lunedì 6 ottobre 2008

Salvare dalla motosega l’albero del popolo


Salvare dalla motosega l’albero del popolo
Salvare dalla motosega l’albero del popolo
di Antonio Bruno

Quella che segue è la sintesi della relazione tecnica che mi è stata commissionata per un problema di danni provocato da radici di pioppo
sulla pavimentazione d’asfalto. Sono stato interpellato per dare una consulenza per sapere come intervenire onde mitigare i danni delle radici di alcuni pioppi nel recinto di una vasca di accumulo di un impianto irriguo collettivo in agro di Cutrofiano in Provincia di Lecce.
Gli alberi sono stati trapiantati nel 1990 e quindi hanno un’età di circa 18 anni.
Il recinto è stato pavimentato con l’asfalto che risulta danneggiato dalle radici degli alberi.
E’ noto le radici delle piante spuntano dall'asfalto quando trovano una barriera insormontabile verso il basso. In questi casi, basterebbe scavare sotto agli alberi e mettere la sabbia al posto del materiale duro preesistente, per evitare che le radici si espandano in alto.
Il nome di pioppo o, appunto populus, deriva dagli antichi romani che chiamavano questa pianta arbor populi (albero del popolo); secondo una leggenda, tuttavia, il suo nome potrebbe anche derivare - sempre secondo gli antichi romani - dal rumore che la sua folta chioma produce col soffiare del vento, molto simile al brusio del popolo riunito in una piazza.
Vi sono alcune varietà di pioppi che hanno radici lunghe ben 15 metri. In genere lo sviluppo delle radici del pioppo è, non solo molto rapido, ma abbondante. E' questa un'altra ragione per cui i pioppi vengono piantati in genere lungo i canali, allo scopo di impedire il franamento delle sponde.
Il pioppo, infatti, ha la tendenza a spingere le sue radici lontano, dalle radici si sviluppano i polloni che talvolta originano nuove piante.
Vi sono altre vie alternative e non così radicali per la sistemazione del piano pavimentato in asfalto sotto i pioppi. Le soluzioni hanno tutte come principio-base, quello di migliorare le caratteristiche del terreno, areandolo e, al contempo, aumentare il volume a disposizione delle radici.
Proprio in funzione Si può ovviare all’inconveniente “mediante la rimozione della pavimentazione in asfalto e la sua sostituzione, previa creazione di uno strato isolante costituito da sabbia e pietrisco, che può ovviare al problema del sollevamento del manto stradale da parte delle radici degli alberi. Si tratta, in sostanza, di creare uno strato “ostile” alla crescita radicale che, in questo caso, avviene negli strati più profondi del terreno e non interferisce col manto d’asfalto”.
Le radici degli alberi riescono a insinuarsi ovunque: emergono dal terreno spaccando l'asfalto e aggirano sassi e altre radici che incontrano durante la crescita. Ma appunto aggirano gli ostacoli che
incontrano. Se noi mettiamo un ostacolo come detto nello strato superficiale del terreno, le radici aggirano l’ostacolo sviluppandosi nel sottosuolo. Tale suggerimento deriva da uno studio condotto dal John Innes Centre, un istituto di ricerca inglese specializzato in botanica e microbiologia, ha mostrato che questa capacità è permessa da un sistema di "navigazione" basato su una particolare peluria di cui tutte le radici sono ricoperte. Questa peluria agisce come le vibrisse (baffi) dei gatti: "sente" gli ostacoli lungo il percorso di sviluppo alla ricerca di nutrimenti. Quando incontra una roccia, un sasso o un altro ostacolo, come ad esempio le fondamenta di una casa, la peluria lo percepisce grazie a un sistema chimico decisamente evoluto: sulla punta di ogni "pelo" è collocata infatti una proteina (Rhd2) coinvolta nella produzione delle sostanze che stimolano l'assorbimento di calcio proveniente dal terreno, indispensabile per la crescita della pianta. Il calcio mette in funzione la Rhd2, generando così un "circolo virtuoso" che si interrompe solo quando i peli incontrano qualcosa che ne blocca l'assorbimento. È a quel punto che, per riprendere il normale ciclo, la radice cambia direzione aggirando l'ostacolo come quei grossi alberi ai lati delle strade che sembrano soffocati dall’ asfalto e invece riescono a sviluppare le radici da cui traggono nutrimento fino al punto di incrinare, crepare e spaccare il cemento.
La soluzione del problema “asfalto” è risolvibile con la motosega, si tratta di tagliare gli alberi e asportare le radici.
Mi sono indirizzato verso tale soluzione in funzione della salvaguardia di alberi che hanno quasi vent’anni e ricordando quanto scrisse Pietro Citati in un suo articolo su Repubblica di qualche tempo fa, dal titolo emblematico “Requiem per gli alberi in città”, nel quale, ricordando gli straordinari esempi di viali alberati che “proteggevano d’ombra il passo dei viandanti”, annota “l’immensa idiozia degli urbanisti e dei Comuni degli anni Cinquanta e Sessanta” con la sistematica distruzione degli alberi in città e la sconsolata visione di come “i grandi viali verdi, che erano stati l’orgoglio dell’urbanistica ottocentesca, sono ormai le pallide ombre scheletriche di se stessi


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domenica 5 ottobre 2008

A San Cesario di Lecce non saliamo sulle scale: soffriamo tutti di vertigini!


A San Cesario di Lecce non saliamo sulle scale: soffriamo tutti di vertigini!
A San Cesario di Lecce non saliamo sulle scale: soffriamo tutti di vertigini!
di Antonio Bruno

Ieri sera a San Cesario di Lecce mi è apparsa una giovane donna che era tutta presa dal far funzionare il videoproiettore. Io ero appena arrivato nell’attico di Palazzo Marulli, sorto nella metà del seicento sulla fortezza de 1500 diroccata dai contadini e dalla povera gente che durante i moti rivoluzionari di Masaniello mise a ferro e fuoco San Cesario di Lecce, subito mi ha colpito il clima di familiarità che c’era tra le persone che aspettavano in sala.
In sala c’erano persone che vivono in mezzo a noi e venute dal lontano Kenia e Senegal con i loro festosi e attivissimi bambini che continuavano a rincorrersi tra le sedie della sala.
Le grida dei giochi dei piccoli ha accompagnato tutto il tempo della permanenza nella sala e li ho potuto finalmente vedere con i miei occhi la stupenda armonia che è possibile realizzare nella diversità.
Molti si appellano alla UTOPIA del "melting pot" io sostengo alla iattura del "melting pot" altro che utopia. Un tempo nella Terra di Lecce c’erano tanti alberi di mele, i sapori di ognuna erano diversi, NON ESISTEVA IL SAPORE MELA ma ogni albero dava un flagranza sua caratteristica. Ed era bello raccogliere quella mela e gustarne il sapore. Nessuno le metteva in padella per fonderle in UNA MARMELLATA INDISTINTA E SENZA ANIMA!A maggior ragione dicasi delle persone che da una terra all’altra partendo dall’Africa hanno via, via colonizzato progressivamente il pianeta TERRA.
Ho riflettuto che c’è una identificazione con il posto in cui viviamo, ma questa scatta in virtù di ciò che sono STATE le esperienze dell’infanzia e le narrazioni dei parenti, MA NOI NON SIAMO IL POSTO IN CUI VIVIAMO! TU SEI TU E NON IL POSTO, IL TERRITORIO, IN CUI VIVI!!! Va benissimo amare il posto a cui ci si sente legati, ma da qui a considerarlo UNA
ESTENSIONE DI SE invece di un albergo magari di lusso in cui passare il resto della propria vita, NE PASSA MOLTO E soprattutto se ci si identifica con il posto scattano meccanismi di difesa perchè all’arrivo di una persona che viene da lontano ci si sente MINACCIATI: IL TRONFIO EGO ESTESO ANCHE AL TERRITORIO SOFFRE CON UN CANE OGNI ARRIVO E PROVA SOLLIEVO A OGNI PARTENZA."Partire è un pò morire" felice morte quella dell’EGO PERCHE’ ANNUNCIA IL TRIONFO DELLA LIBERTA’!Stasera nel mio piccolo paesino di 8.000 abitanti nel profondo sud, di fronte al Mediterraneo, il cui nome è San Cesario di Lecce persone venute a vivere qui dal Senegal e dal Kenia insieme a noi e con i nostri ed i loro bambini dalle 19.00 sino alle 21.00 hanno potuto toccare con mano l’armonia delle bellezze soprattutto dei bimbi che senza distinzione tra loro hanno continuato a rincorrersi, si sono seduti in cerchio e hanno messo in atto la simulazione della vita che per loro è vita e che si chiama GIOCO.E’stato belloStefania Mariano, una donna attivissima del mio paese, mi ha detto tutta la sua amarezza di continuare a realizzare incontri tra le persone per poi prendere atto che i nostri paesani sono pigri, restano in casa. Le ho chiesto di porgere attenzione alle parrocchie che dovrebbero essere sensibili agli ultimi, a queste persone che vivono tra noi, nel nostro piccolo paese, come se fossero invisibili.
Non si può obbligare nessuno, ma si potrebbe fare qualcosa. Un po’ è indaffarata e preoccupata perché non riesce a mettere in funzione il videoproiettore, un po’ il discorso che ho intrapreso l’amareggia ed è così che garbatamente mi allontana. Stefania Mariano non regge al dolore che causa l’indifferenza di un paese costruito di paesani presi dalla difesa dei piccoli interessi di ognuno, persi nell’indifferenza dell’altro, anche di quello che ha vissuto gomito a gomito.Un paese che non pensa come il filosofo Gustave Thibon che ha scritto: "Per unire gli uomini non serve a nulla costruire dei ponti , bisogna erigere delle scale .Colui che non è salito fino a Dio non ha mai incontrato il proprio fratello ". (..).La pace con Dio è alla base della vera pace , ed è per questo che Egli ( non l’uomo )ha "eretto una scala" tra cielo e terra , mandando Gesù Cristo che , con il suo sacrificio , ha gettato le basi per riconciliare l’uomo con Dio."
E a San Cesario di Lecce nessuno dei mie fratelli delle Parrocchie era all’incontro di ieri sera. Segno che a San Cesario di Lecce soffriamo tutti di vertigini. Per salire sull’attico di Palazzo Marulli c’è un piccolo ascensore che può ospitare al massimo tre persone. E’ lo stesso di quello degli anni ’70 quando tante volte l’ho preso per partecipare a riunioni e progetti. Ma per raggiungere l’attico ci sono le scale e le vertigini, questa paura dell’altezza, impedisce ai sancesariani di salire.
Salire le vette dell’infinito per incontrare Dio che mi fa incontrare il fratello pare sia una pratica sconosciuta, si frequentano organizzazioni in cui salgono le scale gli arrampicatori sociali, ma non si salgono scale in quelle organizzazioni, ci si mette sugli altri, per schiacciarli!
E’ arrivata mia moglie e mia figlia sull’attico di Palazzo Marulli, la mia piccola ha iniziato a giocare con i piccoli che già erano li. Solo chi ha trovato l’amore in un uomo venuto da lontano può capire la profondità di un incontro tra bambini che è prodromo dell’incontro tra uomini e donne della penisola che si immerge nel mediterraneo e guarda a SUD EST come le scassate ferrovie che la percorrono.
Infine si arrende questa donna che ha organizzato un laboratorio teatrale con i bambini, tutti i bambini. Si arrende a un videoproiettore che non vuole saperne di funzionare. Rimandati a domenica prossima. Ma non fa nulla, è stato bello stare insieme, vedere i nostri figli giocare, gli sguardi che si incrociavano, la richiesta della macchinetta fotografica da parte di quella meravigliosa bambina, aver chiesto al padre se poteva fare le foto.
C’era il Segretario provinciale del Partito Democratico Salvatore Capone, si è seduto con noi, è stato insieme a noi, C’era anche l’assessore che sorride sempre, Andrea Romano. Mi ha confessato in uno degli ultimi consigli comunali che il padre gli chiedeva cosa ci facesse in consiglio, non adesso, ma quando era poco più di un bambino e già da allora frequentava le sale del “Condominio San Cesario di Lecce”.
Poi ha proseguito con gli Studi, una Laurea in economia e Commercio e con l’impegno dell’infanzia. E’ Assessore del Condominio San Cesario di Lecce. E’ stanco e fatalista Andrea. Mi racconta degli incontri al Teatro dei Veleni con le persone venute da lontano. Mi racconta delle mille e una iniziative messe in cantiere. Mi dice che lui ritiene che i capo condomini debbano dare l’esempio, debbano essere presenti.
Io gli dico che tutto deve essere libero, deve venire dal cuore. Nulla può essere imposto. Ma francamente la quasi totale assenza dei paesani è evidente. Cosa è che fa popolare le vie del paese oltre che una sagra paesana? Nemmeno le feste patronali coinvolgono.
Le agenzie educative scuola e parrocchia dovrebbero riflettere poiché questo è soprattutto un loro fallimento.
Aspettando domenica prossima e sperando che le vertigini non abbiano al meglio ho imboccato Via Vittorio Emanuele III e ho fatto ritorno a casa.



























http://www.gadlerner.it/2008/10/03/linfedele-e-la-schiavitu-in-egitto.html?cp=3

http://www.gadlerner.it/2008/10/03/linfedele-e-la-schiavitu-in-egitto.html?cp=3

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d.s.e.& d.a.a. scrive: 4 Ottobre, 2008 alle 4:04 pm
Finalmente, complice la necessità di aiutare quella piccola farabutta di mia nipote Guaia, ho un briciolo di spazio mentale per dare ad Antonio Bruno la risposta promessa sul Logos.Tutto è Acqua, o tutto è l’Apeiron. Chissà? Ma per l’amico Antonio Bruno dalle larghe tese -mi riferisco alle falde del candido panama, che si stagliano sul magnifico azzurro cielo delle Puglie- l’Arché è l’Amore: Tutto è Amore.Si rivela così lo spirito a-filosofico dell’amico pugliese ed il tanto rimpianto per il chaos primordiale dal quale emerge il kosmos ché però è privo d’interesse giacché non è l’Acqua il principio da cui tutte le cose provengono ed in cui tutte ritornano, non è l’Infinito da cui per contrasto si manifestano, invece è l’AmoreUn decisivo colpo di spugna, caro amico, un logoro ‘coupe de theatre’ da sagrestano che potrebbe far regredire -nel tuo immaginario- la civiltà occidentale dall’episteme, cacciandola in quel magma che consente a chiunque di dire tutto ed il contrario di tutto.E’ questo l’Amore per il Logos che si coltiva in Salento?
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antonio bruno scrive: 4 Ottobre, 2008 alle 5:47 pm
Caro P.Severino d.s.e.& d.a.a,da Agronomo terra, terra, confido nello Spirito Santo poiché mi ficchi in Talete ed Anassimandro per indagare generatore e conservatore acqua (materia) o principio astratto l’Apeiron ovvero l’infinito (anche se potrei rimandarti a Semeraro che, di fatto, trasforma in pensiero unico interpretando Apeiron come polvere e materia).Amore generatore e conservatore o, meglio, indistinto che anima nel qui ora, senza dimensioni, presente eterno.Mi ficchi amico mio nel mondo materiale della causa ed effetto quando l’esplorazione dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo l’ha rivelata adeguata solo a modellare ciò che i sensi percepiscono. Il corpo adatto a vivere immerso nel fluido dell’atmosfera che la esplora con i 5 sensi che divengono assolutamente inadeguati al di fuori di questa provetta che potrebbe essere l’acquario del tuo pesciolino rosso che pensa che il mondo sia limitato ai confini di vetro che lo separano dal resto.E certamente per il pesciolino rosso è assurdo che qualcuno viva in una dimensione più grande che si chiama Mare o fiume o lago.Il pesciolino rosso, nato e vissuto nell’acquario, cosa proverà se immerso nell’azzurrità del lago?Ciò che provai io quando intuì che se mai ci fosse un mondo a due dimensioni sarebbe impossibile spiegare a questo essere vivente a due dimensioni, la vita in un mondo a tre dimensioni.Se fai l’esperienza dell’ineffabile (un fatto, un vissuto) potrai comunicare attraverso “parabole”, “allegorie” che possano suggestionare e sarai compreso in base all’ esperienza di chi ti ascolta, che se ha vissuto questo fatto che è l’ineffabile, potrà confermare e condividere.Questo È l’Amore per il Logos che si coltiva nel Salento non da parte di tutti, solo pochissimi, rari, uomini che essendo eccezione conservano la conoscenza del fiume che scorre nel suolo carsico sotto la nostra terra arida per farla sgorgare alla prima sorgente come questa.Per impedire la divisione in se stessi e unificare pacificando nell’UNO senza dimensioni.CordialitàAntonio Bruno
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d.s.e.& d.a.a. scrive: 4 Ottobre, 2008 alle 6:46 pm
Ecco caro Antonio Bruno, è proprio di questa "bolla per pesciolini rossi" -uso la tua metafora- che è già infinitamente grande per le facoltà dell’Uomo e che tu disprezzi che la filosofia si vuole occupare, le visioni e le teogonie è meglio lasciarle agli sciamani ed agli imbonitori.Così si son messe almeno in chiaro le cose, è un Logos di fantasia quello che si coltiva nelle parrochhie del Salento.
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antonio bruno scrive: 4 Ottobre, 2008 alle 8:22 pm
Caro P.Severino d.s.e.& d.a.a,è difficile comunicare l’esperienza che ho fatto con la preghiera. Tu preghi? Da come scrivi direi di no. Il rapporto con l’Eterno AVVIENE nella preghiera.Hai ragione l’acquario nel quale viviamo è infinitamente grande, ma bello, meraviglioso e specchio del creatore (da cui creato). Ma ci vogliono occhi per vedere, come quando il grande illusionista ti mette nel sacco e, addirittura, lo fa sotto i tuoi occhi e con il tuo consenso.E’ bello il mondo e va indagato con la filosofia, scienza dell’uomo creato da Dio e quindi anch’essa creata da Dio. Bravo!Un Logos di fantasia? Lo definisci così? Magari il Principio di scambio di Panaria può aiutarti a capire. La fisica ha un linguaggio matematico che può autare, a volte. Ma in questo tempo e in questo spazio la nostra comunicazione ha questa direzione e questo tono, si vede che è giusto così.Sprezzante e piena di superbia intellettuale la Tua, pedestre e rozza la mia, ma piena di fede, che se non vissuta legittimamente può essere intesa come fantasia.Ma ricordo Agnostico che commentava la bellissima metafora di Erminio, quando sussurrando all’orecchio gli faceva presente che l’omino che vedeva un pianeta laddove non c’era ERA FELICE.Tu sei felice?CordialitàAntonio Bruno
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d.s.e.& d.a.a. scrive: 4 Ottobre, 2008 alle 9:25 pm
Caro Antonio Bruno, chi non ha una vita spirituale o non ha avuto delle rivelazioni? Ciò nonostante rimane tuttavia da salvaguardarne la mescolanza con lo spazio dello scambio delle conoscenze, del ‘ragionare’, insomma dal Logos comune, altrimenti si torna indietro ai tempi del chaos.La critica che ti rivolgo ed altrimenti non potrebbe essere, è una questione di parola.Cioè, per scopi che non son nuovi alla retorica -ed è indifferente se legittimi o illegittimi, morali od immorali- non è concesso confondere la ‘formulazione di una ricerca’ con la ‘definizione’ altrimenti il tuo discorso amorevole si trasforma in una dittatura dell’Amore che, amerovole o meno, pur sempre dittatura rimane.
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antonio bruno scrive: 4 Ottobre, 2008 alle 11:15 pm

altrimenti il tuo discorso amorevole si trasforma in una dittatura dell’Amore che, amerovole o meno, pur sempre dittatura rimane.
Caro P.Severino d.s.e.& d.a.a,mi spiace rilevare una contraddizione in termini. Libertà = Verità = Amore = Gesùdittaura implica che il mantenimento e consolidamento del potere si basi in via prevalente o esclusiva sulla repressione.In cosa o su che cosa il mio Amore amorevole esplica la repressione?CordialitàAntonio BrunoP.S. e ciò non confonde assolutamente la ‘formulazione di una ricerca’ con la ‘definizione’"
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d.s.e.& d.a.a. scrive: 4 Ottobre, 2008 alle 11:37 pm
Antonio Bruno cedo al tuo commento n. 110 l’ultima e definitiva parola.
112
antonio bruno scrive: 5 Ottobre, 2008 alle 7:51 am
Antonio Bruno cedo al tuo commento n. 110 l’ultima e definitiva parola.
Caro P.Severino d.s.e.& d.a.a,mi inchino.Sono onorato per la possibilità che mi hai dato di confrontare le mie povere parole con un le tue di "Maestro". Prendo atto che si è realizzato ciò che mi fu detto attraverso la parola Luca 12,11 "Quando vi porteranno nelle sinagoghe per essere giudicati davanti ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di quel che dovrete dire per difendervi. 12Sarà lo Spirito Santo a insegnarvi quel che dovrete dire in quel momento".CordialitàAntonio Bruno

venerdì 3 ottobre 2008

Una lumaca con centinaia di migliaia di piedi d’uomo


Una lumaca con centinaia di migliaia di piedi d’uomo
Una lumaca con centinaia di migliaia di piedi d’uomo
di Antonio Bruno

A Nardò il 3 ottobre
c’è un gruppo di uomini e donne che si incontrano, discutono e arrivano a degli accordi per tentare di far rinascere i territori della Terra d’Otranto che comprendeva fin dal XI secolo i territori delle attuali province di Lecce, Taranto e Brindisi (con l'eccezione di Fasano e Cisternino). Fino al 1663 comprendeva anche il territorio di Matera (Basilicata). Il suo capoluogo fu in un primo momento Otranto, ma in epoca normanna (XII secolo) fu sostituita da Lecce.
Gli antichi legami protrattisi per 5 secoli si sono immediatamente rinnovati quando si sono incontrati l’assessore alle risorse agricole della Regione Puglia Enzo Russo e il suo omologo della Regione Basilicata Roberto Fanatico.
Matera e Nardò insieme di nuovo. Due uomini che si intendono, parlano ed esprimono gli stesi valori, quelli dell’amore per il territorio e della gente che ci abita.
Questi uomini hanno favorito l’incontro dei loro gruppi di azione locale (SIGLA GAL).
Ma che cos’è questo GAL? Il gruppo di azione locale (o semplicemente GAL) è un gruppo (generalmente una Società Consortile) composto da soggetti pubblici e privati allo scopo di favorire lo sviluppo locale di un'area rurale.
Che fanno questi gruppi? I GAL elaborano il Piano di Azione Locale (PAL) e gestiscono i contributi finanziari erogati dall'Unione Europea e dal Fondo Europeo Agricolo di Orientamento e di Garanzia.
Per realizzare il PAL il GAL dispone di fondi nell'ambito del programma d'iniziativa comunitaria LEADER+.
Quindi il GAL è, in sintesi, uno strumento di programmazione che riunisce tutti i potenziali attori dello sviluppo (quali sindacati, associazioni di imprenditori, imprese, comuni, etc.) nella definizione di una politica "concertata".
Nella serie degli interventi i relatori che prendono la parola a Nardò cercano di scambiarsi le esperienze circa l’efficacia dei progetti leader.
Ma anche questa parola va spiegata.
Che cos'è il progetto L.E.A.D.E.R.?
E' un'iniziativa comunitaria in materia di sviluppo rurale. L.E.A.D.E.R. è un acronimo che sta per "Liaison Entre Actions de Développement de l'Economie Rurale" (Collegamento fra le azioni di sviluppo della economia rurale).
In pratica l'iniziativa comunitaria LEADER+ mira ad aiutare gli operatori del mondo rurale a prendere in considerazione il potenziale di sviluppo a lungo termine della loro regione promuovendo l'attuazione di strategie integrate, di elevata qualità e originali in materia di sviluppo durevole. Questa iniziativa mette in primo piano il partenariato e le reti di scambi di esperienza.
Si partecipa a Leader + attraverso il Gruppo di Azione Locale (GAL) che individua i destinatari ultimi attraverso bandi pubblici, pubblicati, almeno per estratto, sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia.
La durata massima dei lavori previsti non può andare oltre i 18 mesi dalla comunicazione di inizio lavori.
Adesso che sappiamo di cosa si è parlato a Nardò il 3 ottobre vediamo cosa è venuto fuori dagli interventi che ho ascoltato.
E’ intervento il dott. Donato Giancarlo De Pascalis vice sindaco della città di Nardò per significare due iniziative che mi hanno molto incuriosito e interessato prese dall’Amministrazione Comunale di Nardò. La prima riguarda la creazione dello “SPAZIO DEGLI EVENTI” a Santa Maria al Bagno località a me molto cara perché ha ospitato mia madre da fidanzata per le vacanze estive la cui ospitalità è poi ripresa più in la, circa 24 anni fa, quando ritornò a affittare la casa sempre li, nei luoghi della sua giovinezza. Le quattro colonne e quello che lei definiva “IL FIUME” una sorgente carsica che si immerge nel mare proprio nei pressi delle 4 colonne.
Quindi ringrazio personalmente il vice sindaco di Nardò per avermi regalato questa suggestione. Ma Santa Maria al Bagno è stata ospitale anche con quanti del popolo ebraico hanno fatto ritorno in Israele dopo la seconda guerra mondiale.
A questo proposito il vice sindaco di Nardò ha annunciato l’istituzione del Museo della Memoria dei MURALES EBRAICI.
Poi ho ascoltato il prof. Antonio Tarantino presidente del GAL Terra d’Arneo che ha ricordato i tanti produttori che ha conosciuto in questi anni del Libano, Tunisia e Marocco. Ha detto dei 150 progetti realizzati in 10 anni e ha anche dovuto prendere atto che nei vari tempi alcune azioni non hanno lasciato traccia come ad esempio quelle della Leader II e alla collaborazione che si è messa a punto con la Siria da appena la sufficienza. Molti auspici per il futuro dal Presidente e soprattutto la gioia dell’incontro con gli amici di Matera.
Gli si affianca Marco De Lorenzo il presidente del Gal Le Macine di Matera, stessa gioia e stesso affiatamento. Dice della Calabria, auspica una collaborazione anche con questa regione.
Poi la suggestione di un’unica terra quella delle Montagne e delle mandrie di Bovini della Basilicata e quella del Mare e dell’agricoltura di Terra d’Otranto.
Ecco che arriva un uomo piccolo con gli occhiali che da una forte suggestione a tutti. E’ il dott. Masino Marzano che racconta dell’incontro e della conoscenza che ha fatto con i Greci.
I Greci quando prendono il caffè sono lenti, si siedono, si fanno portare un bel bicchiere d’acqua e poi sorseggiano la calda bevanda stando seduti a un tavolino. E’ un bel momento e quella spesa che viene fatta per ottenere quel tempo di meditazione HA RESO BENE.
Per questo 20% di risorse economiche per l’ASSE IV che tradotto significa i soldi che la Comunità e la Regione hanno destinato ai GAL il dott. Masino Marzano dice che bisogna farle divenire ciò che è il Caffè per i Greci, deve accadere che, dopo che questi soldi saranno spesi noi tutti e tutti i cittadini interessati, potremo dire HANNO RESO BENE!
Soprattutto basta con l’improvvisazione che negli scorsi anni ha visto il Gal di Trapani con STOCCOLMA, o meglio l’Epiro della Grecia con la verde Scozia.
Dobbiamo poter dire che HANNO RESO BENE PERCHE’ DEVE RESTARE TRACCIA, nella memoria e nel territorio. Poi dice che vendere Terra di
Lecce (adesso Marchio Salento) o Matera a Milano o Roma è relativamente facile, ma non è altrettanto facile vendere Salento o Matera nel vasto mondo. E’ come parlare di paesini insignificanti.
C’è bisogno della cooperazione
appunto per determinare la grande massa critica necessaria a rendere noto un territorio che altrimenti resta sconosciuto.
Se si sommano le risorse disponibili per Puglia, Basilicata e Calabria c’è la possibilità di investire 1,5 MILIONI DI EURO IN MARKETING TERRITORIALE
(che tradotto significa pubblicità per il turismo).
Il dott. Masino Marzano lo definisce Megastore (ovvero un Ipermercato) E HA TROVATO ANCHE IL NOME: MEGASTORE PENISOLE D’ITALIA. La Puglia è una penisola, la
Calabria è una penisola la forte suggestione della terra che penetra nel mare per fare da ponte verso il mediterraneo ha un grosso impatto emotivo che può tradursi in arrivi e partenze turistiche.
Ma anche nel piccolo potrebbe accadere che i leccesi si rechino in montagna in Basilicata e i Lucani vengano al mare a Lecce! L’ha detto un assessore della Basilicata e il dott. Masino Marzano lo ricorda agli intervenuti.
Siamo in terra d’Arneo e quindi come non evocare il Rosso d’Arneo delle genti che si sacrificarono nel dopo guerra per questi territori? Lo ricorda il dott.
Masino Marzano con un velo di tristezza. Ma anche con l’orgoglio di chi crede ancora che la storia è costruita attraverso il contributo di ogni uomo, attraverso i sacrifici di generazioni che si dedicano alla terra e attraverso quel lavoro hanno costruito la loro esistenza. C’è per il dott. Masino Marzano UN FILO ROSSO che unisce le genti di Lecce con quelle di Matera.
Interviene poi l’On. Antonio Lia Presidente del Gal Capo di Leuca dice che 18 anni fa sostenevano che i Gal erano una nuova Cassa per il Mezzogiorno! Ma adesso che quelli che visitano Specchia (LE) di cui l’On. Lia è Sindaco si
può dire DA SEMPRE, quegli austriaci e spagnoli che ci sono venuti a hanno imparato dagli abitanti di Specchia cosa significa fare di un borgo disabitato UN ALBERGO DIFFUSO così come hanno fatto i cittadini di Specchia di Cardigliano San Demetrio.
E qui l’On. Lia sfiora le vette della poesia attraverso un’ immagine che lui disegna del suo GAL! L’on.le Lia sostiene che il Gal è una lumaca che va lenta ma che ha centinaia di migliaia di piedi che sono i piedi della gente del capo di leuca.
Poi riferisce delle professionalità che dono all’interno del territorio e dell’agricoltura che le abbraccia tutte e che è la cultura del territorio!
L’on.le Lia ricorda il suo incontro con la dott.ssa CAMPOGRANDI della CEE che sosteneva che le migliori spese fatte dalla CEE sono stare quelle per il recupero degli antichi mestieri e quindi quelle impiegate dai GAL.
Si entusiasma l’On. Lia quando riferisce che con la Grecia collaborando con la DG cultura nel PROGETTO EDEN (acronimo di European Destinations of ExcellEnce destinazioni europee di eccellenza),
http://www.governo.it/Presidenza/DSCT/Allegati/bando_nazionale_eden2008.pdf HA VISTO il comune di Specchia premiato con i suoi quasi 5.000 abitanti.
L’On. Lia comunica gli “ Open Days”, che si terranno a Bruxelles dal 6 al 9 ottobre 2008, Si tratta di 143 seminari specializzati in cui saranno presenti sia istituzioni regionali, nazionali, europee e internazionali, sia entità pubbliche e private, che si occupano di politica regionale e di sviluppo urbano, provenienti da 32 paesi diversi.
Li c’è Specchia che rappresenta tutti noi. Specchia che rappresenta il sistema di sviluppo rurale nel Mondo perché li c’è il Mondo che discute di se steso e della piega che vorrà prendere!
Perché Specchia?
Pochi numeri:
Nel 2000 a Specchia ci andavano solo i 5.000 abitanti oggi ci sono 3.000 persone che vanno a farci la vacanza e 300 posti letto di albergo.
Il numero dei visitatori l’anno è di circa 30.000. Perché?
Perché a specchia si e a San Cesario di Lecce no?
Perché chi va a Specchia dice che quando vanno al Bar il primo giorno lo chiamano dottore e il secondo giorno si sentono chiamare per nome e diventano amici.
C’è il calore umano che da non non c’è e la gente lo apprezza insieme alla vicinanza con il mare.
Non c’è che dire! A Specchia un uomo di grande valore (che fa la differenza) ha INVENTATO l’albergo diffuso, l’accoglienza calorosa e ha creato sviluppo e ricchezza per 5.000 abitanti!
http://www.specchia.it/ Se il popolo si affida ai professionisti ci guadagna il territorio se invece ci sono i dilettanti allo sbaraglio ci guadagnano solo questi!
Prende la parola l’Assessore all’agricoltura della Basilicata Roberto Falotico. Fa un lungo intervento che è un ponte verso la collaborazione tra uomini che si stimano. L’Assessore parla d’AMORE, introduce un termine essenziale e ricorda che il giorno successivo (oggi per chi legge) è San Francesco d’Assisi che introdusse ancora una volta l’amore.
Parla della sua stima per l’Assessore Enzo Russo gli riconosce una grande capacità di Presiedere con competenza e autorevolezza tutti gli assessori all’agricoltura d’Italia. Dice che a difendere il sud si trovano sempre in tre Puglia, Basilicata e Calabria, vista l’assenza della Campania che “manda” il funzionario al posto dell’assessore (a dimostrazione che i mal di pancia stanno in tutti i posti).
Infine l’Assessore Enzo Russo.
Colto. Intransigente. Severo. Saggio. Il ritratto dell’assessore Enzo Russo che esce da Nardò stasera non è diverso da quello che ha avuto il mondo politico pugliese e nazionale.
La scelta di un uomo ritenuto da tutti all’altezza del compito che gli è stato affidato è strategica per l’Agricoltura del nostro paese. E nel Chiostro dei Carmelitani sono molti e autorevoli i compagni di viaggio di quella che èla stagione politica dell’Assessore Enzo Russo.
A cominciare dal vice sindaco di Nardò, dall’assesore Provinciale e e dal Sindaco di Leverano Cosimo.
L’Assessore Enzo Russo ha modi da signore e idee lucidissime, innovative all’interno della Giunta Vendola. Per alcuni può forse essere fin troppo moderato, ma è sempre molto attento a non rompere l’unità tra le persone che hanno a cuore il territorio
E’oggi un uomo di grande correttezza, adatto a ricoprire la più alta carica dello Stato. Nello stesso tempo è intransigente sul lavoro, non tollera comportamenti poco assidui. E’ un uomo colto e competente, con una perfetta padronanza della conoscenza del territorio data la lunga militanza sindacale. Anche per questo, forse, rappresenta un’eccezione nella nostra terra d’Otranto nel nostro salento…L’incarico pubblico e la responsabilità dell’Agricoltura è un’occasione da cogliere, per ascoltarne i consigli.
E di consigli ne ha profusi in gran quantità al convegno di Nardò, ma ancora altri sarò disposto a fornire con la disponibilità di sempre a chiunque glieli chieda!
Per chi voglia andare c’è intrattenimento e degustazione oggi 4 ottobre e domani 5 ottobre al CHIOSTRO DEI CARMELITANI – PIAZZETTA DELLE ERBE – NARDO’


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L’Infedele e la schiavitù in Egitto


L’Infedele e la schiavitù in Egitto
Ho deciso di partecipare anch’io alla non stop di lettura collettiva “La Bibbia notte e giorno” che verrà inaugurata domenica da Benedetto XVI.Accomunarsi e incontrarsi nelle parole del Libro mi pare infatti un evento sempre e comunque prezioso, tale da prevalere anche sulle legittime perplessità manifestate dal mio amico Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma. Riaffiorano storiche difficoltà che speravamo superate nel dialogo tra la Chiesa di Roma e l’ebraismo così felicemente avviato dal Concilio Vaticano II e proseguito da Giovanni Paolo II. Sottacerle sarebbe ipocrita, ma derivarne un impedimento a momenti d’incontro spirituale significherebbe cedere alla paura del nuovo.Naturalmente non leggerò dall’altare della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, ma da una sala attigua.E sono onorato che a me tocchi inaugurare la lettura di “Scemoth”, “L’Esodo”, cioè il secondoLibro del Pentateuco ebraico. Là dove siamo chiamati a rivivere l’esperienza della schiavitù in Egitto, una sofferenza che si rinnova e come tale abbiamo il dovere di custodire nella memoria e nellacondivisione con chi la patisce oggi. Consapevoli che di lì ha inizio anche il percorso della liberazione e il dono del codice fondativo della nostra civiltà, il Decalogo. Ricordati che sei stato schiavo interra d’Egitto, ricordalo ai tuoi figli come un evento contemporaneo, sempre attuale.
antonio bruno Scrive: 3 Ottobre 2008 alle 5:16 pm
Sei stato schiavo?Sono schiavo! Lo sono ogni volta che non ricordo il decalogo, l’unico che prescrive di non desiderare che Te mio Signore. Questa schiavitù di oggi prima della libertà di guardare Te a cui chiedo di mostrarmi il Tuo volto, di non nascondermelo.L’esperienza della schiavitù è qui ora, allo stesso modo dell’esperienza della libertà. Un intero popolo l’ha sperimentato e ne ha fatto memoria nel libro dell’esodo affinché la schiavitù dagli idoli ricchezza, successo e quant’altro non prevalga montando in desiderio di questi simulacri che si spacciano per dispensatori di felicità e che invece provocano la rivalità mimetica violenta tra di noi persone umane. Sul Monte Sinai a Mosè consegnasti il Decalogo, unico modo per impedire di desiderare qualcosa di diverso da Te mio Signore unico desiderio desiderato e desiderabile.Tutte queste confusioni a cui siamo legati Ti prego non ci impediscano di vedere il Tuo UNICO VOLTO mio Signore Dio dell’Universo, Signore di tutti.Ti prego Signore dacci la pace quando ci troveremo tutti insieme a leggere o ad ascoltare questo dito che Ti indica questo insieme di Parole che Tu hai ispirato e che risuonano ancora in tutte le lingue del Mondo per renderci finalmente tesi verso la libertà! Amen

mercoledì 1 ottobre 2008

Monsignor Gino Scardino racconta la Madonna del carro


Monsignor Gino Scardino racconta la Madonna del carro
di Antonio Bruno

L’altra sera sono andato per la presentazione dell’anno catechistico alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Io ero al Consiglio Comunale di cui spero di potervi riferire appena avrò il verbale poiché non avevo la carta per prendere appunti e appunto per la circostanza di non poter essere stato presente in quanto impegnato con questa celebrazione.
Monsignor Gino Scardino, a cui rinnovo gli auguri per la sua elevazione a tale importante incarico, dopo vari inviti a significare che loro, in un ora il sabato, potevano fare pochissimo e che l’educazione spirituale dei figli è compito dei papà e delle mamme , ha presentato la bellissima Statua lignea (brutta parola che significa di legno) del famosissimo artista napoletano Nicola Fumo.
Tale opera del seicento il nostro Monsignore Gino Scardino ci ha raccontato sia stata commissionata da un sancesariano che aveva ricevuto un miracolo.
Nei pressi del largo che si apre in Via Cipolla all’imbocco con Via Duomo pare ci fosse una piccola chiesa detta “DELLA CANDELORA” che oggi non c’è più e di cui si sonio perse le tracce perchpè sono andato sul posto e nessuno ricorda l’esistenza di questa chiesetta.
Insomma in quel largo un uomo cadde dal carretto e le ruote gli passarono sopra ma rimanne miracolosamente illeso.
Per la grazia ricevuta commissionò all’artista Napoletano Nicola Fumo la statua della Madonna del Carro che possiamo ammirare nella chiesa madre rifatta nell’ottocento.
La statua ora è accanto alla porta d’ingresso della sagrestia e ieri mattina sono andato per ammirarla da vicino.
La bellezza del viso della Madonna è sconvolgente così come appare espressivo il bambino che benedice. Inoltre da quella posizione sono ammirabili tutti i più piccoli particolari che sino ad oggi non avevo potuto gustare.
Quindi tutti alla Chiesa Madre Santa Maria delle Grazie per non perdere questa occasione.

La scultura in Puglia fra Sei e Settecento La sua posizione strategica, a cavallo tra Oriente e Occidente, e la sua vocazione mercantile hanno reso la Puglia crocevia di culture nel cuore del Mediterraneo. Fin dal Medioevo, e poi durante tutto il Cinquecento e per buona parte del Seicento, le culture che più di tutte hanno influenzato i processi culturali e artistici pugliesi provenivano essenzialmente da oriente: dalla Dalmazia, dalla Grecia bizantina e soprattutto da Venezia. I mercanti veneziani erano intermediari e protagonisti di intensi flussi commerciali che coinvolgevano l’Adriatico intero, in Puglia avevano ricevuto concessioni e privilegi. Inoltre, salito al trono del Regno di Napoli nel 1442, Alfonso di Aragona considerò il versante orientale del suo impero una frontiera da lasciare alla mercè navale della Serenissima. Da una parte, questo processo favorì l’emergere di Napoli come capitale, ma legittimò, anche, il radicarsi dell’influenza veneziana sulle coste adriatiche. Numerose testimonianze di arte veneta nella nostra regione (soprattutto in Terra di Bari) attestano l’intensità di questi rapporti. Oltre alle merci venivano infatti importati dalla Serenissima sculture, pale d’altare e dipinti, ma anche artisti. Sono presenti, tra gli altri, dipinti di Tintoretto, di Paolo Veronese e soprattutto di Palma il Giovane. La presenza napoletana in Puglia si fece preponderante dopo il 1529, in seguito alla definitiva vittoria degli Spagnoli sui Francesi, quando il Regno di Napoli divenne Viceregno della corona iberica. Il consolidarsi del dominio spagnolo comportò la progressiva diffusione in tutta la regione della cultura artistica napoletana.Dopo la vivace stagione rinascimentale, la scultura monumentale in marmo languiva, se De Dominici potè affermare che “pensò Cosimo [Fanzago] di venirsene a Napoli, dove erano più rari i Scultori di marmo, dapoichè dopo il secolo quinto decimo, a poco a poco erano mancati gli Artefici col mancar l’uso di lavorare i marmi…” . De Dominici, attribuiva al disinteresse della committenza, ora per lo più di origine spagnola, lo scarso successo della scultura in marmo, che nella cultura iberica era soppiantata da altre forme d’arte. La nuova classe dirigente aveva inoltre importato a Napoli un gusto artistico con una marcata componente espressionistica, che orientò la produzione figurativa del Seicento su caratteri di forte patetismo.Tuttavia vanno menzionati gli esempi del già citato Cosimo Fanzago e di Giuliano Finelli, esponenti della scultura in marmo monumentale sulla scia della lezione di Pietro Bernini. Il primo fu l’artefice delle statue di quattro profeti: Isaia e Geremia per la Chiesa del Gesù Vecchio e Davide e Geremia per la Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli, definiti “i capolavori del periodo centrale più significativo della sua carriera” e di una Immacolata , oggi nel Seminario di Capodimonte , che rappresenta una fase più matura dello scultore, influenzato dall’incontro con Luca Giordano . Il secondo, formatosi nella bottega di Bernini a Roma, ben presto si trasferì a Napoli, dove gli fu assegnato l’incarico di eseguire per la cappella del Tesoro di San Gennaro un San Pietro e un San Paolo, dai quali si evince un certo aggiornamento sulla pittura coeva, in particolare quella del Ribera. Il lavoro più prestigioso di Finelli fu una serie di statue bronzee, raffiguranti i Santi Patroni, collocate nella cappella del Tesoro di San Gennaro. Esse rappresentano il risultato più grandioso della “scultura neoveneta” del Finelli .Nel corso del Seicento furono fiorenti a Napoli botteghe di scultori del legno, specializzate nella realizzazione di retabli in linea con la contemporanea cultura spagnola, ma anche di sculture reliquiario, destinate soprattutto alla committenza religiosa di ordini quali gesuiti, teatini, francescani e domenicani . Il già noto Domenico Di Nardo lavorò per il retablo situato nella cappella di San Francesco de Geronimo, nella Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli.
Castris)
Nella Chiesa di S. Francesco della Scarpa a Lecce, sono state presentate un centinaio di sculture in legno, pietra, argento e cartapesta provenienti da chiese, conventi, collezioni private del Salento su commissioni prestigiose,ma anche da Milano e Napoli, da Madrid e Siviglia. Un percorso espositivo costituito da opere scultoree prodotte a Napoli e da una significativa produzione di ambito salentino, che sviluppa anche un’arte autonoma dall’influsso del Viceregno. Gli studi e i
restauri proposti arricchiscono la conoscenza dell’arte napoletana del Sei e Settecento.
La prima sezione affronta la figura del gallipolino Vespasiano Genuino, che dalle tendenze
tardomanieristiche sfocia nel “naturalismo iberico, di scuola andalusa”.
Emergono busti reliquiario in legno e in argento, ispirati ai modelli classici elaborati dalle botteghe napoletane, tra cui quelle di Aniello Stellato e Giovan Battista Gallone (studi di P.L. Leone de Castris).Opere in pietra del panorama salentino del XVII secolo, eseguite da Giulio Cesare Penna e da Placido Buffelli. Il percorso si arricchisce di grandi statue, espressioni del Baroccomaturo, importate da Napoli alla fine del Seicento, eseguite da Nicola Fumo, Gaetano Catalano, Aniello Perrone,Vincenzo Ardia. Sculture di Giacomo Clombo, provenienti da Napoli e Madrid: l’artista di origini venete, realizzamodelli raffinati e policromi derivanti dall’influsso della produzione
artistica coeva dei grandimaestri napoletani. Lamostra presenta una sezione di busti e sculture in
argento, finemente cesellati da artefici napoletani, come Domenico Gigante,Giovan Battista d’Aula, Saverio Manzone, Sebastiano Ajello. Tra le eleganti creazioni, la scultura di “S.Comasia”, eseguita da Andrea de Blasio per la Chiesa di S.Martino aMartina Franca:“la resa scultorea conduce alle componenti della statuaria inmarmo napoletana,mentre il virtuosismo della decorazione a broccato delmanto si riferisce ai disegni tipici dei tessuti coevi”(A. Convenuto).
Promosso da: Fondazione CariPuglia, Provincia di Lecce- Museo Prov.le “S. Castromediano”, Soprintendenza









Cina mimetica e Giappone perfetto

Cina mimetica e Giappone perfetto
Cina mimetica e Giappone perfettodi Antonio Bruno
Come noto la gestione dei capitali nella globalizzazione e grazie a ciò che è accaduto in questi giorni sta divenendo sempre più rischiosa al punto da indurre a ritenere che presto i capitali saranno immobilizzati in acquisti di terreni che sono oggi in possesso di persone che continuano a coltivarli pur essendo di età superiore ai sessanta anni.La notizia è che se le banche acquistano i terreni necessiterà la presenza di tecnici che li gestiscano.Ma le notizie che più mi hanno colpito riguardano due realtà dell’Asia che hanno frequenti rapporti con il nostro Paese.La prima è la Cina di cui i primi epigoni cominciano ad essere presenti nelle nostre città. I cinesi hanno un modo infallibile per gli acquisti. In Italia nelle città hanno acquistato interi quartieri grazie a questo metodo.Si recano in casa del venditore con una valigetta piena di mazzetti di banconote da 50 euro. Il venditore propone il suo prezzo, la vecchietta che me l’ha raccontato mi ha detto che lei chiedeva per una casa di cento metri quadrati 250.000 euro! Il cinese ha messo uno sull’altro mazzetti di banconote per un totale di 180.000 euro. La signora alla vista di tutto questo danaro ha avuto ancora un sussulto di resistenza. Ma quando il cinese ha aggiunto altri 20.000 euro giungendo così alla cifra di 200.000 euro il notaio che era con loro ha potuto redigere l’atto di vendita che è stato firmato seduta stante.Pare che i cinesi abbiamo “preso” in questo modo l’intera città di Milano che a questo punto fra poco si chiamerà New Pechino Milanese.La cosa interessante dei cinesi e che, pur vivendo nel nostro paese, mangiano e bevono quello che arriva dalla Cina, indossano abito rigorosamente Made in China e tutto ciò che gli necessità è sempre e soltanto proveniente dall’Asia e specificamente dalla Grande Muraglia Cinese.Insomma i cinesi non comprano nulla dall’Italia. Inoltre hanno una grandissima capacità di i9mitare qualunque cosa facciano gli altri, al punto da registrare in Cina i marchi che a quel punto divengono cinesi. Infatti se esportate qualcosa di vostro in Cina PRIMA REGISTRATE IL MARCHIO IN CINA. Perché altrimenti, dopo poco, non ordinano più nulla, lo fanno loro e si registrano il marchio al punto che siete voi a non poter più vendere nulla in Cina.Italiano avvisato, mezzo salvato.Ma in Asia c’è il Giappone e li le cose vanno diversamente.I Giapponesi creano rapporti, hanno una grande discontinuità con il loro passato ciò che prima era fonte di ammirazione oggi è molto sottotono e quasi nascosto come ad esempio l’esperienza dei Kamikaze. L’esperienza di HIROSHIMA E NAGASAKY, IL BOMBARDAMENTO ATOMICO DI del 6 e 9 agosto 1945 è una delle cose di cui in Giappone non si vuole più parlare.Se uno fa attenzione con un biglietto aereo di 700 euro riesce a fare un capatina in Giappone, e ne vale la pena perché li i giapponesi VIVONO ISO 9001(Certificazione del Sistema di Gestione per la Qualità). Tutto il Giappone è un SISTEMA DI QUALITA’!Mi racconta l’uomo che è stato in Giappone che ha dovuto prendere un Pulman. I pulman giapponesi sono simili a quelli nostri degli anni 60, per intenderci come quello dei Beatles. Il mio amico aveva un bagaglio ed era l’unico passeggero che prendeva il pulman. L’autista ha preso il bagaglio, ha staccato un foglietto con madre e figlia numerata rilasciando la figlia al mio amico e fissando la madre al bagaglio l’ha messo nel bagagliaio che ha DELLE RETI in cui l’autista ha messo la valigia del mio amico e tutto ciò non ricorda per nulla il nostro sistema che non ha alcuna modalità per fermare i bagagli tanto che a ogni frenata, dalle nostre parti, il bagaglio fa su e giù nel bagagliaio.Poi il mio amico ha preso posto e a ogni fermata un omino saliva sul pulman, chiedeva il biglietto, e poi salutava con un inchino e se ne andava. Questo è accaduto a ogni fermata. All’arrivo il mio amico è sceso, l’autista ha aperto il bagagliaio ha chiesto lo scontrino al mio amico UNICO PASSEGGERO, ha verificato se ilo numero dello scontrino del mio amico corrispondeva a quello del bagaglio e solo dopo questa verifica gli ha consegnato il bagaglio salutando con il solito inchino!Ma quanto costa la vita in Giappone?Un lavoratore che in Italia percepisce 1.200 EURO in Giappone ha un reddito di 3.600 EURO ma le spese che dovrà affrontare per mangiare ecc. costano TRE VOLTE quanto costano in ITALIA! IN GIAPPONE COSTA TUTTO IL TRIPLO!Il mio amico e collega è andato in Giappone per tenere un corso. Prima di iniziare ha chiesto come si organizzassero i docenti di quel Master. Gli hanno risposto che poteva iniziare l’aggiornamemnto e nadare avanti per 15 minuti, poi doveva fare 5 minuti di pausa poi un secondo step di aggiornamento di 20 minuti con 5 minuti di pausa a seguire per poi dedicare gli ultimi 15 minuti alle domande. Tutto ISO 9001.A un certo punto della pausa il mio collega ha visto queste persone con un nastro adesivo in mano con cui raccoglievano le briciole da terra facendole appunto appiccicare al nastro adesivo. Queste persone IN GINOCCHIO erano tutti Maser FUJI TELEVISION tutti erano li perché avevano vinto dei premi e avevano conseguito i titoli di studio con voti altissimi.Ma il mio amico, dopo aver finito la sua lezione, che era anche l’ultima della giornata. Ha assistito a una scena che gli è rimasta impressa. Tutti questi allievi Maser FUJI TELEVISION con voti altissimi erano seduti e davanti a loro un uomo che stava dicendo a ognuno di loro gli errori che avevano fatto durante la giornata utilizzando parole che li umiliavano davanti a tutti. Il mio amico dopo questo esercizio sadico ha visto molte di queste persone piangere.Le donne giapponesi hanno tutte le gambe storte perché da piccole le mettono sedute per fare in modo di ottenere questo risultato.In Giappone le donne lavorano e i maschi comandano! Tutto chiaro?Cina da evitare perché imita troppo, i cinesi sono troppo mimetici e da ciò deriva anche che hanno maggiore propensione alla rivalità violenta. Quindi occhio!I Giapponesi sono perfetti per una continua umiliazione a cui sono sottoposti quando sbagliano e fanno lavorare solo le donne.Meditate gente, meditate!


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