illuminata dall’intelligenza
“della Carità” soggettivo: l’intelligenza deve illuminare la Carità.
Ma può anche indicare l’idea che la Carità possiede di per se un’intelligenza e che l’intelligenza appartiene alla carità, e quindi avremo un genitivo possessivo.
Spero che quanto scritto sia servito anche a illuminare meglio in che modo possiamo specificare un concetto.
L’intelligenza della Carità, secondo Rosmini, è la forma più vera dell’intelligenza al punto che non c’è intelligenza fuori dalla Carità.
L’anima dell’intelligenza è il fuoco della Carità che se vissuta e testimoniata ha di per se una sua profonda intelligenza.
Ovvero la carità è il metodo giusto per cercare la Verità.
Ci sono dimensioni della Verità che si lasciano accostare solo in un atteggiamento di distanza e solo se assumiamo un distacco e un pensiero freddo e lucido. Ma altre dimensioni possono essere accostate solo nell’amore.
Non capiremmo nulla se non ci lasciamo coinvolgere e se non incontriamo amorevolmente quelle realtà.
Se dobbiamo valutare quantità e freddi dati numerici, più siamo staccati, non coinvolti emotivamente, meglio ci accostiamo alla Verità.
Ma se dobbiamo affrontare relazioni con le persone umane da cui si concretizzano valori non è adeguato essere distaccati ma questo distacco è addirittura un ostacolo a una relazione VERA.
Il senso amoroso delle relazioni può essere capito solo con un coinvolgimento emotivo personale.
Non si possono misurare le relazioni con metodi di calcolo aritmetico così come il calcolo statico per stabilire quanto peso può sopportare un solaio non può essere risolto sentimentalmente.
E qui c’è il pensiero di Antonio Rosmini (uno degli innumerevoli pensieri ma l’unico di cui io sono a conoscenza ad oggi): “La perfezione cristiana si raggiunge disponendo tutte le occupazioni della propria vita con uno spirito di intelligenza.”
La spiegazione che ho ascoltato e che vi riporto:
L’intelligenza è la capacità di andare all’essenziale.
L’essenziale è il bisogno di conversione all’Amore di Dio e riuscire a vedere quello che è necessario nei fratelli.
Convertirsi a Dio nella fedeltà a ciò che ci accade durante la vita.
E questo accade nel posto in cui sei e nel tempo in cui sei ovvero “Qui e Ora”.
Afferma in sostanza Rosmini che io dove sono rimango e svolgo i miei compiti lieto e appagato per qualunque condizione mi è data e tutto questo lo faccio in controtendenza al mio naturale essere insoddisfatto dello stato in cui sono.
Ma Rosmini dice di più. Spiega come servire i fratelli: e tu spero che ancora stia leggendo queste mie povere parole e a questo punto auspico che ti chieda: Come?
Facendo le opere che il Signore ci mette davanti e cercando di portarle a termine.
Che significa :
Non essere schizzinoso nei confronti delle esigenze dei fratelli;
Non lasciarti esaurire avendo presente i tuoi limiti. Perché non puoi essere l’attaccapanni di tutti in quanto in tal caso giungerà il tempo in cui, se tu insisti in questa sconsiderata disponibilità, avrai a tua volta necessità di trovare un attaccapanni ma questa volta per te;
Non essere incostante e porta a termine le tue opere.
Ma Rosmini mi fa anche divenire consapevole di come fare a sapere quanta Carità esprimo.
Ho uno strumento di verifica che è L’ANALISI DELLA CROCE.
Una Carità che abbraccia se esclude fallisce (legno orizzontale croce)
Verticale e piantata nel terreno (Carità che sostiene sparendo dentro la vita essendo invisibile, Carità che sta nel dolore, nella sofferenza e nella morte) ovvero fedele e quella verso il cielo.
Analizzo la Croce e faccio l’analisi della Carità della mia vita e anche quella sotterranea senza fuggire dalle situazione oscure della mia vita.
La Carità solo pensata non è Carità.
La Carità non è un affetto del cuore.
Carità è tutta azione,
Carità è tutta vita,
Carità è tutta opera.
L'arché (Greco: ἀρχή), che può essere inteso con due significati: principio che è apparso cronologicamente per primo e quindi generatore (ciò che ha prodotto il mondo, ovvero l'elemento alla base di ogni altro ente) e principio conservatore (ciò che mantiene in vita il mondo, senza di esso nulla potrebbe esistere) secondo Antonio Rosmini non può essere solo una forza ceca da cui tutto ha avuto origine. Il principio, il senso, non può essere solo un ordine che si realizzi, ma qualcuno che agendo e pensando AMA.
La sostanza di tutto è la Carità!
Tutti i dogmi della fede altro non sono che MISTERI DELL’AMORE.
Ed eccoti rivelato da Antonio Rosmini che per essere umano devi amare altrimenti cominci ad assomigliare pericolosamente al Computer che hai davanti.
Infine, se siete riusciti ad arrivare sino a qui, e vi assicuro che se l’avete fatto siete degli EROI, intendo proporVi (per premio) un testo di Rosmini adatto più che mai ai nostri tempi:
“Non sono i soli monarchi che aspirano all’onnipotenza: tutti gli uomini ne portano innato l’istinto. Quando voi vedete alcuno che stride e schiamazza contro il dispotismo di un Governo, non correte subito a crederlo un grandissimo liberale: badate piuttosto se il dispotismo che egli aborre cotanto nel Governo esistente, lo aborra ugualmente per se stesso: questo è quello che è difficile a rinvenirsi; il vero liberalismo sta nell’infrenare il dispotismo proprio, più ancora che l’altrui. L’esperienza mostra che quelli, che più l’amano per sé, sono i più furiosi combattenti contro il dispotismo esercitato dagli altri; ed è ben naturale che i meno atti a portar pazienza siano quelli che hanno un carattere violento, un’anima da despoti.” (A. ROSMINI, La Costituente del Regno dell’Alta Italia in Scritti politici, a cura di U. Muratore, Edizioni Rosminiane Sodalitas, Stresa 1997).