venerdì 6 giugno 2008

Ognuno coltiva il giardino che si sceglie: Addio prof. Enrico Menduni!




Ognuno coltiva il giardino che si sceglie: Addio prof. Enrico Menduni!
Ognuno coltiva il giardino che si sceglie: Addio prof. Enrico Menduni!
di Antonio Bruno

Ieri Venerdì 6 giugno con prosecuzione oggi sabato 7 giugno il Grand Hotel Tiziano di Lecce sta ospitando un convegno dal titolo Estetica e Marketing, organizzato da SIE – Società Italiana d’Estetica, in collaborazione con il Dipartimento di Filosofia e Scienze Sociali dell’Università del Salento.
Ma vediamo che cosa dichiara alla stampa uno dei promotori dell’iniziativa, Paolo Pellegrino dell’Università del Salento, che chiarisce l’importanza di discutere il complesso rapporto tra estetica e marketing, asserendo che questa relazione «finora vedeva i due ambiti nettamente distinti, se non addirittura contrapposti, tanto l'estetica persegue una "finalità senza scopo" quanto il marketing è interessato invece a convincere e persuadere della bontà di un prodotto in vista dell'acquisto.

Sennonché, per un verso, l'estetica, in quanto teoria del bello, mentre viene destituita di fondamento in campo artistico dalle avanguardie del Novecento, è al centro di un fenomeno di estetizzazione diffusa, e il marketing, sia quello istituzionale quanto quello aziendale, ricorre al bello per rendere convincenti i propri messaggi.
Io ci sono andato e ho preso posto in fondo alla sala. Ho ascoltato prima Enrico Menduni Università ROMA TRE e poi Roberto Diodato dell’Università Cattolica del sacro Cuore di Milano.
Chi mi ha colpito però è stato il prof. Enrico Menduni e adesso vi spiego perché!
Quando mi sono seduto il prof. Enrico Menduni ha proclamato con enfasi e linguaggio ironico che il prodotto è meglio farlo vedere che descriverlo! Inoltre sempre con grande ironia aggiungeva che facendolo vedere bisognava significare al fruitore (che poi sarei io e te che mi leggi) quali meravigliose esperienze si provano consumando appunto il prodotto che ci viene fatto vedere.
Il prof. Enrico Menduni prosegue affermando che la pittura non è mai stata adatta alla pubblicità e che questa comincia ad essere presente nella seconda metà dell’ottocento attraverso la fotografia che funziona in maniera da rappresentare realismo ed è tale da avere un valore testimoniale.
Ciò secondo il prof. Enrico Menduni rende l’immagine pubblicitaria simbolo di realismo espositivo e nello stesso tempo ha valore dimostrativo per il fruitore (che sarei io e tu che mi leggi).
Il prof. Enrico Menduni non può fare a meno di rilevare le traiettorie spazio temporali che sono vere e proprie beffe della realtà attraverso i fotomontaggi che dimostrano un realismo senza essere reali.
Quindi la beffa del valore testimoniale che può non avere valore. Qui il prof. Enrico Menduni è sottile e nello stesso tempo rende l’idea di cosa sia la mistificazione senza mai pronunciare questa parola, la mistificazione ovvero la manipolazione attraverso la stesura di traiettorie spazio temporali assolutamente fuorvianti e irreali.
Nel 1895 con le immagini in movimento si entra in quello che il prof. Enrico Menduni definisce “regime scopino permanente” che prevede però la stessa esclusività del Night Club che da fuori non fa vedere nulla e che per essere ammessi ha la necessità dell’iscrizione, del divenire socio in cambio di un corrispettivo economico da versare a chi pubblicizza le meraviglie che sono all’interno. Prima del cinema questo ruolo era proprio delle attrazioni da circo, la donna barbuta o la donna cannone oppure l’uomo con le più improbabili rarità e anche l’animale esotico delle meraviglie.
Il prof. Enrico Menduni si esprime sempre in maniera pittoresca e per immagini definendo il dentro una specie di semiclandestinità permanente che per poter essere vissuta oppure per subire la suggestione di poterla addirittura agire è bisognevole di un lauto versamento di denaro.
Il prof. Enrico Menduni poi divide in due la mela di cui si nutre e che gli consente di pagarsi le bollette in un periodo che va dal 1895 al 1945 che è del Cinema che è allietato da quello che il prof. Enrico Menduni definisce turpitudini domestiche rappresentate dalle riprese super 8 di matrimoni, cresime, estreme unzioni e compleanni e dalle diapositive aventi per oggetto le stesse turpi (per il prof. Enrico Menduni ) ricorrenze. Il prof. Enrico Menduni ci invia la suggestione di un pomeriggio dopo pranzo, noi ospiti e il padrone di casa che monta lo strumento inquietante che ci sottoporrà alle visioni delle turpitudini sopra menzionate.
Dal 1945 al 1995 regime misto Cinema TV. Qui il prof. Enrico Menduni si scatena! E’ davvero uno spettacolo stare a sentirlo! Intanto precisa che la Tv se la paga il Marketing per il 100% negli USA e per il 50% in Europa, e che la Tv ha delle importanti conseguenze estetiche in breve si instaura il
“Marketing esperienziale” ovvero il prodotto è anticipatore di un benessere fisico ed appunto esperienziale!
Il 1995 per il prof. Enrico Menduni è l’apoteosi! Il regime scopico è rotto dall’avvento di Window 95 e di Internet, poi c’è anche la TV digitale satellitare e terrestre, la TV WEB dove non c’è più il problema della massa critica ma la cosa che fa andare fuori di testa il prof. Enrico Menduni sono le applicazioni multimediali sui cellulari, perché è difficile che uno se ne vada in giro con una digitale ma tutti, proprio tutti hanno un cellulare che fa le foto e registra clip!
Tale situazione ha fatto si che si abbiano i contenuti generati dall’utente.
Non ce l’ho fatta a resistere e ho scattato una foto per provocare il prof. Enrico Menduni che ha raccolto immediatamente additandomi come esempio di quanto affermato.
Bella relazione!
Sagace ironia!
Pur condividendo la preoccupazione estetica non riesco a condividere lo strisciante pessimismo e lo snobbismo, o forse c’è una sorta di rifiuto estetico del prof. Enrico Menduni per la quotidianità. Mi chiedo e chiedo al prof. Enrico Menduni se ci sia un’estetica della vita quotidiana. Ma è una domanda che certamente farà storcere la bocca al prof. Enrico Menduni.
Ognuno coltiva il giardino che si sceglie. Il mio è pieno di fiori perché osservo la realtà anche se attraverso uno strumento che sono i miei occhi che risentono del limite intrinseco della soggettività. Ma quando mi lascio andare caro prof. Enrico Menduni agli occhi del cuore, quelli che guardano la realtà che poi è la verità che poi è l’amore tutto mi è chiaro!
In quello che lei definisce turpitudini c’è l’amore. Ma con i suoi occhi lei vede ciò che vuol vedere. Come chi vedeva belli gli ariani e non degni di essere guardati tutti gli altri proponendone la soppressione poiché turpi! C’è un giudizio estetico? Quale? Addio prof. Enrico Menduni!


-->

Dignità di ognuno di noi



Dignità di ognuno di noi
Dignità: partecipazione del logos (principio razionale da cui trae origine il pensiero umano o la realtà) umano a quello divino.
di Antonio Bruno

Un giorno intenso ieri, varie esperienze. Ogni giorno è un’avventura. Come al solito inizio dalla fine. Alle 19.00 ho preso parte alla conferenza di San Cesario di Lecce sulla Costituzione.
Cominciamo con la dignità. il tema della dignità che è stato approfondito storicamente dallo Stoicismo che, in virtù della partecipazione del logos umano a quello divino, affermava l’identità delle virtù negli uomini a prescindere dal ceto sociale e dal sesso. Perché lo scrivo? Perché ieri sera un uomo che insegna Diritto Costituzionale comparato all’Università del Salento, mi ha ricordato l’articolo 3 della Costituzione e con esso la partecipazione di ogni uomo a Dio. Pare che Dio prima fosse contenuto in una cassettina, ma siccome divenne incontenibile esplose in miliardi di scintille ognuna delle quali era una persona umana. L’uomo che ieri sera alle 19.00 nell’atrio del Palazzo Ducale Marulli di San Cesario di Lecce ha spiegato tutto questo è il chiarissimo professore Michele CARDUCCI. C’erano un centinaio di persone ieri per l’occasione. Ma non persone qualunque! C’era il futuro ieri nell’atrio del palazzo ducale di San Cesario di Lecce rappresentato da tutte e tutti i diciottenni di San Cesario di Lecce, ma il bello viene adesso, c’erano tutti, ma proprio tutti perché il Sindaco del Comune di San Cesario di Lecce dott. Antonio Girau li ha invitati uno ad uno, gli ha persino telefonato!
Io penso che le persone che interpretano bene i ruoli a cui sono stati chiamati debbano essere prese ad esempio.
Quello che ha fatto il Dott. Antonio Girau è quanto di più democratico e partecipato possa esserci e, dal mio osservatorio di credente in Gesù, quanto di più evangelico possa esistere poiché si è fatto servitore di tutti in controtendenza rispetto agli uomini di potere che occupano i primi posti e si mettono nelle prime file poiché vogliono essere serviti e non sono li per servire. Ma c’è di più, ha detto il chiarissimo professore Michele CARDUCCI : un di più che è frutto delle parole che hanno informato la Costituzione della Repubblica Italiana che entrò in vigore il 1° gennaio 1948 ed è la legge fondamentale e fondativa dello Stato italiano e che è frutto di COMPROMESSO.
La parola compromesso viene interpretata in un modo che la rende invisa ai giovani, invisa a chi crede che le cose stanno in un certo modo e che le stesse non possono essere aggiustate a seconda della bisogna. I giovani sono così, quando siamo stati giovani siamo stati tutti così!
Ma compromesso, ha spiegato il il chiarissimo professore Michele CARDUCCI, è una promessa che ci facciamo insieme. Una promessa!
Compromesso è una parola che non ha nulla a che fare con L’INCIUCIO che è ciò a cui si riferisce il linguaggio comune. Quindi la Costituzione è una promessa che ci facciamo insieme. Che bello! Una Giovane donna politica che ha la delega alla cittadinanza attiva e alla pari opportunità nel Comune di San Cesario di Lecce con piglio giornalistico, ha fatto delle domande al il chiarissimo professore Michele CARDUCCI, è la Dott.ssa Daniela LITTI che era visibilmente commossa e ha fatto un ottima introduzione a ha portato avanti un’altra ottima iniziativa.
Infine sempre l’articolo tre in cui si legge al secondo comma:
“E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli……”
Qui il chiarissimo professore Michele CARDUCCI ha superato se stesso sfiorando le vette della poesia descrivendo attraverso un suo aneddoto personale il compito che spetta a ognuno di noi, senza aspettare altri, di rimuovere gli ostacoli.
La Costituzione Italiana è unica e il professore l’ha spiegato confrontandola con quella americana e con quella della Germania e anche in questo ha dimostrato grande competenza.
Un coda per mio cugino Gianluca Pensa che pur essendo vissuto a Lecce adesso vive e lavora a San Cesario di Lecce che fu paese di Distillerie, di Fabbriche di Tabacco e che oggi è paese di case editrici.
Un mio grazie personale per avermi dato l’opportunità di ascoltare il il chiarissimo professore Michele CARDUCCI!

giovedì 5 giugno 2008

Da Toronto a San Cesario di Lecce








Da Toronto a San Cesario di Lecce
Perché una professoressa dell’Università di Toronto si interessa viene a osservare e studia San Cesario di Lecce?
di Antonio BRUNO
Io ci sono andato alla conferenza e scopro che la prof. Linda Safran dell’Università di Toronto (Canada) dall’accento forte inglese che parla come Enrico Montesano quando imitava a Gran Varietà alla Radio la vecchia signora inglese che chiamava “salvatore che mi piace a tutte l’ore!” si prendo atto nell’auditorium della Biblioteca provinciale “Sigismondo Castromediano di Lecce” che questa donna ha scoperto che una figura presente nella Chiesa di San Giovanni Evangelista in Via Caponic a San Cesario di Lecce a cui nessuno riusciva a dare un nome e un cognome è quella di San Giacomo con i pellegrini. Una donna canadese scopre nel 2008, ovvero 678 anni dopo che la chiesa è stata costruita chi è quel santo. Noi ci viviamo e non ce ne ricordiamo, abbiamo perso tutti la memoria, siamo tutti in tutt’altro affaccendati mentre una donna canadese se ne viene, come direbbe Totò, TOMA TOMA, CACCHIA CACCHIA a dirci ciò che avremmo dovuto dire noi a lei. Noi siamo assolutamente distratti, non capiamo che siamo seduti sulla nostra fortuna, come disse Giuseppina Bonaparte riferendosi a se stessa e alle donne in generale!


Sempre la nostra signora canadese ha scoperto dei graffiti sul sarcofago presente all’interno della Chiesa. Uno è l’orma di un sandalo che richiamerebbe mosè che dovette togliersi i sandali quando salì sul monte sacro, e poi la nostra dolce signora dal forte accento inglese ha scoperto che sul sarcofago che probabilmente è quello di chi ha fatto costruire la chiesa i sancesariani, o se preferite, sancesaresi, oppure se vi fa comodo sancesarensi del dopo fine 1300 ci giocavano a tris. Sull'architrave di una porta all'interno della cappella, un'epigrafe ci ricorda come questa fu costruita tra il 1330 ed il 1331 per volontà del sacerdote Michele di Sternatia. Si! insomma quel sarcofago era una specie di sedile dove le persone passavano il loro tempo. Nel medio evo le chiese non era solo luogo di culto. Nel medio evo solo quello spazio era disponibile alle popolazioni e queste vi si rifugiavano tutte anche nei momenti di tempesta o di temporale, perché erano le uniche costruzioni in pietra, oppure vi si riunivano per scopi civili, per discutere insomma tutti insieme in una specie di democrazia diretta di allora.
Siamo parlando di meno di settecento anni fa. E meno di settecento anni fa fine 1300 sul sarcofago del sacerdote Michele di Sternatia si giocava a tris! Magari ci giocavano i miei parenti di allora con i tuoi parenti che si incontravano in chiesa quando c’era aria di burrasca e nell’attesa si facevano una bella partita! Noi invece per incontrarci dobbiamo fare un blog su internet. Io e te che mi leggi ci incontriamo al bar e neppure parliamo. Per scambiare le nostre opinioni ci facciamo un blog. Ma così è, c’è la possibilità dell’anonimato e il leone che dorme in ognuno di noi si sveglia nel blog. Ma questa, direbbe qualcuno, è un’altra storia!
La Prof.ssa Linda SAFRAN, docente di arte tardo-antica e bizantina, presso l’Università di Toronto (Canada), terrà due pubbliche conferenze:
a Lecce, giovedì 5 giugno 2008 alle ore 18,30 presso l’Auditorium del Museo Provinciale “Sigismondo Castromediano” parlerà di"Alcune scoperte di arte medioevale nel Salento leccese"(presenta il Dott. Antonio Cassiano, direttore del Museo Provinciale “S. Castromediano”)a Massafra (TA), giovedì 12 giugno 2008 alle ore 18,30 presso l’Aula consiliare del Comune parlerà di"Gente e pratiche devozionali in alcune chiese medievali della provincia di Taranto"(presenta il Dott. Giovanni Giangreco, storico dell’arte presso la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le Province di Lecce, Brindisi e Taranto)La Prof.ssa Linda SAFRAN dal 2004 è professore associato di arte tardo-antica e bizantina presso la Facoltà di Storia dell’Università di Toronto (http://www.art.utoronto.ca/people/art-history/graduate-faculty/safran); precedentemente ha insegnato per quattordici anni negli Stati Uniti d’America (dal 1989 al 2003) presso l’Università Cattolica di Washington (DC) dove ha anche svolto le funzioni di Direttore del Dipartimento di Greco e Latino (per cinque anni dal 1998 al 2003).Dal 2007 è presidente dell’Associazione di Studi Bizantini del Nord America (Byzantine Studies Association of North America, www.bsana.net).Ha iniziato ad occuparsi del Salento nel 1984 scegliendo -da ricercatrice universitaria- come oggetto del suo primo studio la chiesa di San Pietro di Otranto e da allora ha continuato a studiare l’arte e l’identità del Salento medioevale. E’ autrice del libro San Pietro ad Otranto. Arte bizantina in Italia meridionale, volume VII nella Collana di Studi di Storia dell’Arte, ed. M. D’Onofrio (Rome: Edizioni Rari Nantes, 1992).
Fonte: http://www.archeoclubportobadisco.it/CMS/
info@archeoclubportobadisco.it
marcomerico@hotmail.com
luciacataldi@tiscali.it
antodemarco@libero.it
Notizie raccolte dalla rete:
La chiesa di San Giovanni Evangelista risulta essere la testimonianza più antica di San Cesareo. Conclusa nel 1331, di committenza privata, edificata a spese del prete Nicola di Sternatia, si presenta come edificio prettamente romanico, con la consueta sequenza di archetti pensili sul coronamento delle facciate laterali, che diventano salienti sulla facciata a capanna, visibilmente rimaneggiata, dove l’antico rosone è sostituito da una finestra, e un portalino seicentesco ha sostituito l’originale. L’interno, ad aula unica, di dimensioni ridotte, presenta un ciclo di affreschi importanti per lo studio dell’evoluzione della pittura bizantina nel Salento. Sono datati da un’iscrizione in greco al 1329 e si presentano in buono stato di conservazione, tranne l’ originaria decorazione dell’abside ormai perduta.
Da vedere: L’interno è dominato dalle decorazioni pittoriche che si stendono su buona parte della superficie muraria. S’individua il ciclo Cristologico, articolato sulla parete sinistra, sulla parete di fondo si svolge il Giudizio Universale, e sulla parete destra riprende il ciclo Cristologico per poi concludersi con la scena della Crocefissione e l’Anastasis. Vi è un unico altare lapideo di forma seicentesca.

San Giovanni Evangelista
- San Cesario Di Lecce
Regione: Lecce
La cappella presenta all'esterno una facciata a capanna impreziosita da una sequenza di archetti pensili salienti che seguono a coronamento delle fiancate laterali. Visibilmente rimaneggiata dalle diverse campagne di restauro, presenta sulla facciata una finestra in sostituzione del preesistente rosone, e un portale seicentesco che sostituisce quello medievale. L'interno è ad aula unica con un altare settecentesco di stile barocco addossato alla parete di fondo. A sinistra dell’ingresso è collocato un sarcofago medioevale, a destra, invece, un’acquasantiera barocca. Gli affreschi, di gusto bizantineggiante, sono disposti in più fasce e rappresentano una lunga teoria di Santi della liturgia greco-ortodossa nella parte inferiore ed una cristologia in quella superiore.

Posto esatto: N40 18.223 E18 09.545
Indirizzo: Via Caponic
Data di costruzione 1330- 1331
Informazione storica Sull'architrave di una porta all'interno della cappella, un'epigrafe ci ricorda come questa fu costruita tra il 1330 ed il 1331 per volontà del sacerdote Michele di Sternatia. Nella seconda metà del sec. XX versava in completo stato d'abbandono.

Preferisco mia figlia a Paolo Bonolis



Preferisco mia figlia a Paolo Bonolis

Preferisco mia figlia a Paolo Bonolis

Caro Gesù,
ieri non sono potuto venire da Te c’era la recita di mia figlia. Vedere queste bambine fare la marcia della pace è stato bellissimo, i bambini che recitando le preghiere percorrevano tutti i giardini e pregavano per la pace. Ma la più pacifista di tutti è stata Suor Augusta, la dirigente scolastica di mia figlia. Il suo piglio è rigoroso e autorevole e la fa testimone di Te mio Signore e creatore del cielo e della terra.
Ma poi c’è stata la festa, i balli di tutte le suore. Solo una cosa quando ho detto a mia moglie che la musica era bellissima e che se lei non volesse venire in discoteca ci sarei andata con le suore una nostra amica l’ha presa in disparte e le ha sussurrato qualcosa. Al ritorno in macchine le ho chiesto cosa le avesse detto la nostra amica. Mia moglie mi ha riferito che le avrebbe detto: “Delia non lo mandare con nessuna altra in discoteca, nemmeno con le suore, perché anche se suore sempre femmine sono!”.
Oggi avrei voluto vedere la lezione di Paolo Bonolis all’istututo sperimentale tabacchi,ora sede di Università e specificamente di Scienze delle Comunicazioni, ma mia figlia deve cantare alla messa che le suore hanno predisposto per festeggiare le ragazze di prima comunione.
Preferisco mia figlia a Paolo Bonolis, scusami e non chiedermi come facesti con Abramo e suo figlio Isacco. Preferisco non pensarci.
Sia fatta la Tua volontà
antonio


-->

martedì 3 giugno 2008

Irretito dalla rete



Irretito dalla rete

Cybersoviet: caro Carlo dovresti prendere in considerazione più opzioni non credi?
di Antonio BRUNO

Ieri Martedì, 3 giugno 2008, ore 18.00, presso la sala riunioni della Mediateca provinciale di Lecce è stato presentato il libro “CYBERSOVIET utopie postdemocratiche e nuovi media” di Carlo Formenti.
Ho ascoltato tra le altre cose “Quando facevo il sindacalista dei metalmeccanici era facile per gli operai sapere chi era il nemico e l’azione di lotta era assolutamente consequenziale. Adesso chi è il nemico?” se lo domanda Carlo Formenti, è sincero! Questo suo libro “Cybersoviet utopie postdemocratiche e nuovi media” è il terzo di una trilogia che però è più in conflitto che in accordo , come è in conflitto lui che fa esclamare gli articolisti del Corriere, che meravigliati, guardano uno scienziato che fa autocritica. Ma Carlo Formenti è alla ricerca del nucleo fondamentale, è alla ricerca di se stesso, proprio lui che ha dovuto abbandonare il maestro Tony Negri (si proprio quello la!) rimanendone contaminato e segnato e con il quale continua a dialogare sulla teoria delle moltitudini, che non lo trova d’accordo, e che lo lascia orfano con un senso abbandonico che pare si porti sempre appresso. Lui Carlo Formenti, che ha proseguito con Alberto Abruzzese e con l’Analisi dei Media e poi infine è spiaggiato nell’esperienza anarcocapitalista americana.
Tutto però ha avuto inizio quando ha tentato di mettere insieme ciò che converge in queste tre esperienze (lui le definisce tre radici) è in questo che è venuto fuori il punto critico, è questa nuova consapevolezza che qualcosa non funziona che non c’è il senso che lo costringe a prendere atto che la POLITICA VIENE ESPULSA, è costretto ad ammettere che la politica è sfera separata e il paradosso è che lo deve fare proprio lui che ha la politica la vorrebbe al centro se non prima di tutto.
Negri glielo dice sempre della fine del politico, glielo racconta ma Carlo Formenti non è d’accordo!
Carlo Formenti sostiene che la politica non c’è perché le moltitudini sono frantumate come un bicchiere di cristallo che cadendo si polverizza in mille pezzi. Carlo Formenti dice che questi frammenti, che poi siamo noi, si comportano in modo da instaurare la democrazia diretta, ma per il potere economico, per il capitale è facile inglobare tutto e farlo risultare funzionale al consumo, persino i NO GLOBAL sono consumo di pannelli salari, pale eoliche e biomasse! Il potere economico spalmato dappertutto che strumentalizza tutto e rende velleitario qualunque cosa! E allora secondo Carlo Formenti si dovrebbe tornare alla democrazia rappresentativa anche perché la sinistra non ha mai saputo introiettare la democrazia diretta, l’ha sempre repressa, e quando i gruppuscoli si sono staccati per fondare un loro partito hanno represso anche loro, al loro piccolo, microscopico interno, la democrazia diretta. La sinistra mal sopporta la democrazia diretta dice Carlo Formenti.
E Formenti la descrive, descrive la democrazia diretta che ha un metodo faticoso, che prevede il confronto sino a raggiungere l’unanimità, anche perché la democrazia diretta prevede leaderschip carismatiche revocabili in qualunque momento, il movimento è generatore di leader carismatici funzionali alla bisogna e revocabili.
Secondo Carlo Formenti l’11 settembre con le torri di New York crolla anche la libertà e l’anarchia della rete perchè arrivano i controlli. Qui cita Rodotà che a Roma ha ricordato l’asimmetria della trasparenza che può essere solo dei potenti, IL POTERE DEVE ESSERE TRASPARENTE il cittadino ha diritto alla privacy perché se al singolo chiedessimo trasparenza arriveremmo al GRANDE FRATELLO su scala planetaria!
Infine Carlo Formenti dopo aver citato Battista che anche lui, dopo l’antesignano Nanni Moretti, chiede alla sinistra di dire o fare cose di sinistra e con Battista anche il nostro autore pare chieda la stessa cosa arriva alle conclusioni che, non risolvendo la crisi, sono per forza di cosa nostalgiche perché vorrebbero ridimensionato il paradigma liberal liberista e un ritorno alla narrazione tra gli uomini per raggiungere una coscienza di se che porterebbe secondo Carlo Formenti alla consapevolezza di classe.
Le mie obiezioni le ho espresse dopo l’ascolto di quanto esposto in precedenza da Carlo Formenti. Alla sua suggestione nostalgica rimando la mia suggestione forse cruda ma oramai ineludibile. I saperi devono smascherare la nostra ipocrisia, gli scienziati come Carlo Formenti hanno il dovere di dire che l’11 settembre ci ha reso consapevoli che noi apparteniamo a una “CASTA” che consuma l’80% delle risorse mondiali e che l’organizzazione antropologica artificiale chiamata Stato Nazionale è oramai superata come lo furono a suo tempo le tribù e poi le città stato e che Internet, la rete, è la rappresentazione virtuale della realtà globale, planetaria di oggi che deve passare dal virtuale al reale.
Già funziona così! Il barile di petrolio è a 140 dollari perché gli italiani (e non solo… ci vanno tutti) vanno a produrre in Cina ed in India. Che senso ha parlare di Stato Nazione Italia?
Inoltre nella realtà Pianeta Terra c’è la materia per emancipare in maniera radicale e non liberal liberale!
Un palestinese con 12 figli da sfamare sa chi è il nemico e sa cosa fare! Lo sa come lo sapeva l’operaio metalmeccanico che rappresentava Carlo Formenti da sindacalista. Solo che mi chiedo e chiedo a Carlo Formenti che una volta capito chi è il nemico, (ovvero noi che siamo a destra perché tendiamo a conservare i nostri privilegi mica perchè siamo coglioni) qual è la strada? Quella che stanno praticando i palestinesi? Magari caro Carlo dovresti prendere in considerazione più opzioni non credi?


Il mio grosso grasso EGO

Il mio grosso grasso EGO

Caro Gesù,
stamattina ho fatto un sogno:
Sono davanti a una porta e sento giungere l’ascensore. Quando arriva tutta la casa è come se sprofondasse, io a chi mi sta vicino dico che l’ascensore è moderno ma è stato inserito in una casa vecchia. Salgo sull’ascensore e senza chiuder la porta riparto per il secondo piano. Mentre sono dentro mi viene in mente che non ho chiuso la porta e riscendo giù, chiudo la porta e poi risalgo con il modernissimo ascensore.
Mentre scrivevo il sogno mi è venuto in mente che l’ascensore è la mia ascesi mistica che avviene in una casa che è vecchia e che regge poco l’arrivo dell’ascensore. In altre parole io starei in ascesi e nello stesso tempo lascio la porta aperta al mondo, desidero il trascendente ma la porta è ancora aperta alle regole mondane.
Link sull’ascensore nei sogni:

http://guide.dada.net/sogni/interventi/2006/05/254079.shtml

http://corvacci.net/?p=316


Tratto da:Interpretazione sogni, dizionario, significato dei sogni - Tana Yo

ASCENSORE
(che sale)
necessità di elevarsi spiritualmente e materialmente è un momento molto propizio, aiuti insperati che permettono di raggiungere posizioni privilegiate, vale anche per i sentimenti

ASCENSORE
(che scende)
paura di dover rinunciare a qualcosa si prevedono situazioni non troppo felici, con il pericolo di perdere posizioni per le quali ci si era impegnati, vale anche per i sentimenti

ASCENSORE
(che sta fermo)
paura di non saper gestire gli eventi il momento non offre particolari novità, sarà necessario attivare idee e azioni realizzatrici

E poi caro il mio Gesù è tornato a imperversare il mio trionfio, grosso, grasso EGO, infatti stamani non mi sono fatto mancare delle contrarietà, delle cose che sono andate secondo il loro corso e non secondo quello che è il corso delle cose che sono compatibili con il mantenimento e la sussistenza del mio grosso, grasso EGO.
Se c’è al primo posto Dio, se ci sei Tu mio Signore Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili, allora le cose del mondo, la utilità che avevo e che ho perso, il privilegio che mantenevo e che se ne è andato al diavolo, sono compatibili, ma se al primo posto c’è la concezione della vita che ha il mio grosso, grasso EGO, il scomodo di come devono andare le cose e di come deve girare tutto in funzione della vanità di questa costruzione artificiale che sto cercando faticosamente di osservare nel suo splendore come qualcosa di esterno a me, di posticcio, qualcosa che è venuto fuori dopo perché l’ho messo io addosso allo snello e scattante mio essere. Qualcosa che lo rende grasso, grosso e goffo! Il mio essere non è grasso, grosso e goffo! E’ il mio EGO ad essere grasso, grosso e goffo!
Sia fatta la Tua volontà
antonio

Ecco la grande attrattiva del tempo moderno: penetrare nella più alta contemplazione e rimanere mescolati fra tutti, uomo accanto a uomo. Vorrei dire di più: perdersi nella folla, per informarla del divino, come s'inzuppa un frusto di pane nel vino. Vorrei dire di più: fatti partecipi dei disegni di Dio sull'umanità, segnare sulla folla ricami di luce e, nel contempo, dividere col prossimo l'onta, la fame, le percosse, le brevi gioie. Perché l'attrattiva del nostro, come di tutti i tempi, è ciò che di più umano e di più divino si possa pensare: Gesù e Maria, il Verbo di Dio, figlio d'un falegname, la Sede della Sapienza, Madre di casa.Chiara Lubich

Dalla Parola del giornoNell'attesa di questi eventi, cercate d'essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace.Come vivere questa Parola?L'attesa riguarda le realtà ultime, quando questa nostra storia finirà, come il fiume che si getta nelle onde di un oceano infinito. E in questo oceano non ci sarà più dolore, non ci sarà più morte. Emergeranno "cieli nuovi e terra nuova" dove la giustizia (ossia la santità, l'armonia del vivere) sarà una condizione stabile, non insidiata di continuo da chi prevarica sugli altri. S.Pietro quindi esorta a vivere questa attesa nell'impegno di una vita intemerata, avendo cura della pace che è premessa e condizione, per i singoli e per i popoli, di una qualità d'esistenza buona e lieta. Siccome questa pace è sempre una scommessa non facile per il nostro modo d'essere "sbilanciato" tra l'aspirazione alla concordia e l'essere tentati a prevaricare sugli altri, S.Pietro ci rassicura. Sì, "la magnanimità del Signore è da ritenersi salvezza per noi", in quanto, ricorrendo di continuo a lui, otteniamo forza per essere fermi nel fare il bene, costruendo in noi e attorno a noi la pace.Oggi, nella mia pausa contemplativa, mi soffermerò proprio a considerare quanto il Signore sia magnanimo nei miei riguardi: quanto preziosi siano i suoi doni di grazia e di amore. E io, come rispondo? Sono pacificato in cuore? Ho atteggiamenti di rispetto e misericordia, parole e tratti benevoli verso tutti? O devo modificare qualcosa che è impedimento alla pace in me e attorno a me?La voce di un innamorato di CristoUn po' di buona volontà è tutto quello che ci vuole, per guadagnare questo cielo che Gesù vincola all'umiltà, al fatto di farsi piccoli, di prendere l'ultimo posto, di obbedire, alla povertà dello spirito, alla purezza del cuore, all'amore alla giustizia, allo spirito di pace, ecc...Charles de Foucauld

Dalla Parola del giornoSecondo la promessa di Dio noi attendiamo nuovi cieli e una terra nuova nei quali avrà stabile dimora la giustizia.Come vivere questa Parola?Sempre la speranza teologale è stata una dimensione caratteristica del cristiano. Ma in questa nostra società, ansiosamente protesa ai beni terreni, diventa particolarmente necessario essere assidui e pacifici coltivatori dell'attesa dei "cieli nuovi e terra nuova" che, oltrepassato il valico della morte, ci permetteranno di godere di Dio e, in Lui, di una giustizia che sarà pienezza di ogni bene e assenza di qualsiasi male.Come realizzare questa attesa?Pietro risponde con l'esortazione a vivere senza peccato, irreprensibili e in pace tra noi.Oggi mi eserciterò a sfidare qualsiasi difficoltà, malumore e nervosismo, ripetendomi quel che, con sorridente sapienza, diceva San Giovanni Bosco: "Un pezzo di Paradiso aggiusta tutto!"E lo farò col cuore certo che "la magnanimità di Dio" io posso ritenerla a favore della mia salvezza (cfr. 2Pt. 3,15).La parola degli Antichi PadriLa luce della grazia genera la fede, la fede genera la consolazione della speranza e la speranza fortifica il cuore.Isacco di Ninive

Dalla Parola del giornoAlcuni farisei ed erodiani dissero a Gesù: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. E' lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?".Come vivere questa parola?Farisei ed erodiani si avvicinano a Gesù per tendergli una trappola, servendosi di una domanda imbarazzante: è lecito o no pagare le tasse a Cesare? Se Gesù avesse risposto positivamente, sarebbe stato accusato di collaborazionismo con i romani; se invece avesse detto no, sarebbe stato denunciato come sovversivo. Acutamente, la risposta di Gesù invece va alla radice del problema, spiazzando gli interlocutori: ci sono i diritti di Dio e quelli di Cesare. Ed entrambi hanno il loro posto nella gerarchia dei valori. Non solo: se si mette Dio al primo posto, anche i diritti dello Stato saranno riconosciuti. Si tratta dunque di cogliere con chiarezza e senza compromessi chi è l'Assoluto (Dio), e chi il relativo (Cesare).Questa risposta cristallina interpella anche noi, soprattutto in questo momento cruciale della storia, poiché le tristi vicende dei popoli e dei suoi governanti stridono con la logica del Vangelo e ci pongono dinanzi alla necessità di fare scelte coraggiose, controcorrente, anche se impopolari.Più che mai, dunque, dobbiamo chiarire alle nostre coscienze chi è Dio è chi è Cesare, impegnandoci a mettere al centro di tutto Colui che della storia è il Signore, perché ci indichi cosa è gradito ai suoi occhi e ciò che è conforme ai suoi voleri, al di là di ogni ideologia o, peggio, delirio di onnipotenza. "I nostri ragionamenti – dice l'Autore della Sapienza – sono timidi e incerte le nostre riflessioni" (9,14). E' qui, in questa nostra limitata capacità di giudizio, bisognosa di sapienza divina, che dobbiamo far maturare una consapevolezza nuova: o ci affidiamo alla forza del Vangelo, e dunque alla possibilità di trovare vie alternative rispetto a quelle che stiamo percorrendo, o rimaniamo irretiti dalle forze incontrollabili dell'odio e della violenza, che finisce per distruggere l'assoluto di Dio e la stessa autorità di Cesare.Oggi, nella mia pausa contemplativa, chiederò al Signore il dono della profezia perché sappia cercare nel Vangelo quelle risposte adeguate che le sollecitazioni della storia esigono dalla mia coscienza cristiana.Al di sopra di tutto ci sia la tua Signoria, o Dio della vita, e su ogni cosa che diciamo o facciamo prevalga sempre la forza liberante della Tua Parola che dà senso al nostro impegno nel mondo e nella storia.La voce di un profeta del nostro tempoNoi siamo il sale della terra. Senza questo pizzico di sale, insignificante, il pasto è insipido. Il fatto di essere il sale della terra c'impone due doveri: non aver perso il nostro sapore e non restare inutilizzati nel nostro contenitore. Se accetteremo questi due doveri, l'intera umanità ne ricaverà sapore e, possiamo sperarlo, sarà salvata da Colui che l'ha creata.Abbé Pierre

lunedì 2 giugno 2008

tra caffè e ciliegie



tra caffè e ciliegie
Caro Gesù,
stamattina sono passato dal sig. Luigi del Bar Avio e mi ha illustrato le proprietà del caffè che aiuta a prevenire le malattie. Il sig. Luigi ha in animo di fare una bacheca in bella vista nel bar Avio in Via XXV Luglio a Lecce per i fare in modo di poter essere messi al corrente che non sono pochi i benefici della terza bevanda più consumata al mondo dopo acqua e vino: gli antiossidanti di cui è ricco forniscono uno scudo contro i radicali liberi.
Consumarlo aiuta a prevenire il diabete di tipo B, il Parkinson e le malattie epatiche.
Ho bevuto questo benedetto caffè e poi dopo una passeggiata siamo andati tutti a partano fuori per festeggiare questo 2 giugno, per festeggiare questa Repubblica Italiana!
Per saperne di più:

http://www.dica33.it/argomenti/nutrizione/dieta_salute/dieta32.asp
dieta_salute/dieta32.asp


http://www.settimopotere.com/index.php?option=com_content&task=view&id=306&Itemid=67


http://www.medicinalive.com/flash-news/caffe-tre-tazzine-al-giorno-proteggono-dalle-malattie/

Stasera ho visto il manifesto con cui si annuncia la festa della madonna della provvidenza con la benedizione delle ciliegie che poi vanno offerte alle innamorate. La fanno ancora e c’è anche la benedizione, magari un altro anno ci vado.
Infine tanta musica e il ritorno a casa dopo un bel gelato!
Un bel 2 giugno! Grazie Gesù!
Sia fatta la Tua volontà
antonio




……..mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l’amore fraterno, all’amore fraterno la carità.

Noi tutti riceveremo, un giorno, una vigna da coltivare e curare. Questa vigna è la pietra della nuova Gerusalemme che il Signore ci incarica di levigare e di posare dove ci indicherà. Bisogna essere vigili e attenti per sapere quanto Dio si aspetta da noi. Cammin facendo, dobbiamo darci da fare per operare come Dio ci chiede. Molte tappe ci separano dalla meta finale. Il primo raccolto avviene in occasione della scelta di vita. Che cosa scegliere e come scegliere secondo il volere di Dio? Se ho operato la mia scelta senza tener conto del volere di Dio, ho perso la prima partita e ho ignorato il messaggero di Dio. La seconda possibilità mi è data nella realizzazione della scelta di vita; se ho scelto la vita familiare, mi preoccupo di amare mia moglie (o mio marito) e di essere a lei (o a lui) unito nell’amore di Dio? Se ciò non avviene, ho mancato anche il secondo raccolto e ho ignorato il secondo messaggero di Dio. Lo stesso vale se, nella vita religiosa, nel celibato volontario o ecclesiastico, ho trascurato di cercare e di coltivare la comunione all’amore di Cristo, santo sposo della mia anima. Il terzo raccolto ha luogo nell’educazione dei figli nel primo caso, e nell’impegno per il compimento della missione e nella pratica della perfezione nel secondo caso. Se non avremo comunicato ai nostri figli il Dio d’amore o se non avremo aperto le vie di Dio ai nostri fratelli, avremo perso anche il terzo raccolto e avremo ucciso il terzo messaggero. Allora Dio, nostro Padre celeste, fa un altro tentativo: ci smuove con il suo Verbo fatto carne, suo Figlio Gesù. Ci interpella per mezzo di lui, per mezzo del suo Vangelo, per mezzo dei suoi ministri: è ancora possibile unirci all’amore. Se noi rifiutiamo quest’ultima possibilità, contribuiamo ad uccidere in noi il Figlio di Dio. Questo è il peccato cosiddetto “contro lo Spirito”, poiché provoca in noi la morte eterna. Dio prende la nostra corona e la dà ad un altro. A chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto il poco che ha... “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata testata d’angolo!”. Oggi, nella mia pausa contemplativa, chiedo allo Spirito Santo di aiutarmi ad abbandonare ogni superficialità e presunzione nella mia fede, per arrivare a conoscere e a gioire del fatto che Dio "ci ha donato i beni grandissimi e preziosi che erano stati promessi".Pregherò con umile amore: Spirito d'Amore liberami dalla "corruzione che è nel mondo a causa della concupiscienza", ossia della brama di possedere e dominare, donami la libertà che è frutto dell'Amore.La voce di un grande Abate benedettinoOccorre sforzarsi di vivere sempre raccolti; ricondurre la propria anima a Dio e mantenerla; ritornare senza tregua al centro; lavorare e vivere davanti a Lui.Dom Paul Del atte

Padre buono, che mi chiami a partecipare alla tua vita divina e me ne offri i mezzi con tanta larghezza, non permettere che io sperperi i tuoi beni e lasci illanguidire la mia vita nel non-amore. La voce di un martire della Chiesa luteranaUna notte, un membro del Sinedrio venne da Gesù perché voleva conoscere che cosa dovesse fare per salvarsi. Gesù non disse: "Guarda, Nicodemo, non devi più mentire", oppure: "Devi smettere di frodare". Invece di lasciarsi andare a proibizioni singole, Gesù lo guardò e disse: "Nicodemo, devi rinascere a nuova vita".Martin Luther King

E' significativo che, all'inizio della sua seconda lettera, S.Pietro auguri grazia e pace: due realtà tanto necessarie per il nostro cuore nella corsa delle giornate. Ma è ancor più notevole il suo dirci che questa grazia e pace siano correlate alla "conoscenza". Così siamo aiutati a penetrare la dinamica di una vita nello Spirito e secondo lo Spirito. Non si ama infatti che quello che si conosce! E qui la "conoscenza" non è di cose qualsiasi come una scienza umana. Si tratta di una conoscenza che ci è concessa dall'Alto, dallo Spirito, se però in noi c'è apertura a Dio, rinuncia alle passioni e quella purità di cuore che ci permette di "vedere" e di "gustare quanto è buono il Signore".Oggi, nella mia pausa contemplativa, chiedo allo Spirito Santo di abbandonare ogni superficialità nella mia fede, per arrivare a "conoscere" (e a gioire!) del fatto che Dio "ci ha donato i beni grandissimi e preziosi che erano stati promessi" perché diventassimo – dice ancora S.Pietro – "partecipi della natura divina". E che cosa significa questo dono inaudito, se non l'"essere sfuggiti alla corruzione che, a causa della concupiscienza, è nel mondo, diventando addirittura partecipi dell'AMORE che è il modo d'essere di Dio? E' questo amore accolto in noi, in opposizione all'egoismo e alla brama di possedere che genera corruzione, ciò che ci libera e ci realizza fin da questa vita.La voce di un autore del V/VI secoloGrazie alla benignità pacifica che è secondo Cristo, noi impariamo a non essere più in guerra con noi stessi, né fra di noi, né con gli angeli, ma a realizzare con essi le cose divine secondo la nostra possibilità, secondo la provvidenza di Gesù che opera tutto in tutti e che produce una pace ineffabile e predeterminata fin dall'eternità e che ci riconcilia a lui e attraverso di lui e in lui al Padre.Dionigi Areopagita

Mi eserciterò oggi nel chiedere: "Purifica, o Signore, il mio cuore. Dammi di conoscere Te e il tuo Figlio Gesù".Il desiderio-preghiera di GesùConoscano Te, o Padre, il solo vero Dio, e Colui che hai mandato, Gesù Cristo.


-->